RIVOLUZIONE DELLA TENEREZZA E DONO DEL MORIRE:

I DUE PILASTRI DEL PONTE DI BELLE RELAZIONI

Camera n° 124B, reparto riabilitazione intensiva spinale, Marco, ricoverato da più di 40 giorni dopo sfracellamento per caduta in montagna, -55 anni, parroco con tonalità di eremita, coltivatore amante della natura di cui ha tenera cura- fissa di tanto in tanto gli occhi su di me e poi al soffitto bianco, mentre sbriciola qualche parola con la sua bocca:

“È dura… Qui nessuno ci capisce niente… Oh, sei tu, bravo che...” E la parola si perde nel cuscino…

Silenzio…..silenzio pieno di mistero, avvolto di domande….e poi ancora silenzio di una mano posata leggermente sul braccio immobile di Marco, una mano che lascia scorrere il mio desiderio del cuore di lenire, di sommergere nella tenerezza tutto il suo essere (corpo, sentimenti, mente, il cuore stesso):  Silenzio d’incertezza del  come essere presente a lui…                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                         Oso sussurrare un passo di Etty Hillesum: “Io credo che dalla vita si possa ricavare qualcosa di positivo in tutte le circostanze, ma che si abbia il diritto di affermarlo solo se personalmente non si sfugge alle circostanze peggiori. Spesso penso che dovremmo caricarci il nostro zaino sulle spalle e salire su un treno di deportati” (una nave di immigrati)

Mi viene in mente il salmo 138: Dove fuggire dalla tua Presenza? Anche le tenebre per te non sono tenebre e la notte è luminosa come il giorno

Silenzio, silenzio ancora, ma amorevole, in cammino verso profondità dove è pace, dove spunta il fiore raro delle frontiere, o meglio del ponte, tra la morte e la vita, dove in filigrana s’intravvede il dono del morire, come transito a una vita nuova.

“Ma tu hai i tuoi impegni, mi dice con flebile e malinconica voce Marco, e devi andare… Spostami un po’ il braccio se puoi, ancora… ancora…”

Quell’ancora è lancinante, sarebbe la ‘tenerezza’ fatta presenza fisica continua?

Tenerezza è anche non trascinare, ma saper chiudere positivamente un tempo, un incontro, senza sbavature, senza finzioni, umilmente, riconoscendo e accettando i propri limiti senza sensi di colpa:

Anche nelle separazioni di matrimoni, nei divorzi e in altre rotture, è solo la tenerezza, che perdona e chiede perdono serenamente, a far morire il seme caduto nel terreno così che può germogliare a vita nuova.

Sussurro, ma vorrei che fosse silenzio: “Marco, parto per gli impegni che ho con la fraternità dove vivo, ma rimango con te con tutto il cuore, la preghiera…grazie che ci siamo visti, tenuti per mano…Che dono la vita anche ora. Verrò ancora…Ciao”

E dal letto, dal viso sul quale è scesa una lacrima: Ciao…Ciao…!

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La vita oggi è un duro mestiere, non solo nei casi come Marco.  In effetti regna l’individualismo segregante, i rapporti sono basati su fretta, insensibilità, mediati dall’idolo denaro, da  strumenti freddi, distanti pur avvicinando l’immagine e la voce, senza vera prossimità e ‘calore’ di sguardi, di abbracci o anche solo di mano data con delicatezza.

Si avverte con evidenza solare il bisogno di tenerezza per delle relazioni autentiche, serene. Ci vuole una rivoluzione pacifica ma robusta della Tenerezza come sensibilità, apertura all’altro, capacità di relazioni in cui emergano l’amore, l’attenzione, il non giudizio, la forza del perdono, la cura, la mitezza….

Non abbiamo vissuto in una cultura della tenerezza, dobbiamo riconoscerlo. Anche perché spesso tenerezza ha significato sentimentalismo, sdolcinatura, debolezza…

Ma Francesco, vescovo di Roma, prima uomo e fratello che Papa, esorta a non aver paura della tenerezza e richiama: «Quanto bisogno di tenerezza ha oggi il mondo!» (Omelia della notte di Natale, 2014).

