Pubblicati da Sandro Bertolotti

Vangelo 05.08.2021 (Mt 16, 13- 23)

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo. Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». ||| COMMENTO. Alla domanda di Gesù ‘Cosa dice la gente di me?’ i discepoli riferiscono risposte che riguardano profeti del passato, non hanno colto chi è il Figlio dell’Uomo. *Ma voi, chi dite che io sia? *Naturalmente è Pietro a rispondere, sempre primo nel bene e nello sbagliare l’obiettivo, ma con sincerità di cuore, che gli permetterà sempre di seguire Gesù fino in fondo. E Pietro di slancio fa l’affermazione veramente nuova per la folla e anche per i discepoli: *Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente*. Non sei uno dei soliti profeti, non sei solo il figlio di Davide, Tu sei il Messia, l’Unto del Signore Tu sei il Figlio del Dio. Beato te, gli dice Gesù, beato perchè te lo ha rivelato il Padre mio; beato tu figlio di Giona, del profeta ribelle, testardo come te, ma capace di conversione. Ti do un nome nuovo più corrispondente a quello che sei. Tu sei Pietro cioè un sasso, un mattone vivente. Per la costruzione della mia Chiesa sulla Pietra (Roccia) che sono io tu sei il primo mattone, la prima pietra del nuovo popolo di Dio. *A te darò le chiavi del regno…’*Gesù non è venuto a portare nuove leggi, nuovi poteri, è venuto a ‘compiere’. E portare a compimento è servizio d’Amore. E’ venuto Gesù di Nazareth a dare le chiavi, qui a Pietro e più avanti a tutti i discepoli, per legare e sciogliere. Stupenda questa ‘grazia’ o chiave di legare il male, o meglio, di far sì che sia a servizio del bene, come la chiave di aprire le porte del per-dono, di essere esperienza di trasfigurazione anche nelle realtà più squallide, più bloccate dell’uomo. Nessuno tolga a Pietro le chiavi di ‘confermare nella fede’ e di ‘presidenza nella carità’ dalla ‘cattedra di servizio d’Amore’. Né mi capiti di togliere a me stesso la chiave di sapermi perdonare, di saper riallacciare relazioni con chi mi contrasta, di lasciar parlare lo Spirito in me che, nonostante tutto, riconosce Gesù Cristo come Signore della mia vita, come Fratello e Amico. Questa chiave del legare il male, di sciogliere i nodi è servito a Pietro è prima di tutto per se stesso e poi per gli altri, per i suoi fratelli nella fede e nella carità. Perché, come a Pietro, ci può capitare di proclamare Gesù figlio del Dio vivente, Gesù Cristo Messia in situazioni di prosperità, di ‘tutto va bene’….e poi, come Pietro, non riconoscere Gesù Messia nelle ‘croci’ di sofferenza, di ‘rifiutato’ dagli amici, dagli stessi vicini; non riconoscere Gesù Messia nello ‘scartato’ dalla società del denaro, dalla religione con i suoi principi, con le sue leggi che ‘condannano’ chi non le pratica alla lettera..*..Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo. *Come? Pietro che ha appena proclamato che Gesù è figlio del Dio vivente è ‘satana’. Si, proprio lui, proprio colui che sarà il primo vescovo di Roma e come tale Papa: satana! Che non è una persona, ma un modo di pensare, di relazionarsi o meglio scontrarsi con gli altri, con il Dio di Gesù di Nazaret, il Dio servo per Amore, il Dio primo dei fratelli tutti, ritrovati fratelli proprio risorgendo vivo nel dare la vita per loro su una croce. E Pietro segue Gesù ancora a tentoni, a incomprensioni e rinnegamenti, ma umilmente, e imparerà (e anche noi) anche con le lacrime a ‘pascolare le pecore di Gesù Cristo’ come le pascola Lui stesso. (fratel Tommaso)

Vangelo 04.08.2021 (Mt 15, 21-28)

