All’entrata dell’Eremo-Fraternità Betania, abbiamo scritto:

NON TEMERE  

PICCOLO POPOLO DI BETANIA,

PICCOLO POPOLO ITALIANO,

PICCOLO POPOLO TERRESTRE

UN BENE – non sappiamo neanche come chiamarlo – OPERA,

SIA CHE DORMIAMO, SIA CHE VEGLIAMO,

NELLE RADICI DELL’UNIVERSO E DELLA STORIA.

NON LASCIAMOCI RUBARE LA SPERANZA

Credo che stiamo vivendo sul pianeta terra, un cambiamento, una evoluzione epocale, se non un’Era nuova.

Il CORONAVIRUS arriva come ‘segno’, per chi sa leggere i segni dei tempi, e ci costringe a ripensare la nostra vita. Che orientamento diamo e sotto quali protezioni la mettiamo? (beni economici con disastri ecologici, razzismo come protezione dall’immigrato, strumenti digitali che ti isolano in un mondo virtuale)?

Potenti, credendoci con la scienza e la tecnica capaci di tutto; Superbi e violenti per uno stile di vivere che distrugge la natura (disastri climatici) e schiaccia i poveri e i popoli (alimentazione di guerre con vendita di armi, oltre a motivi di religione ed economici); Individualisti e razzisti in  difesa di identità basate su privilegi rubati, su un pezzo di terra ‘sacra’ mentre quella dell’altro non lo è, su ‘tradizioni e su ‘regole’ dettate da interessi, non  da diritti universali……

Basta un piccolo virus per farci riscoprire:

  • fragili, provvisori, tutti vulnerabili e l’avevamo scordato;
  • interconnessi, -la mia vita dipende dalla tua e dalla natura. E non ne tenevamo conto;
  • bisognosi degli altri, ma pensavamo di poter fare da soli. 

Quello che non siamo capaci di rinnovare, di cambiare per salvare il pianeta da un disastro ecologico, quello che non riusciamo a capire che il razzismo, il rifiuto dell’altro è un disastro umano; quello che il mondo virtuale dei media, pur nel suo positivo apporto, ha offuscato di bella relazione fisica, di contatto reale, il CORONAVIRUS lo sta proponendo, lo sta indicando a modo suo.

È un insegnamento duro, doloroso, che fa paura. Si, fa paura e mette in evidenza le paure che portiamo dentro: paura di mancare del necessario (corsa ai supermercati) paura dell’altro che mi contagia, paura della morte, di perdere la vita; e questa paura innesca davvero nella nostra vita un processo di morte.

In questo tempo di quarantena bisogna resistere.

Resistere può voler dire intanto accettare tutte le indicazioni che ci sono date e metterle in pratica con serenità, con saggezza, con fiducia nella Vita che circola, silenziosa, ovunque.

Resistere può voler dire ‘accogliere’ questo ‘segno’ -coronavirus- come un’opportunità che ci costringe a ripensare la nostra vita, su che valori la fondiamo e la portiamo avanti.

Diceva un certo Gesù: “Non di solo pane vive l’uomo…’, ma di Parola di Vita, di bella relazione con ogni altro, di amicizia, di cura dell’altro e del proprio io interiore….

Siamo obbligati a evitare il contatto con l’altro per paura di contagio, siamo chiamati a un autoisolamento, siamo chiamati a perdite in tutti i sensi…e fa paura!

Ma tutto questo sarà un bene se ci fa prendere consapevolezza di una fondamentale verità della vita, che il Vangelo mette in evidenza: la vita la si salva solo se la si sa perdere, solo se è donata e non imprigionarla nelle ricchezze, nelle varie sicurezze fallaci, nell’ego dominante.

La vita è fatta per danzarla anche davanti alle porte della morte, che è passaggio alla Vita.

Allora il non poter toccare l’altro diventa un’opportunità di non accettare l’isolamento per paura di perdere la vita, ma ‘distanza’ per comunicare con gli altri a un livello più profondo, più sottile, evitando così bisogni egoistici e superficiali, e per cura attenta e umile dei malati, dei bisognosi.

Abbiamo chiuso le frontiere agli immigrati, allo ‘straniero’: ora siamo noi appestati e stranieri e ci chiudono le frontiere… (sul giornale di oggi: L’Austria chiude le frontiere agli italiani) …

Opportunità per riscoprire un sangue umano che ci fa tutti davvero fratelli e sorelle, tutti della stessa ‘Origine’, tutti ‘terra sacra’ davanti alla quale togliersi i sandali.

Questa ‘calamità-oscurità’ -coronavirus- diventa ‘kairos’ ‘tempo favorevole’, ‘via di luce ‘ se riusciamo a cogliere il messaggio che proprio nella difficoltà, proprio nelle ‘tragedie’ è nascosto il tesoro di una fraternità universale e ci lasciamo guidare dal solo comandamento che è per tutti gli umani. Ama il prossimo come te stesso. Comandamento portato a compimento dal Cristo: Amatevi come io vi ho amati!

Qui all’Eremo-Fraternità Betania avvertiamo, come tutti, la stessa fragili e insicurezza che questo tempo ci trasmette e ci conforta sentirci nella stessa barca dei vicini, di ogni umano che cerca la Vita, perché solo insieme ‘ci si salva’.

Lo scritto all’entrata di Betania termina così:

NON È QUESTIONE DI CREDENTI O NON CREDENTI

MA DI SAGGEZZA O NON SAGGEZZA

SAGGEZZA È ATTENERSI ALLE DIRETTIVE

PER IL BENE COMUNE, CON SERENITA’,

CON FIDUCIA NELLA VITA-SPIRITO-PROVVIDENZA

E chissà che dalla bocca e dal cuore possa anche uscire: GRAZIE!

                                                                                             Fratel Tommaso