Fraternità

Eremo Betania

SPAZIO E TEMPO D'INCONTRO CON DIO, CON GLI ALTRI, CON TE STESSO...

Pace e gioia in cammino e con una 'camera' R.d.V. per foto-ricordo

Seconda parte  

PANORAMA DI VOLTI

Ho già brevemente parlato di Masuele, delle Piccole sorelle, di Bruno….                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      Ecco Bruno,Piccolo Fratello del Vangelo, ordinato prete il 17 a partire dalle ore 10 nella parrocchia di Chekereni. La liturgia è durata 4 ore abbondanti: una mazzata per i miei 4 compagni a digiuno di lingua swahili, dunque sordi e muti in un filmato dal vivo.                                                                                        

A motivo dell'ordinazione di Bruno è nato il nostro viaggio-pellegrinaggio in Tanzania.                                               Egli ha trovato per noi, per i giorni in cui saremmo rimasti ad Arusha, una situazione ideale. Sebbene impegnato nel prepararsi e preparare il 'grande' giorno, il suo volto disteso ci ha rassicurati nelle prime difficoltà (per es. il bagaglio di Anna rimasto a Parigi....) e ci ha fatti sentire davvero tutti a casa nella fraternità sua di Mlangareni . L'abbuffata di mahembe, cioè di mango, buonissimi, direttamente dall’albero ai consumatori, chiacchierando con Jorji, l'altro fratello stabile a Mlangareni, e con Ivo di Spello (Priore di noi P.F.V.) è stata come il timbro di famiglia.                                                                                                                                                                  Una sola frase di una di noi: meravigliosi questi fratelli in questo ambiente di campagna, un tutt’uno di pace, di silenzio vivo, comunicante in profondità: un luogo dove respiri l’armonia con tutto , proprio in mezzo a problemi di povertà reale, di sviluppo d’una società che propone molte novità di consumi, nuove strade...Lo sfruttamento europeo, in forma di nuove schiavitù economiche, salta agli occhi prima di arrivare in Daladala (pulmini di trasporto pubblico) a Mlangareni, passando a fianco di enormi capannoni dove si coltivano vari tipi di fiori, tra cui tulipani che vengono venduti in Europa, in Giappone con il made in Olanda.

Questa realtà crea più differenza di prima tra poveri e ricchi, tra chi ha denaro e chi no, tra chi approfitta e chi è sfruttato…. e dunque praticamente aumenta un’insoddisfazione che rende più violento e meno sereno il clima generale.   Questa conclusione ci è stata confermata da altre persone, in particolare cooperanti, suore e missionari incontrati nei nostri passaggi a Dodoma, a Kongwa, a Dar e Zanzibar.

Altri volti simpatici: Janet, Joseph e la loro mamma….una ‘signora’ africana imponente e leggera allo stesso tempo, sicura e delicata, matrona con un tenero cuore di madre…                         Janet, la figlia primogenita, attenta e sempre disponibile a ogni servizio, dialogante quel tanto che ti mette in buona relazione, con un tocco d’arte in ogni cosa….                                                                  Joseph, giovane disponibile, sempre a nostro servizio, sereno nell’accompagnarci nei vari spostamenti in città e altri luoghi. Grazie, grazie per la vostra gentilezza, per le attenzioni e i servizi gioiosi in clima di familiarità crescente. Riconfermiamo l’invito a Joseph e a Janet di venire a Betania per ricambiare l’accoglienza e rinsaldare una fraternità interetnica, intercontinentale, universale.

Ancora un volto allegro e creativo: un ‘bianco’, da 30 anni fra i fratelli africani da cui ha imparato il Karibuni gratuito e gioioso: Padre Cesare dei Passionisti, un volto sereno e pacificato di anziano missionario che ha svolto il suo compito con entusiasmo ma con umiltà e delicatezza. Di lui, di Veyula dove i Padri Passionisti hanno una missione da 50 anni con scuole di artigianato e iniziative varie, portiamo a casa aspetti positivi di una missionarietà che altre volte è stata poco attenta all’inculturazione, all’accompagnamento più che all’impoasizione.                                                                      Un buon pranzo, semplice ma completo, con vino di produzione propria un più che prezioso servizio con il pulmino sia all'andata sia al ritorno in centro città, con accompagnamento delicato e attento, una visita alla falegnameria e altro artigianato possibile,,,,,ecco altri passi, accompagnati anche a distanza, da P. Cesare, con un cuore di tenerezza.     Ho creduto di vedere sul suo volto e nei suoi occhi più che sentirlo con le parole quel Karibuni tena (Benvenuti ancora) che ti fa sentire in famiglia e non vorresti più lasciarla

E poi un'altra foto-ricordo prevista fin dall'inizio : L'incontro con i volti della gente di Chalinze,

il piccolo villaggio abitato dai Wagogo, con i quali ho vissuto quasi 8 anni dal ’93 al 2001.

