Per ritrovare e rinnovare gli abbracci.

Cosa mi è mancato?  Come devo dirlo?   Non so, ma ci provo cercando di evitare parole vuote.

Mi è  mancato il cibo?  No.  Il tempo di….?  Lo spazio  ?   Le camminate?  La visita ai malatti, alla casa di riposo?   Il ritrovasi con i  parenti ? con gli  amici?

Certo, quanti ‘vuoti’ ho sperimentato, alcune ‘cose’ mi sono mancate in questo tempo del coronavirus. Ma ad esser sincero sono o siamo stati  dei privilegiati essendo una piccola comunità in campagna, avendo poruto vivere rapporti familiari di lavoro in casa e nell’orto, nella calma,  insieme a momenti di preghiera, di dialoghi approfonditi, di silenzi non vuoti, bensì  intrecciati di fili sottili di comunicazione, di compassione con gli amici di Betania, con i malati di Covid-19 e morenti senza accompagnamento, con i parenti dei malati senza poterli accompagnare .

Ma che fatica non dare la mano, che ‘mancanza’ (‘peccato!) il non abbracciare mai….

Ecco che cosa mi è mancato:  L’abbraccio fisico!

 

Siamo fatti per abbracciare, come siamo fatti per pregare.  Oso affermare che tutti pregano, anche chi dice di non credere, chi non ha una religione. Ricordo una frase del tempo della ‘Cattedra dei non credenti’ nel Duomo di Milano: “Sono un non credente, ma sono uno che prega”.

Abbracciae è un’esigenza vitale, direi un bisogno essenziale, una nostalgia. Esigenza, bisogno, ma soprattutto nostalgia  di conoscenza dell’altro, di dare e ricevere, d’incontro comunionale, di fusione (non confusione!) che ti fa Uno nel rispetto della differente identità.

Nostalgia, perchè forse veniamo da una Unità in cui c’è una misteriosa relazione di tanti; credo anche che siamo in cammino verso una Fraternità universale, verso una  Relazione comnionale fra tutti, la cui nota di fondo è ‘Unità  arcobalenica”.  Mistero di fede, mistero del Cosmo, mistero di Dio.  Chiamerei questo Mistero:  Vera realtà in dimensione ‘spirituale’, in dmensione  o forma ‘olre’ o ‘nuova’, ‘eterna’, ‘energetica’.

Dimensione o forma o ‘dimora’ (in senso evangelico) di fronte alla quale la mente è chiamata a inchinarsi umilmente e tacere, così i sensi, i sentimenti. Solo quello che i mistici di tutte le religioni chiamano il ‘cuore’ può in qualche modo  percepire, intuire e, rimanendo sulla soglia, aprire la porta e intravvedere la Luce del  ‘Giorno eterno’.

 

Il mondo non è comprensibile, ma è abbracciabile.  L’altro non è pienamente compredsibile, ma abracciabile; Dio non è comprensibile, ma abbracciabile; io stesso non sono compresbile, ma abbracciabile.                                                                                                                                                   ‘Siamo angeli con un’ala soltanto e possiamo volare solo restando abbracciati’. (Anonimo, riportato da Tonino Bello).

Siamo fatti per abbracciare. Lo dico per tutta l’umanità, ma tenendo conto in particolare della culura latino-mediterranea a cui appartengo. C’è un abbracciare di intenzione, metaforico, simbolico (non per questo meno reale), e dice tanto del vivere umano.  Espressioni come: ‘ abbracciare il dolore, abbracciare il  male, abbracciare il quotidiano, dicono un modo di relazionasi con tutto e tutti che orienta e da colore al vissuto.                                                                                                                                                   Ma è l’abbracciare fisicamente che mi è mancato.

L’abbraccio, come la preghiera e oserei dire come la musica o ogni arte in genere, è il ‘segno’, il ‘sacramentale’, cioè segno concreto carico dell’anelito del cuore, dell’intenzione pofonda, dei bisogni più vitali, della nostalgia di Relazione bella , armoniosa, gioiosa.

L’abbraccio  è ‘il gesto’ , il ‘luogo’, ‘il momento’ più significativo, più naturale e completo di tutti i veri bisogni fondamentali, di tutte le situazioni di ‘riuscita’, di ‘incontri belli’, di ‘pace nella riconciliazione’, di ‘esultanza’ per la gioia di tutti.   Per questo si potrebbe dire che abbracciae un’altra persona, abbracciare un animale, abbracciare un albero, abbracciare il mondo, è il linguaggio più completo dell’anima e del corpo.

C’è l’abbraccio del Padre al figlio che ritorna; della figlia, rimasta più di un anno prigioniera dei rapitori, alla mamma e al papà;  della mamma che abbraccia il bimbo appena nato, del vincitore di una gara ai suoi amici, all’allenatore; l’anbbraccio dell’innamorato alla sua bella, della vittima che ‘per-dona’ colui che le ha fatto del male….

Ogni avventura  drammatica o serena, ogni cammino, ogni situazione che porta le persone ad incontrarsi si esprime, ha il suo compimento in un abbraccio. E quando questo non è possibile, come ora per il coronavirus, è ‘ciò che più ci manca’ , diciamo: ‘Che peccato’!,  e davvero ne soffriamo.

 

Ma come c’è preghiera e preghiera, così c’è abbraccio e abbraccio.                                                    C’è la preghiera di parole vuote (“Non chi dice Signore, Signore…”) ci sono gli abbracci solo fisicità senza ‘spirito’, che solo fa vivere.

Ho sperimentato che nell’abbraccio, come nella vita, c’ è da comportarsi come  pellegrini, cioè in cammino, non proprietari, ospitati e ospitanti, condotti da tre parole-onde interiori: permesso, grazie, scusa.   L’abbraccio  vero non ‘mangia’ l’altro, si nutre dell’altro, ci si nutre reciprocamente; l’abbraccio non è mai distruzione né invasione dell’altro, non è possesso dell’altro.

L’abbraccio è corpo a corpo, più o meno intenso secondo le emozioni, che porta ad anima ad anima, pensiero a pensiero, spirito a spirito nel rispetto dell’alterità che non divide, bensì da valore all’insieme di due persone, moltiplicando la comunione a tutti i livelli

L’abbraccio è il passo fondamentale del per-dono, dice la gratuità come fondamento basilare del vivere veramente umano in pienezza.

Un abraccio dove non c’è accoglienza, dono e per-dono non è e non porta a Libertà e Verità-Amore.

L’abbraccio è ‘personale’, è sempre unico e nuovo ogni volta, è realtà viva, non giudicabile dall’esterno, è  luogo di apprendistato, è anche questione di educazione del cuore, s’impara in cammino. E’ abbracciando che s’impara ad abbracciare.

Ho anche sperimentato che l’abbraccio libero, liberante, fusionale senza confusione, gioioso e pacificante  può avvenire quando si è imparato a lasciarsi abbracciare.

 

Siamo un abbraccio in cammino!

 

Qualcuno ha detto: Impossibile abbracciare Dio:

Ci può essere del vero.  Ma anche questo s’impara.

Sentire di esser toccati nel profondo, magari in Silenzio,                                                                                    dall’abbraccio di Dio,  allora provi la gioia di abbracciare Lui                                                                            nell’abbraccio di ogni vivente, dei piccoli, dei sofferenti,                                                                  abbacciando il cosmo.

Ogni vero abbraccio, come ogni preghiera vera, è personale tra due persone, eppure  è toccare in profondità, è incontro armonioso, è relazione di pace e gioia con tutto e tutti,  ed è  nello Spirito (Dio) che abbraccia l’universo.

 

Un tenero abbraccio a te

Tom