In quel tempo, mentre andava via, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo,
seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo
seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e
peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo
ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro
mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i
malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non
sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i
peccatori». Mt 9,9-13

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Quando Gesù dice che Dio non vuole che gli siano offerti sacrifici, ma che
vuole che siamo compassionevoli, ci sta indicando che il culto che lui
desidera non è il sacrificio rituale, ma quello esistenziale: l’offerta
della propria vita. Come si legge nell’Antico Testamento, i giudei di
quell’epoca davano culto a Dio offrendogli alcuni animali, che
sacrificavano sopra grandi pietre o altari. Nel Nuovo Testamento Cristo
invita ad abbandonare questi riti e a mettere noi stessi sugli altari,
offrendoci in sacrificio per gli altri.
Questo è precisamente il significato dell’eucarestia ed assumerà questo
significato se saremo disposti a viverla con questa logica di offerta.
Pablo de la Amistad