Alla ricerca della propria identità

 

Chi sono? Quale la mia vera identità?

Non si può rispondere senza tener conto immediatamente di almeno due altre domande:

Chi è al centro dell’avventura che sto o, meglio, che stiamo vivendo?

Chi è l’altro, ogni altro vivente per me?

 

L’individualismo odierno, forse più sfrenato che in altri tempi: Io al centro, i miei bisogni, il mio compimento, la verità si esaurisce in me …Sono affermazioni devastanti, via di violenza, di tristezza mortale, di buio nella ricerca dell’identità personale, sociale, religiosa.

La società attuale digitale, consumistica, adorante del dio denaro soffia sul fuoco dell’egoismo individuale, sulla tendenza di ognuno a mettersi al centro, ad essere autoreferenziale e chiudersi su sé stesso invece che aprirsi a una coinvolgente relazione con gli altri, con il creato.

(Le righe seguenti sono descrittive, chi legge faccia attenzione a non cadere in sensi di colpa, perché sono ‘generali’ e  non intendono giudicare nessuno, ma risvegliare la persona a possibili cambiamenti…)

Qualche segno di persona autoreferenziale:

Una presenza di controllo in ogni situazione, con tendenza a giudicare l’altro.  Di qui lo sfascio di famiglie, di comunità, il fallimento educativo….

Vedere l’altro (nel lavoro, nella vita comunitaria, nella società, …) come intruso, come rivale o nemico. Di qui ogni divisione, il razzismo, la vita come lotta contro tutto, le guerre…

Non dialogo, e questo per almeno due punti deboli:

  • Non saper veramente ascoltare. Uno dei motivi di non ascolto è che, inconsciamente spesso, la mia idea, la mia posizione è quella giusta, non ce n’è un’altra, quindi non faccio posto all’altro. In aggiunta c’è spesso la paura di dover cambiare
  • Non presentare, con sincerità e chiarezza, all’altro o in riunioni di gruppo, ciò che si pensa, ciò che si vede. E questo per paura, per timidezza o nascosto orgoglio che coincide con la poca stima di sé, o anche per trarne vantaggio.

Allora sono portato a lamentarmi dell’altro se non anche incolparlo e, per quanto riguarda incontri o riunioni fatte, sono deluso perché non è passata la mia ‘verità’.

In tutte queste situazioni la persona, generalmente, non fa che provare rabbia, tristezza e aggressività verso tutti e tutto, anche verso sé stessa…fino anche alla depressione.

A quel punto, nella ricerca di rimedi, il rivolgersi ad appoggi in sé buoni -psicologo, pellegrinaggi, esercizi yoga…- può aiutare, ma guai affidare solo a loro la ‘guarigione’. Non ci sono palliativi al cammino di libertà, di ricerca della propria identità, di pace interiore e nella vita quotidiana.

 

Ma chi sono veramente? Chi è l’altro? Che fare?

Forse il primo passo sta proprio nel lasciar emergere queste domande.

Si tratta allora di fermarsi, meditare, lasciar che salga dall’interno, dalla base di me, dove avverto che coabito con Qualcuno che misteriosamente è una cosa sola con me….

Fermarsi -20 minuti al giorno!?-, sostare interiormente ogni tanto durante la giornata, mi dà la possibilità di cambiare veduta, di guardare il mondo, me stesso con occhi nuovi, che vedono più a fondo e lontano.

 

L’identità di una persona non è oggetto da ammirare, da trovare nello stretto cerchio di sé stesso o frutto ereditario o di appartenenza a Religione, Stato, Tradizione, Terra…Né è bloccata in situazioni di ‘male’, di errore nel mirare al bene, di debolezza (situazioni chiamate anche ‘peccato’; vedremo meglio in seguito). No, niente di tutto questo.

È in relazione che si può cogliere chi sono; la vera identità si scopre in un cammino di relazione con l’Universo, in particolare relazione con l’altro umano, che rivela la mia identità.

