In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo
fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se
non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia
risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro,
dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te
come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in
cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno
d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela
concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in
mezzo a loro».(Mt 18, 15-20)

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In occidente abbiamo generato una società così individualista che oggi si
considera un’ingerenza intollerabile qualunque commento sul comportamento
altrui.
Il consiglio fraterno di cui si parla in questo vangelo, è oggi un
comportamento poco abituale. Chi sono io – diciamo malinterpretando il
vangelo – per giudicare il mio prossimo? Così permettiamo che il nostro
prossimo commetta degli errori, perché viviamo basandoci non sul rispetto,
ma sull’indifferenza. “Dov’è tuo fratello?” – la domanda di Dio a Caino – è
quella che oggi si dovrebbe porre con maggiore forza.
Pablo de la Amistad