21Partito di là Gesù si diresse verso le parti di Tiro e Sidone. 22Ed ecco, una donna Cananea, che veniva da quelle regioni, si mise a gridare: Pietà di me, Signore, Figlio di Davide, mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio. 23Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i discepoli gli si accostarono implorando: Esaudiscila, non vedi come ci grida dietro. 24Ma egli rispose: Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele. 25Ma quella si avvicinò e si prostrò davanti a lui dicendo: Signore aiutami!. 26Ed egli rispose: Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini. 27È vero Signore, – disse la donna – ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni. 28Allora Gesù replicò: Donna davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri. E da quell’istante sua figlia fu guarita. ||| COMMENTO Gesù ancora una volta va verso regioni ‘pagane’, cioè non di religione ebraica, ma per Matteo non le raggiunge. E’ la donna cananea, cioè di quelle regioni di altra religione, che viene verso di Lui. *Si mise a gridare: Pietà di me, Signore, Figlio di Davide. *La donna prega gridando. La preghiera dei poveri, la preghiera di chi sta cercando davvero il Signore comincia normalmente con un grido, in cui c’è non rabbia ma sfogo di sofferenza, come di un bambino che ha un problema e grida aiuto alla madre o al padre. E l’espressione di questa donna pagana, lontana è straordinaria, come nessuno in Israele, nessuno dei discepoli fino ad ora si è espresso:* Pietà di me, Signore, Figlio di Davide*. Chiedere pietà è chiedere grazia, è chiedere misericordia, è andare diretto al cuore di Dio, Padre di Misericordia. Mi richiama il mantra o ritornello del Pellegrino russo, della spiritualità dei monaci e cristiani orientali: Signore Gesù abbi pietà di me. La preghiera, il gemito del popolo di Israele nel deserto, la preghiera del figlio prodigo, la preghiera del cieco. La cananea, una pagana chiama Gesù Signore, figlio di Dio e figlio di Davide, cioè figlio dell’Uomo, Uomo-Dio; Tu puoi farmi grazia, Tu puoi liberare mia figlia dal male. E insiste anche dopo il silenzio di Gesù, insiste adorando, come han fatto i re magi, come fa il centurione romano in un atteggiamento di rispetto, di totale abbandono. Sorprendono le parole di Gesù: *Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini.* Se prendiamo queste parole più rivolte ai discepoli che alla donna e se teniamo conto che i discepoli in fondo dicendo ‘esaudiscila’ desiderano che sia allontanata perchè da fastidio, allora possiamo chiederci chi sono i veri figli e chi i cagnolini del Regno di Dio. Forse i figli sono proprio i lontani (il prodigo) e i cagnolini il popolo eletto (quello rimasto in casa senza però conoscere veramente il Padre).* È vero Signore, – disse la donna – ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni. *La risposta della coraggiosa donna diventa così un’affermazione della volontà di Dio, del Dio di Misericordia verso tutti, figli naturali o cagnolini (secondo una classificazione mondana sociale o religiosa). Gesù probabilmente nella sua missione terrena ha voluto rimanere nel ristretto territorio di Palestina, nel piccolo, ma ha affidato ai discepoli di universalizzare la Misericordia del Padre, la chiamata alla figliolanza piena con Dio, alla bella fraternità fra tutti. E Gesù si meraviglia della fede di questa cananea. È la fede di colui che è lontano che improvvisamente però sembra accendersi; è la fede di chi è non praticante, è la fede di chi spesso secondo i canoni della religione, non ne ha diritto. Mentre forse chi è del giro religioso tanto da esserne anestetizzato, chi è in situazione ritenuta di privilegio d’essere cristiano (ma per Gesù non ci sono privilegi), proprio non avverte dentro di sé questo accendersi improvviso della fede. Signore, aumenta la mia fede. (fr. Tommaso)

Vangelo 03.08.2021 (Mt 14, 22-36)

