Venerdì mattina. Aurora e alba sull’oceano con sole che pare una luna piena nascente. Ha la sua bellezza, senza paragoni. Vedere le cose nella loro realtà imparagonabile è inizio di vera sapienza.

Alle 8.30 James è già a Coco-Beach. Prima che noi partiamo mi parla ancora della sua Associazione AVS TOGO (Associazione volontari solidali), mi comunica di avermi fatto membro effettivo dell’Associazione… Accetto. Resteremo in contatto e forse una collaborazione concreta potrà svilupparsi. Gli prometto di parlarne ad amici miei che forse sono interessati e hanno tempo voglia di volontariato in Africa.

Da parte mia, prima di partire, controllo gli ultimi messaggi Whatsapp, poi sarà più difficile comunicare. Ricevo avvisi da tanti, in particolare tante: Attento al sole, mettiti la pomata protettiva almeno 50% in particolare sulle gambe, incamero, ma con discrezione, più che le gambe credo che è la testa da tenere a bada, a bada i pregiudizi, da opinioni immediate, da riscaldamenti a motivo magri di qualche moneta (franco togolese) in più richiesta dal taxista, che di fatto taxista non era, ma, cercando poi di approfittare, si era fermato alla nostra richiesta.

Pazienza! I togolesi non sono tutti così, anzi… Ma poi la pazienza almeno io non la perdo mai: Non ce l’ho !!!

Spero di avere l’equivalente migliore dell’originale: comprensione, tolleranza, armonia nelle differenze…

Si riesce a partire. Ricolmiamo i bagagli e bagaglietti in macchina; c’è profumo di formaggio grana, di caffè di altre italianerie, così Michela e Maya non dimenticheranno le origini e nonna Teresa e Tom mangeranno Africano, ma con qualche aggiunta.

Lungo la strada, alla periferia di Lomè, a Adidogome, breve sosta dai pardi comboniani. Purtroppo il padre che ci accoglie ha poco tempo. Breve scambio in piedi e poi si riparte. Rimane in me un sapore d’insipido, essendo venuto con desiderio di gustare almeno un assaggio della storia comboniana in Togo.

Dopo la varietà di vivaci mercatini o negozietti all’aperto lungo la “Avenuè” che si dirige verso nord del Paese, ora velocissime sfilate di palmeti, di piante di cocco… e di tanto in tanto un villaggio; casetta e capanne, mercatino vario di frutta, di tutto un po’, o meglio di poco di tutto, ma ben disposto.

Due o tre volte ci fermiamo: Comperiamo, tramite il taxista, con facilità, platano fritto e mango e banane; un pranzo a pezzetti, tappe si potrebbe dire, verso il centro del Togo, e accompagnati da un caldo che dona facilità a sonnecchiare, speriamo non all’autista che, guidando oltre i 100 all’ora claxcon facilissimo, forse ha eccessiva fiducia nella scritta in francese a lato del volante: Dieu est notre chauffeur. (Dio è il nostro autista).

All’improvviso volta a destra, una stradina di campagna, come un sentiero (i sentieri della Vita!), circa 300 metri in discesa ed ecco un piccolo slargo, un bel portone in lamiera colorata celeste, sulla parte destra lo stemma o semplicemente il logo con la scritta AGBEMO, culture et tradition.

AGBEMO, mi spiegheranno che vuol proprio dire la Via della Vita. 

Come d’incanto il portone si apre, voci gioiose, strette di mano, abbracci, non immediati da parte dei giovani, ma abbondanti da parte delle donne con evidente felicità.

La donna: ovunque e sempre più accogliente, più tenera dei maschi; diffonde vita genera energia. Certo, genera energia-luce-vita, ma può essere anche energia –tenebra. Ecco perché la donna (umanità, cioè tutti) abbiamo bisogno d’incontrare lo Spirito di Luce-Vita, per il quale anche le tenebre sono luce e la notte è chiara come il giorno.

Nel primo mio respiro, dopo aver varcato il cancello di Agbemo, coinvolto nei saluti in stile togolese, avverto la non presenza dello “chef”, del fondatore – Callixte-. Eppure lo sento presente, come oltre la presenza di Fidel e Prince, i due figli adottivi la presenza delle donne venuta ad accoglierci, la presenza del cane, delle capre, delle capanne tra cui il tempietto animista, degli alberi, dei fiori bianchi stupendi … C’è tutto un universo presente; ci siete voi amici di Betania, gli amici di Teresa, presenti sono anche gli spiriti degli antenati di tutti noi: un passato di secoli, tra cui gli spiriti dei togolesi fatti schiavi e portati in Brasile e gli spirti degli stessi schiavisti; forse c’è anche un futuro, io credo, nel quale ci ritroveremo tutti e tutto nella più reale “via della Vita”, mentre ora viviamo solo in figura:

Michi, ciao Mici, bienvenue Michi..  risuona come un leggere venticello tutto intorno.

A dire il il vero in spirito eravamo già presenti qui, e ora ci siamo anche con la figura del corpo attuale, terreno, pellegrino, di passaggio. Baciamo la terra con i piedi togliendoci i sandali al primo passo dentro il terreno di Agbemo e prima di entrare nelle due capanne, soprattutto prima di entrare nel tempietto animista; ci lasciamo accogliere e accogliamo dando la mano con rispetto alle persone, ma anche alberi e fiori, al cane che si avvicina senza abbaiare (incredibile, ne ripaleremo)…

E’ qui, è questa casa di Callixte, di Michi, di Maya?

Abbiamo e dobbiamo avere davvero una casa nostra su questo pianeta?

Cosa significa avere una casa?

O siamo piuttosto ospiti e pellegrini sempre e in ogni situazione.

Tom