In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un
digiuno. Si recarono allora da Gesù e gli dissero: “Perché i discepoli di
Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non
digiunano?”. Gesù disse loro: “Possono forse digiunare gli invitati a nozze
quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono
digiunare. Ma verranno i giorni in cui sarà loro tolto lo sposo e allora
digiuneranno. Nessuno cuce una toppa di panno grezzo su un vestito vecchio;
altrimenti il rattoppo nuovo squarcia il vecchio e si forma uno strappo
peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino
spaccherà gli otri e si perdono vino e otri, ma vino nuovo in otri nuovi”.
(Mc 2,18-22)

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COMMENTO:

Credo che nella vita di ognuno ci siano situazioni in cui si tratta di
rattoppare, oppure di indossare un abito nuovo, e poi di superare la
tentazione di mettere il vino nuovo ancora nei vecchi otri.

Posso ricordare tutto il travaglio di passaggio da prete diocesano a
piccolo fratello. Continuo come prete diocesano, metto delle toppe? … Poi
una settimana a Spello con Carlo Carretto e tre giorni di eremo all’eremo
S. Francesco mi hanno decisamente orientato per un abito nuovo, una camicia
più adatta con il colore di incontro con Gesù, di seguire Gesù di Nazareth,
una relazione d’amore con Lui (Sposo) più che un compito da eseguire o un
ruolo di prete di una religione da mettere in pratica … Certo, avrei potuto
anche mettere delle toppe, in fondo non mi riusciva poi tanto male la
pastorale con i giovani …

E poi tutto il lavoro, la fatica di vivere in fraternità e con la gente con
l’abito del discepolo di Gesù, mentre spesso mi capitava di usare otri
vecchi (modalità da prete più che da uomo vero, di obbedienza a leggi,
tradizioni più che a relazioni d’amicizia e somiglianza al Nazareno).

Ma grazie all’Amico Fedele quella fatica diventava un abbraccio dell’Amato.

Abito nuovo è anche quando ti succede di sentire un allenatore che dice al
giocatore giovane fuori campo: ‘ti metto in squadra, ti faccio giocare
perché sei buono’ … E invece leggere nel Vangelo: ‘Sono venuto per i
malati, ti metto nella squadra del Regno dei cieli proprio perché non sei
buono’.

E’ importante che tu riconosca che non sei buono, ma più importante che tu
riconosca che sei amato, Dio ti ama, proprio come sei e così puoi mettere
vino nuovo in otri nuovi, cioè amare come Gesù ama.

Quando l’Abbé Huvelin dice: ‘Ha fatto della religione un amore’, riconosce
che Charles de Foucauld ha attualizzato il Vangelo di Marco, in particolare
questo brano.

L’avventura (storia) di Dio con l’Umanità, con il Cosmo è un’avventura
d’Amore sponsale

“Noi abbiamo conosciuto e accolto l’amore che Dio ha per noi” (1Gv. 4,16):
questo è il cristianesimo, accolto e creduto, è credere all’amore che Dio
ha per noi. Se credi a questo amore e ti adegui a questo amore, vivi
un’umanità piena abitata dallo Spirito-Dio, ed è il senso di tutto il
cristianesimo e per questo c’è la gioia. (Fratel Tommaso)