In quei giorni, dopo che ebbe saziato la folla, Gesù ordinò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull’altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù. La barca intanto distava già qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario. Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare. I discepoli, nel vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: “È un fantasma” e si misero a gridare dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro: “Coraggio, sono io, non abbiate paura”. Pietro gli disse: “Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque”. Ed egli disse: “Vieni!”. Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma per la violenza del vento, si impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: “Signore, salvami!”. E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”. Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: “Tu sei veramente il Figlio di Dio!”. Compiuta la traversata, approdarono a Genesaret. E la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati, e lo pregavano di poter toccare almeno l’orlo del suo mantello. E quanti lo toccavano guarivano. ||| COMMENTO. Invito ancora a leggere e meditare il Vangelo – ormai dovremmo essere abituati – non come una semplice cronaca, ma tenendo conto dei significati simbolici di tante parole sia nella lingua in cui è stato scritto il testo (lo fanno gli esperti) sia nella lingua nostra, fidandoci delle traduzioni anche non ufficiali. Prendiamo oggi solo alcuni spunti. Abbiamo a che fare di nuovo con il mare, la barca e l’altra sponda o l’altra riva. Gesù deve ordinare (comandare) ai discepoli di raggiungere l’altra riva; ricordiamo che l’altra sponda è sempre un andare verso ‘i pagani’, quelli non di Israele. I discepoli non sono d’accordo, non capiscono ancora che il messaggio d’amore che Gesù porta è per tutti, è universale, ma soprattutto non comprendono ancora che colui che stanno seguendo, il giovane venuto da un paese senza fama, un uomo che cura i malati, raduna tanta gente, parla loro di un Dio misericordioso e Padre, un Dio diverso dalla religione ufficiale, proprio Lui è di condizione divina. Sappiamo noi oggi cogliere il messaggio universale del vangelo? Sappiamo come cattolici interconnetterci con i credenti delle varie religioni e anche con i non credenti alla maniera di Gesù del Vangelo? Accettiamo che ci mandi ‘nelle periferie del mondo’, non per fare proseliti, ma per offrire amicizia e fraternità alla mensa di tutti fratelli , una mensa in cui Gesù cosmico, primo dei fratelli, è Via a diventare fratelli in pienezza?. *Nel vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: “È un fantasma”. *Camminare sulle acque, attraversare le acque d’un mare (rosso o di Galilea), chi può farlo se non uno di condizione divina? Sarebbe Lui, Gesù, figlio di Dio? No! *E’ un fantasma. *E subito Gesù li incoraggia, parla a loro da amico pur dicendo quel ‘Io-sono’ che sottolinea chi è veramente, cioè Dio. E Pietro sempre lui, entusiasta ma testa dura e tentatore: Se sei Tu, (Anche satana nelle tentazioni: se sei Tu…gettati, gli angeli ti porteranno…) comanda che io cammini sulle acque come Te. Che pretesa! Chiede un miracolo, un segno. Gesù lo ascolta. Ma anche a Pietro, come a tutti, solo il segno di Giona, solo l’attraversare con Gesù la passione, la morte e risorgere toglierà il velo e vivrà per la sua fede. Per ora affonda e proprio allora viene afferrato da Gesù che lo riporta sulla barca. Meraviglia dei discepoli, meraviglia nostra: proprio nei momenti in cui affondiamo, in cui ‘tutto va storto’, in cui siamo in depressione, proprio lì il Signore, l’Amico ci porge la sua mano. Ci lasciamo portare in salvo? Si, ma occorre che anche se dubitiamo, se lo riteniamo un fantasma, abbiamo almeno un po’ di relazione con Lui, lo seguiamo anche senza capire tutto, ognuno con il suo carattere, con le sue lacune e pregi, ma in ascolto e un pò di disposizione a cambiare, a imparare da Lui l’Amore. (fratel Tommaso)

Vangelo 02.08.2021 (Mt 14,13-21)

Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini. ||| COMMENTO. Un banchetto molto diverso da quello di Erode, ristretto, per gli amici (?) di potere, la folla esclusa, non invitata.* I discepoli gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare»* Matteo come nel raccontare il banchetto di Erode così in questo racconto dei pani condivisi con la folla non fa una cronaca ma ci offre dei messaggi forti per la sua comunità di allora e per noi oggi. C’è la folla, il popolo, e Gesù non li congeda, non li manda via a comprarsi da mangiare, anzi fa un’affermazione molto impegnativa per i discepoli: date voi stessi a loro da mangiare. Affermazione che ci fa capire come in questo racconto Matteo ha già presente l’Ultima Cena, il banchetto pasquale, in cui Gesù si dona come Pane, in cui tutto il mistero di Dio, dell’Universo, del senso della storia è racchiuso nell’Amore; amore che è donare senza riserva, senza chiedere contraccambio, che è servire non essere servito, che è per-donare (donare ancora amore gratuito a chi ti offende) che è morire donando il Soffio di Vita.* Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci! *Ecco sempre i nostri calcoli, calcoli di commercio, di risolvere i problemi continuando ad accumulare invece che donare. Non abbiamo fiducia nel fatto che condividere con gioia moltiplica i beni, il cibo per tutti. A che cosa serve la mia piccola condivisione, il mio piccolo gesto di dare un po’ di tempo per il vicino, l’ammalato, dare me stesso insieme a un aiuto economico stando con l’immigrato, il nomade, accettandolo in casa? Gesù ha dato se stesso come Pane durante tutta la sua vita, condividendo la nostra storia di ‘poveracci’, di peccatori ha riempito canestri di Vita, di fiori. *E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla*. Che cosa sia avvenuto esattamente quella sera ci interessa meno dei messaggi che possiamo raccogliere. Gesù qui comanda perché c’è resistenza. Intanto li fa sedere, perchè secondo l’uso di allora, sdraiarsi a tavola (qui sull’erba, alla tavola eucaristica del creato) era proprio dei ‘signori’ non dei servi. L’Eucaristia di Gesù il suo banchetto per tutti fa sentire veramente ‘signori’, liberi. E poi è il racconto proprio come nell’ultima Cena con i 4 verbi, che sono anche i verbi della vita di Gesù, -prendere (accogliere), rendere grazie, spezzare, donare (per condividere), i verbi che dicono la vocazione, il senso, la missione di ogni umano e in particolare dei discepoli di Gesù. I Cristiani, cioè coloro che seguono Gesù infatti accolgono Lui stesso (Pane vero), allora sanno rendere grazie e sanno ‘spezzare’ la propria vita in dono, in servizio per tutti gli altri. Insomma nel Padre nostro chiediamo: ‘Dacci il nostro pane quotidiano’ e Lui oggi ci dice: il mio pane ve lo do sempre, ma vi sfamerà e nello stesso tempo non avrete più fame solo se voi date, condividete il vostro pane, se voi stessi siete pane per il prossimo.* Portarono via 12 ceste. *Se siete pane per gli altri come me e con me, allora basterà per tutti e per sempre; sfamerà 5.000 uomini (50 giorni Pentecoste, Spirito Santo) cioè la nuova comunità dello Spirito, dell’Amore di Dio, universale. (fratel Tommaso)

Vangelo 01.08.2021 (Gv 6, 24-35)

