In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagòga, entrò nella casa di Simone. La
suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei.
Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si
alzò in piedi e li serviva.
Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie
malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li
guariva. Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di
Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che
era lui il Cristo.
Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo
cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne
andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona
notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato
mandato».
E andava predicando nelle sinagòghe della Giudea. (Lc 4, 38-44)

|||

Impose le mani sopra ognuno di loro e li guarì, ci dice il vangelo. Il
gesto di stendere le mani per guarire, benedire, infondere pace e amore è
universale: tutte le tradizioni religiose lo usano nei propri riti e culti,
ed anche la tradizione cristiana. Di fatto non c’è sacramento della Chiesa
che non preveda questo gesto. Nel battesimo, nella confessione,
nell’ordinazione sacerdotale, nel matrimonio, nell’unzione degli infermi,
nella cresima e, naturalmente, nell’eucarestia il sacerdote stende le sue
mani per consacrare, perdonare e benedire i fedeli in nome di Dio.
Pablo de la Amistad