È un cammino da ‘coltivare e averne cura’.   ‘Take care’, diceva don Milani

E saprò che la relazione con il Cosmo, con il Mistero (potremmo anche chiamarlo l’Altro, Spirito, Energia…), con ogni altro richiede, come detto, clima di ascolto, di meditazione.

L’ascolto più attento e portatore di frutti avviene in silenzio, seduti ai piedi del Maestro interiore, dello Spirito che è nella tenda interiore o ‘sancta sanctorum’, la parte mia più segreta (“Chiudi la porta e prega nella tua stanza e il Padre che vede nel segreto…”).

 

Ecco ciò che ci manca, che manca, oggi, a tante persone, a tanti che si credono credenti nelle varie religioni, al mondo sociale, politico, a tanta pastorale nelle Diocesi e parrocchie: 

Fermarsi, Silenzio, Ascolto del Mistero che ci avvolge, che è ascolto dello Spirito che abita in ognuno.

 

È partendo di lì che mi apro a un vero ascolto dell’altro, in particolare del grido dei poveri, degli scartati, emarginati. Mi apro anche a un ascolto trasformante del grido della Terra, della Natura o Creato, e diventa l’ascolto di me stesso, delle mie origini e del mio fine.

E solo un vero ascolto di ogni altro sarà il segno che la meditazione, lo yoga, la preghiera che pratico non sono mero esercizio esterno, ma inabitazione di Silenzio-Dio.

Detto in altre parole: se quest’ascolto mi porta a ‘togliermi i sandali di fronte alla terra sacra di ogni altro’ (E.G.), inizio a comprendere chi sono, a scoprire la mia identità, la mia ‘vocazione’ e ‘missione’.

Se poi, illuminato dalla meditazione profonda, dall’ascolto della Parola di Dio che è la Natura o Creato, dal grido dei poveri, dalla Parola rivelata nelle varie Religioni, arrivo a visceralmente comprendere che siamo tutti in relazione, che io esisto solo in relazione, allora posso imparare ‘come’ vivere le relazioni. Posso riconoscere che esisto non da me stesso e posso risvegliarmi a capire che non esisto e non vivo per me stesso, anzi c’è da morire a sé stesso per vivere.  (‘Chi vuol seguirmi…rinneghi sé stesso, prenda la sua croce’…)

 

Se sono fedele (è l’impegno più difficile) in questo cammino di ascolto silenzioso e, come cristiano, ascolto e medito il Vangelo che mi fa conoscere Gesù Cristo, Uomo vero che rivela Dio, allora posso cogliere da dove vengo, posso sentire che sono un tesoro (anche se fragile e non ben inscatolato), che ogni altro viene dall’Unica Origine ed è ‘terra sacra’. E soprattutto posso respirare che sono amato gratuitamente e, allora, anch’io posso amare gratuitamente.

Scoprendomi amato mi lascio ‘ferire’, nella relazione con gli altri umani e con il Creato, dal grido di sofferenza, di disperazione e tristezza, e appariranno dei tasselli essenziali della mia identità, che sono compassione e misericordia, e non le prime reazioni egoiste…. (“Siate misericordiosi, come il Padre è misericordioso”)

 

Allora forse, nella relazione con l’altro, non mi lascio bloccare dalla paura della diversità, e, nei limiti, nelle delusioni, nelle tempeste della storia, non perdo la fiducia, né smarrisco il vedere positivo…Così scopro un altro tassello basilare della mia identità, quello di credente nella Vita, nonostante tutto, oltre tutte le percezioni razionali.

 

Chi sono? Quale identità? Quale DNA?

Un credente nella Vita, un dono per gli altri, per me stesso, per Dio, nella gioia.

 

“Solo ciò che è donato gratuitamente è vivo, fa vivere ed è vita eterna”

 

P.S.- Ma io sono uno che normalmente non agisce secondo la sua identità piena, sono ‘peccatore’… Alla prossima volta, per continuare sulla strada dell’essere dono, del per-dono.

 

TOM