In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbi, quando sei venuto qua?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato». Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mose che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!». ||| COMMENTO. Chi frequenta con assiduità il Vangelo, la Parola di Dio, più facilmente riesce a cogliere il significato simbolico e più completo, secondo le circostanze, di parole e numeri. Parole come: folla, discepoli, barca, mare, traversata, segni, pane, cieli (Dio) e numeri come tre, sette, quaranta… dovremmo averli registrati nella mente e nel cuore con una risonanza in continuità ma spesso molto diversa da quella avuta dalla tradizione o dal catechismo insegnato e praticato dai cristiani. Oggi sottolineiamo due parole cielo e soprattutto Pane, perchè proprio su queste parole Cielo e Pane c’è un dialogo difficile come tra sordi. fra la folla compresi i discepoli, e Gesù.* Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio* *dell’uomo vi darà.* C’è fame e fame, c’è pane e pane, e ci sono i cieli che mettono insieme la fame del corpo e quella di tutta la persona umana. La grande fame dell’essere umano è di sentirsi amato e a sua volta di amare. Per questa fame esistenziale c’è un cibo che rimane sempre, eterno. *E’ il Padre mio che vi dà il pane dal cielo. *Si, pane del cielo. I cieli non sono un luogo. Dicendo regno dei cieli significa regno di Dio, un modo di relazione fraterna e di amicizia che attinge da Dio Padre, ma soprattutto da Gesù il Figlio dono del Padre e condotto dallo Spirito in tutta la sua vita di vero Uomo. Ecco allora il Pane che cerchiamo:* il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo. *Neanche Mosé ha potuto far questo. Certo la manna piovuta come rugiada nella notte o comunque un cibo biologico per il corpo, ma poi hanno continuato ad avere fame normalmente. C’è tanta fame nel mondo oggi e viviamo in una società di consumo che continua ad arricchire alcuni e ad affamare sempre di più molti. E ci sarebbe cibo per tutti se si imparasse a vivere sobri, solidali, misericordiosi. *«Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!». *Chi è costui che dice Io sono il pane della vita? Proprio quel giovane di Nazareth, quel figlio dell’Uomo che percorre la Palestina curando i malati, incontrando gli esclusi dalla religione ufficiale e dalla società, che dona la sua via fino a morire in croce per amare tutti, perchè tutti si sentano amati da Dio e possano amare come lui. Per questo il Padre lo ha risuscitato, Spirito d’amore e di presenza universale, Cristo cosmico. E’ Costui il Pane della Vita, che dona vita, il Pane del cielo, il pane che chiunque ne mangia (viene a me) non ha più fame nè sete. Va a Gesù, crede in Lui chi ama, chi dona vita, chi non vive per se stesso, ma dona se stesso gratuitamente, chi passa avendo cura di ogni essere vivente, chi fa della sua religione (qualunque sia) un Amore. L’amore non prende, non afferra, non possiede; l’Amore donandosi si moltiplica, genera vita. (fratel Tommaso)

Vangelo 31.07.2021 (Mt 14, 1-12)