I wagogo (per una sola persona si dice: Mgogo) vivono in zona molto arida e povera, hanno tradizioni ben radicate e tramandate con cura, fra cui il jando (mese di iniziazione all'età adulta o vita pubblica, che ha come rito basilare la circoncisione) e la Faragha. cioè un giorno di memoria dopo un mese o più dalla morte.

Faragha: celebrazione commemorativa -celebrare è l'arte del vivere!-, quasi come l'eucarestia. Vero giorno di comunione con il defunto: gli anziani che -bastone in mano- decidono l'assegnazione dei beni del defunto; se aveva debiti di cose o soldi cercano la miglior soluzione; riconciliano se c'è stato qualche offesa... II tutto con un ritmo da 'signori del tempo'; e poi ll momento di preghiera secondo la religione a cui apparteneva; per terminare con il punto più conviviale che è il 'pasto' proprio per tutti. Ho sempre ritenuto che la celebrazione della faragha ha in sé il ritmo e il valore simile a un'Eucarestia celebrata in chiesa.

Ma torniamo alla domenica in cui siamo andati a Chalinze e l'Eucarestia l'abbiamo celebrata nella chiesa, costruita negli anni in cui noi P.F. eravamo ancora presenti. Dopo messa i saluti, l'incontro dei volti, la meraviglia di tante persone che non vedevo da 18 anni. Volti sorridenti, volti con qualche ruga in più, ma da cui traspariva la gioia conservata negli anni e riemersa nei saluti, negli abbracci, nel presentarsi di una ragazzina, dolce e sveglia, mentre mi dice: Sai, baba (padre), io sono la figlia di Mario, il catechista; ho desiderato tanto vederti. Asante, baba, d'essere venuto.

Giro lo sguardo e noto un po' d'incertezza sul da farsi, ma per poco;perché già qualcuno è partito a provvedere cibo per gli ospiti, mentre il giovane parroco ha altra incombenza....Nell'attesa del cibo andiamo da Ivon, un vicino anglicano amico da sempre e per sempre. Padre di 12 figli (da due mogli), nonno molte volte, tante da quasi non saperlo...Ospitalità senza limiti: 'soda' per tutti, racconti di cose passate e di oggi...,fotografie per un ricordo in cellulare....E, sorpresa, ci presenta un 'borsone' di regali locali: tamburo, due mortai, uno strumento musicale, una kigoda (la famosa kigoda di cui speso parlo, lo sgabello a tre piedi simbolo della Trinità), tutti fatti da artigiani di Chalinze...Nascostamente passo qualche moneta di Grazie.

Salutiamo e osiamo dire poche parole per ringraziare, mentre lo sguardo si perde nel volto di Ivon, della moglie, dei nipotini che s'accalcano per una foto ricordo. Ciak!

E sia la gioia. E la gioia fu; e contagiò tutti e tutto il territorio attorno.

Di altri volti vorrei parlarvi, di Pedro, di Simon, di Margareth, di Prisca, di Yoram, di Steven...Tutti quelli pù impegnati in parrocchia negli anni in cui ero a Chalinze.

Ci siamo trovati bene con loro, volti provati da fatiche, da stenti, alcuni dal 'pombe', la birra locale che supplisce tante cose mancanti.....Forse il giovane parroco, solo, senza mezzi di trasporto, senza prospettive, senza compagnie...., forse quello il volto che ci ha più mossi a tenerezza perché segnato dal sostituto d'un vero amico. Qui lo chiamano 'pombe'.

Il finale è un po' nella malinconia, nel prometterci di non dimenticarci... Parole al vento?

E sia, ma un vento che soffia gagliardo per portare sulle sue ali preghiere e doni concreti da veri amici:

E lasciate che vi passi ancora una foto-ricordo di

volti particolari, dal riflesso rosso e blu, i colori dei Masai.

Terra dei Masai, attorno al Ngorongoro Crater ( di cui parlero' nella terza parte), terra di nomadi pastori, di allevatori semplici, senza il primato dell'accumulare soldi , salvo alcuni ( per ogni popolo è così!) che lasciano le loro abitudini e vanno in città come custodi di notte, come trafficanti di vario artigianato e magari altro mercato nero. ….

Interessante e istruttivo il nostro passaggio in una zona loro, più specificamente in una 'boma' (come piccolo villaggio, ma è una famiglia allargata con un capo che può avere molte mogli, perché ha molti beni, di fatto molte mucche.