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L. mi confida: “Quanto difficile accettare che mio marito ama anche un’altra. E parla proprio di amore, dice che è un amore profondo. Dice che vuole continuare con me, che io sono sua moglie, ma ama anche l’altra , un amore nato dal bisogno di lei di essere aiutata…. Mi ha tradita, mi tradisce?  Non so… non credo, ma com’è difficile accettare. È impossibile a me?”

Mi è venuto in mente Osea, il profeta invitato a sposare una prostituta e amarla teneramente…come Dio ama teneramente il suo popolo, Efraim…Sentite:

“…A Èfraim io insegnavo a camminare tenendolo per mano, ma essi non compresero che avevo cura di loro. Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d’amore, ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia, mi chinavo su di lui per dargli da mangiare.”

Che tenerezza, che forza di amore umile. femminile, materno, sponsale….

E nel profeta c’è l’immagine di Dio che ama, perdutamente il suo popolo prostituto e adultero: vuole attrarlo a sé, nonostante le sue infedeltà, vuole portarlo nel deserto, in un luogo appartato, per potergli parlare nell’intimità «cuore a cuore» (Os 2,16).

“Come potrei abbandonarti, Èfraim, come consegnarti ad altri, Israele?… Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione.”

Dio è talmente vicino agli uomini che la sua tenerezza vince sulla necessità di perseguire la giustizia e quella tenerezza permette alla creatura, alla(o) sposa(o) adultera(o) d’essere nuova creatura, Direi anche che questa tenerezza-misericordia permette a Dio d’essere Dio, la Misericordia o il Misericordioso, come lo chiamano anche i mussulmani. I buddisti…. Non c’è altro Dio che questo, ed è allora di tutti.

Senti, Lucia, ho letto nel Vangelo: Chi ama suo padre…il suo sposo, la sua sposa più di me non è degno di me, dell’Amore, della Vita, della Verità che io sono”

Non l’avevo mai capito, mi pare di capirlo con te ora in questa specie di morte-parto che stai attraversando. È la tenerezza che genera vita, che fa rifiorire l’amore.

Amare Gesù, l’Amore Uomo-Dio, più del padre, più dello sposo è amare lo sposo d’un amore di tenerezza, di misericordia al di là di tradimento o no, di colpa o no…in completa gratuità, come Il Padre-Madre ci ama

E tutti gli amori umani non sono che un contrappunto di questo Amore-Tenerezza-Misericordia.

Per questo Marco, Lucia…. Antonio, invitato a dire con verità e gioia ‘Amico’ a chi ti ha calunniato, offeso; per questo Annarita che, passata a un’altra chiesa avverti il giudizio disprezzante di tanti, per questo Andrea che credi il vicino di casa in torto circa l’uso del terreno comune e ti arrabbi….

Teniamo salda la nota della Tenerezza-Misericordia, teniamola come prima, fondamentale e perseverante nota del canto che è la Vita proprio nel morire.

Allora tutti gli amori, tutta la legge, tutta i comandamenti, tutta la religione, la liturgia…tutto sarà solo piccoli, anche se importanti, passi di danza del contrappunto della nota fondamentale: Tenerezza e Misericordia, dono del morire passando a vita nuova, cioè Dio

E per ‘rimanere’ in Lui, nella Tenerezza-Misericordia, ecco che cosa ci dice Francesco al n° 88 dell’Evangelii Gaudium

…Nel frattempo, il Vangelo ci invita sempre a correre il rischio dell’incontro con il volto dell’altro, con la sua presenza fisica che interpella, con la sua gioia contagiosa in un costante corpo a corpo. L’autentica fede nel figlio di Dio fatto carne è inseparabile dal dono di sé, dall’appartenenza alla comunità, dal servizio, dalla riconciliazione con la carne degli altri. Il Figlio di Dio nella sua incarnazione, ci ha invitati alla rivoluzione della Tenerezza….”

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Buon Natale in una rigogliosa rivoluzione della Tenerezza in tutti gli ambienti, in tutti i tempi per relazioni belle e gioiose

                                                                 Tom