1 In quel tempo il tetrarca Erode ebbe notizia della fama di Gesù. 2 Egli disse ai suoi servi: Costui è Giovanni il Battista risuscitato dai morti; per ciò la potenza dei miracoli opera in lui. 3 Erode aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione per causa di Erodìade, moglie di Filippo suo fratello. 4Giovanni infatti gli diceva: Non ti è lecito tenerla!. 5 Benché Erode volesse farlo morire, temeva il popolo perché lo considerava un profeta. 6 Venuto il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode 7 che egli le promise con giuramento di darle tutto quello che avesse domandato. 8 Ed essa, indotta dalla madre, disse: Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista. 9 Il re ne fu contristato, ma a causa del giuramento e dei commensali ordinò che le fosse data 10e mandò a decapitare Giovanni nel carcere. 11La sua testa venne portata su un vassoio e fu data alla fanciulla, ed essa la consegnò a sua madre. 12E i suoi discepoli fattisi avanti, levarono la spoglia e la seppellirono e vennero a informare Gesù. ||| COMMENTO. Gesù è rifiutato anche dalla sua gente di Nazareth (13, 53-57). L’evangelista prende l’occasione di evidenziare qual è la sorte dei profeti, in particolare la sorte del più grande di tutti i profeti-precursore Giovanni il Battista, che prefigura la sorte stessa di Gesù. Una sorte che, variando nella forma, tocca tutti i profeti, tutti noi se davvero seguiamo il nostro Fratello, Amico, Signore Gesù Cristo e , come è detto nel Battesimo, siamo davvero profeti oltre che re e Sacerdoti. Teniamo anche presente il banchetto che segue (14, 13-21), una mensa che, diversamente dal banchetto di Erode che porta morte, da vita a 5.000 uomini senza contare le donne. I profeti sono quelli che dicono la verità di Dio nelle varie situazioni della vita e la Verità è sempre quella: Amerai Dio con tutto il cuore e il prossimo tuo come te stesso. I profeti denunciano chi opera e vive in modo contrario all’amore di Dio e del prossimo. *Venuto il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode- *Ecco il banchetto di Erode. Gli ingredienti sono il lusso, la ricchezza, tutto ciò che l’uomo desidera; l’abbondanza, addirittura la bellezza, il piacere, la danza… Quasi tutte cose buone in sé. La bellezza poi è l’attributo fondamentale di Dio. Ma tenendo per sé Erodiade, moglie del fratello Filippo, tiene con sé l’Insipienza (Non è questione della donna insipiente, è la situazione voluta da Erode). Inevitabile che domina non la parola interiore profonda che anche in Erode si fa sentire, ma la voce della paura, della morte e che da morte: *Il re ne fu contristato, ma a causa del giuramento e dei commensali ordinò che le fosse data.* Neanche il fatto che il popolo lo considerasse un profeta non conta più per Erode. E’ vittima lui stesso del potere che ha, schiavo dell’apparenza, deve apparire forte, potente, capo. La paura di apparire debole gli fa scegliere di tagliar la testa a Giovanni (la Verità) invece di liberarlo. Letto dunque anche in maniera simbolica questo racconto ci fa capire che la vita di ognuno è ordinata dall’esterno, da paure, da potere, da schiavitù all’apparenza o da una parola interiore, un parola dal profondo ascoltata , meditata, proprio quando mi si presenta mediante la tristezza, il disgusto per quello che si fa. Erode non ha saputo ascoltarla. Mi fa anche riflettere ciò che stiamo vivendo in questo momento di transizione pandemica È tutta una danza, è tutto un gioco così a incastro che beato chi ci capisce qualcosa. Ci dicono una cosa e poi anche il suo contrario, può darsi che sia vera. Siamo gli uni contro gli altri, dentro un ingranaggio che continuerà. Desidero tener come sposa non Erodiade ma la Sapienza, la Parola di Dio e cercare con la mia vita e con le scelte (non è facile) di promuovere la libertà, la vita, l’amore, la condivisione, la fraternità fra tutti. Il resto è banchetto di morte. (fratel Tommaso)

Vangelo 30.07.2021 (Mt 13,54-58)