Di ritorno dal Ngorongoro Crater, l'autista ci propone di passare in una 'boma' particolare, secondo lui meno fatta per i turisti soltanto (ce ne sono molte vicino alla strada asfaltata e passando abbiamo notato), ma che veramente conserva le tradizioni e caratteristiche del popolo Masai.

All'inizio del territorio della boma, due giovani alti e fieri, avvolti dal tipico 'mantello' rosso-granata ci accolgono con semplicità, senza tanti salamelecchi. I volti hanno un tono deciso ma disteso, sereno; lo sguardo attento, non troppo curioso; uno dei due ci saluta in inglese, io rispondo in swahili e dico che mi trovo meglio con la lingua della Tanzania....Apprezzano e si continua più sciolti e come 'a casa'.   Così, entrando nella 'tipica capanna centrale' della boma (rotonda e con tetto a paglia; una boma è fatta di più capanne, dipende dal numero delle mogli) ci viene spiegata la divisione dei settori della capanna: settore del capo a destra, della donna e bambini a sinistra,cucina in fondo. Il fatto che la capanna non ha un 'caminetto con uscita del fumo' è dovuto al fumo che, tra l 'altro, scaccia le zanzare...

Più importante del fumo, apprendiamo molte cose sulla vita di giorno e di notte della boma.

Domanda di una di noi: Il capo-boma in genere dove dorme, come se la cava con più mogli?

E le mogli vanno d'accordo? Risposta. In genere dorme nella capanna della moglie che ha scelto per quella notte, E se ci sono figli oltre gli otto anni vanno a dormire da un'altra moglie. E' così che i figli imparano a vivere con altre madri.   In quanto alla buona relazione tra le varie mogli...in genere c'è armonia, soprattutto se sono ben divisi i compiti, il lavoro di ognuna...Certo non mancano invidie, gelosie... ma molto dipende anche dal capo-boma.

Domanda: I figli a una certa età vanno a scuola, studiano anche nelle superiori? Risposta: Molte 'bome' sono lontane dal villaggio e dunque non tutti vanno a scuola: Nella boma stessa chi è andato a scuola insegna ai ragazzi. E continua dicendo: Io ho fatto le secondarie e liceo. Pochissimi vanno alle superiori, in ogni caso sono comunque solo i maschi:

Usciamo fuori dalla capanna centrale: spazio aperto, paesaggio verde (E' la stagione delle piogge e ha iniziato bene), una pianura con alture qua e là; giù in fondo, lontano, s'intravvede la sagoma del monte Meru, proprio dietro Arusha... Nel frattempo incominciano a spuntare le donne dalle varie capanne: volti con piglio deciso, sguardi nobili un po' intimoriti dalla nostra presenza,mentre gli uomini si danno da fare con erba secca e bastoncini di legno, che vengono fatti girare velocemente, per dimostrarci come si accende il fuoco senza fiammiferi...Dai e dai, prima un po' di fumo e poi....poi ecco la fiammella. Battimani.

Ed è il tempo delle danze: Danzano le donne saltellando, danzano anche gli uomini con salti più alti e..uno di loro invita uno di noi a danzare e poi un altro, in crescita di amicizia, di spontaneità....E' allora che mi sono reso conto quanto 'impacciati' siamo nell'imitare gli altri, nel copiare le abitudini degli altri.  

Mentre guardavo, la mente lavorava e pescava nei ricordi: una sentenza dei saggi Padri della Chiesa e dei saggi di tutte le religioni:

Non imitare gli altri, non copiare e dire tuo un cibo, una musica, una filosofia,una religione....

Rafforza la tua identità con luci, con soffi e colori diversi in convivialità di differenze, senza paure: Davvero, alla fine, cio' che conta è quello che viene da dentro, dal cuore e ci rende capaci di superare muri di diversità e pregiudizi atavici,di vedere più in là del naso e accorgersi di valori positivi nelle differenze di idee, di tradizioni, di religioni...Capaci allora di proclamare la fraternità con tutti, e di realizzarla nella stima della sacralità di ogni altro, che si traduce in comunione dei cuori

Abbiamo comperato oggetti fatti dalle donne, braccialetti, collane di colori sgargianti.....Ho dato un po' di più di quanto mi chiedevano, naturalmente dopo aver contrattato. A una donna che mi ringraziava ho detto (un po' furbamente, perché conoscevo le abitudini): come è bello il tuo mantello! L'ho avuto in regalo!

Asante sana!   Meraviglie della gratuità:

                                                                                         Tom

(La terza parte...polepole= pianopiano. Sarà: Meravglie di Natura )