*I*n quel tempo, Gesù venuto nella sua patria insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: “Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli? Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Da dove gli vengono dunque tutte queste cose?”. E si scandalizzavano per causa sua. Ma Gesù disse loro: “Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua”. E non fece molti miracoli a causa della loro incredulità. (Mt *13,54-58) * *||| * COMMENTO. *Da dove gli vengono dunque tutte queste cose?* Questa saggezza, lui che non ha mai studiato? Questi miracoli, di cui abbiamo sentito parlare: di amicizia con tutti, di incontrare ogni persona veramente come un fratello, questo guarire passando, guardando e a volte toccando con amore tutti, anche i rifiutati dalla religione ufficiale, questo rimettere in piedi gli scartati della società? Lo conosciamo bene questo nostro fratello! Dio sarebbe con lui? E’ un altro Dio da quello del tempio e della Legge. Questo nostro fratello, dello stesso nostro sangue, di una famiglia povera, che ha giocato con noi, lavorato come noi, ha frequentato la sinagoga imparando la Legge, ma già manifestando qualche dubbio sul come intenderla e metterla in pratica, che usciva a volte a pregare da solo nella notte. Ma dove sta allora la vera religione? Lui, la sua persona, sarebbe Dio con noi? Meglio sarebbe non vederlo questo fratello povero, questa carne debole, questo operaio del nostro paesino da niente, questo pellegrino sulle strade di Palestina per credere in un Dio che si è incarnato in Lui … E si scandalizzavano per causa sua. Scandalo per una Chiesa o per cristiani (Vescovi, preti, laici) per i quali conta più la dottrina, la teologia, la verità scritta in formule, che l’incontro personale con Gesù Cristo. Scandalo per me, quando non so vedere in ogni altro, in particolare nei poveri, la Presenza di Gesù Cristo, la carne di Dio; quando detesto me stesso perché debole, scopro che non sono migliore degli altri. Questa scoperta dovrebbe darmi, discreta ma limpida, gioia, non rabbia. La stessa gioia che ha provato Charles de Foucauld folgorato da un Dio bambino a Betlemme, umile e piccolo, da un Dio ‘ragazzo’ di Nazaret, da un Dio che in Gesù obbediente al Padre muore di amore e per amore sulla Croce. E Charles rilegge la sua storia di ‘peccato’, di debolezza, e scopre che Dio era già là, con lui. S. Paolo: Io ebreo doc, che conoscevo la Legge, greco d’origine, cittadino romano, ho scoperto davvero la perla preziosa,:è Gesù il Signore, l’umanità di Gesù, che è la rivelazione stessa di Dio. Per lui ho ritenuto spazzatura tutto il resto! *E non fece molti miracoli a causa della loro non fede.* La fede! Sì, non è Dio che fa miracoli è la fede del credente, l’adesione alla persona di Gesù Cristo, Fratello e Amico, Emmanuele Dio con noi. Accettare Gesù vuol dire amare e appartenere a Lui, vuol dire essere in compagnia Sua, vuol dire non essere più solo, vuol dire scoprire chi è Dio-Amore, che non abbandona nessuno, che è carne, che ha solo un fine: che ci amiamo gli uni gli altri per essere tutti una cosa sola. Straordinaria avventura nel quotidiano dei giorni, nei nostri Nazareth. Sappiamo apprezzare le persone che incontriamo, il lavoro che facciamo, l’aria che respiriamo, la terra che calpestiamo, la fatica di ‘farsi fratello e sorella’ di tutti, la gioia del donarsi anche in piccole cose nel quotidiano … ? Qui è Dio, nella mia carne, allora la mia fede fa miracoli. (fratel Tommaso)

Vangelo 29.07.2021 (Mt 13, 47-53)

Il Regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. 48 Quando è piena i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. 49 Così sarà alla fine del mondo: verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni, 50 li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. 51 Avete capito tutte queste cose? Gli risposero: Sì. 52 Ed egli disse loro: per questo ogni scriba divenuto discepolo del Regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche. ||| COMMENTO. Matteo passa a raccontare altre parabole sul regno di Dio, una società umana, ma animata dallo Spirito e dunque in compimento di umanità. Come icona, come riferimento primo o ultimo ha le Beatitudini, non più la Legge *Il Regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. .* E questo è talmente importante che cambia il modo di vivere, ti fa vivere nel mondo, ma non del mondo, ti fa vivere una umanità redenta, più fraterna, più in sintonia con il creato, con le differenti realtà religiose e civili, non violenta nei rapporti con ogni cosa, anche con sé stessi, misericordiosa come il Padre. Questo regno dei cieli, di Dio è come una grande rete che raccoglie tutti i pesci, tutti. Mentre i pesci del mare tolti dall’acqua muoiono, gli uomini raccolti dall’acqua vivono. Tutti raccolti, i buoni nei canestri, i cattivi buttati. Che significa? Cosa significa quella fine del mondo e quella separazione? E ancora quello stridor di denti? Intanto per fine del mondo è meglio tradurre dal greco *’compimento del mondo’, *che significa la rivelazione del volto di Misericordia del Padre in ogni figlio. Si va tutti verso un compimento più che una fine. In quanto alla separazione sono gli angeli della Misericordia incaricati; fanno vedere ciò che è da buttar via, da bruciare; sarà ancora il Fuoco della Misericordia che brucia ciò che è male, ciò che non è amore. Resterà per ognuno e nulla andrà perduto di ciò che è amore. I buoni? Coloro che sentendosi peccatori sono avvolti dalla Misericordia, non giudicano, accolgono tutti, anzi avvertono di aver responsabilità di essere misericordiosi e teneri verso tutti. ‘Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso’. Grande vocazione-missione, grande responsabilità. Non basta non fare il male; l’amore crea, sviluppa amore, se no muore. * Ogni scriba divenuto discepolo del Regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche. *Matteo stesso, scriba, al banco delle imposte, divenuto discepolo ha capito che ci sono cose nuove da trasmettere, da presentare come a un banchetto. Non si tratta per i discepoli-missionari di ripetere cose antiche, di continuare scrupolosamente delle tradizioni, di seppellire dei morti, di dire: si è sempre fatto così. A volte mi sento dire: ancora un cambiamento? Lo so: non vanno bene i cambiamenti per forza, a tutti i costi, ma la vita è novità, è creatività; così il regno dei cieli, di Dio. Cosa trasmettere, o, meglio, testimoniare? Il tesoro della novità scrutata, accolta; nuove forme di misericordia verso tutti, di accoglienza dell’altro nella sua diversità che ha qualcosa da dirmi, di condividere la Parola della Buona notizia con tutti, cosa importantissima oggi, in questo passaggio epocale. Maranatha, vieni Spirito di sapienza. (fratel Tommaso)

Vangelo 28.07.2021 (Mt 13, 44-46)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. ||| COMMENTO. Due parabole in poche parole, due tesori o due perle donateci per incoraggiarci a continuare nell’ascolto e meditazione fiduciosa del Vangelo alla scoperta e al lavoro di custodia del Tesoro o Perla che è Gesù Cristo stesso, Signore, Fratello e Amico. Non spenderò neanch’io tante parole di commento oltre a quelle già scritte, lasciando a ciascuno nell’ascolto attento, nella ruminazione del Vangelo, nella preghiera, nel vissuto quotidiano di vivere già da ora il Regno di Dio. Perché il regno dei cieli (di Dio) non è dopo o solo dopo, non è un luogo, bensì un modo di relazione nuovo, diverso, alternativo, umano-divino con gli altri, con se stessi, con Dio (ognuno di questi attributi dice solo qualcosa del regno di Dio, e non in opposizione ad altro). *Un tesoro nascosto nel campo*; u*n uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende* … Viene spontaneo ricordare Carlo Carretto, il suo scoprire il Tesoro in tre tappe della sua vita (Raccontate in *Lettere dal Deserto)* e il suo vendere tutto (ma non perchè fossero cose non buone, anzi! … fidanzata, azione cattolica, attaccamento alla Chiesa, indirizzo degli amici…) e pieno di gioia ‘comprare’ il campo del vivere quotidiano contempl-attivo sui passi di Gesù. * Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose… *Più spontaneo ancora mi viene allo spirito la vita di Charles de Foucauld. Ricercatore, (Esploratore in Marocco, alla ricerca di Dio sempre) anche lui in tappe diverse, buon mercante del divino nell’umano, scopre la Perla preziosa Gesù di Nazaret (conversione a Parigi con l’Abbé Huvelin) e poi, mandato a visitare i luoghi di Gesù, compera davvero la perla Gesù di Nazaret, cioè a Nazaret fa esperienza mistica di Gesù, ragazzo, uomo-figlio di Dio. In seguito, sempre ricercatore appassionato di Gesù, continuerà a custodire la perla esplorando dove e come vivere il Nazareth di Gesù nel suo tempo o meglio domandandosi come e dove Gesù vivrebbe oggi il tempo di Nazareth, il semplice e quotidiano vivere. Chi, in seguito a una Parola del Vangelo o dopo un incontro con una persona in cui c’è profumo di bontà o bisognosa di aiuto, è segnato dalla scoperta del tesoro di una vita diversa dal mondo, ha gli occhi di luce, di gioia. Chi ha cercato e trovato una vita di relazioni fraterne, di dono, di condivisione, di amicizia fino al perdono, una vita alla luce del Vangelo non ha un volto triste, di funerale, di sacrificio, ma la gioia sprizza anche dalla sofferenza nel generare vita. (fratel Tommaso)