Fraternità

Eremo Betania

SPAZIO E TEMPO D'INCONTRO CON DIO, CON GLI ALTRI, CON TE STESSO...

                        SUI   PASSI   DI   GESU'

Le 'dieci' righe, in ordine di tempo, ricevute daa:

MONICA ,SERGIO, PATRIZIA, MARIA GRAZIA, CINZIA, STEFANO, LUCIA, MARIO, ADRIANA , SUSANNA, ANNA E MAURO, PAOLA - MAURO, PIERGIORGIO, DELFINA

OSVALDO , MARY., JULIA...


MONICA:

Tommaso carissimo,

         Ti scrivo mentre siamo in aereo, abbiamo lasciato la Terra Santa da meno di 2 ore e

         sento già  nostalgia per quei luoghi dove ha vissuto il nostro Amico e Fratello Gesù.

È stato un pellegrinare entusiasmante, commovente e anche paradossale.

Entusiasmante perché è una terra affascinante, Gerusalemme è magica, il deserto  è sorprendente e misterioso, i palmeti di datteri  sono intriganti, il cielo azzurro intenso è meraviglioso!

Commovente come quando ricordi una persona che ti vuole bene, con cui stai camminando insieme, perché credi in una promessa!

Paradossale perché è una terra di contrasti violenti tra i popoli, dove è difficile immaginare una soluzione, dove i cristiani sono un misero gruppetto di persone, e questo mi lascia perplessa.

         Infine un GRANDISSIMO GRAZIE a tutto il gruppo, a te Tommaso, a Fr. Jordi e a

         Edmon, che mi avete permesso di vivere questa esperienza indelebile.

GRAZIE ! Bene-dico tutti! Ed ora ci aspetta un compito difficile: AMORIZZARE IL MONDO (come tanto spesso ripeteva Arturo)

       Un abbraccio grande monica


SERGIO:

La sensazione che provo è quella di non essere tornato ,come spesso accade in altri viaggi dove rimane la "distanza" dal luogo o da una esperienza, vissuta come una separazione ; questo viaggio è diverso ,sento che ha unito qualcosa dentro e che questo qualcosa rimane.

Gerusalemme è un luogo fuori dal tempo e dallo spazio, si avverte subito la preghiera uscire spontaneamente ,ed è facile entrare in profondità , è davvero un luogo santo e questo forse dice anche come mai tutti vogliona "stare lì" a costo di spintonarsi .

Questo entrare in profondità si è manifestato più volte con un' emozione a stento trattenuta ,con occhi pieni di lacrime non di dolore ,ma di arresa.

Essere li dove tutto è accaduto e percepire la realtà storica , nel Cenacolo o nelle Sinagoghe sul lago Tiberiade , sui sentieri e vie dove è passato Gesù Cristo , dove ha Insegnato la Storia Vera ( l'Unico percorso di ogni Uomo ) ha dato una dimensione materiale importante, solida che permette in ogni momento di chiedermi : cosa farebbe Gesù in questo momento al mio posto ? Perchè tutto è già accaduto.......!!!

Un grazie di Cuore và a tutti , al gruppo , essere "Insieme" , mi ha fatto capire le mie difficoltà a sentirmi Insieme , ma anche che è la strada e le persone giuste per crescere , con alcuni ho avuto dei contatti belli , sinceri e profondi ..... Grazie perchè mi permettono di capire meglio chi sono e mi hanno permesso di usare delle parti di me che si esprimono solo arrivando in quelle dimensioni , in quei luoghi dell'Anima di ognuno di noi.....Grazie Laura , Susanna , Mauro , Cinzia , Andrea , Julia.... Tutti !

Un'episodio nella sua semplicità è stato il più importante di tutti .

Incaricato di dare un oggetto a Fra' Jordi appena l'ho incontrato ho eseguito il compito , facendo di quel gesto una cosa banale....!!

Vedere poi come lo stesso gesto compiuto insieme agli altri con un rito abbia reso "sacro" quell'atto mi ha aperto gli occhi , quella è la strada per unire il dentro ed il fuori !!!! Rendere Sacro è il punto di arrivo , Gli Altri ed il Rito sono la strada per arrivarci !!! Da gesto povero e sterile a gesto Nobile e pieno di frutti , in primis per chi lo compie, perchè dà un ruolo a tutti , comprende tutti e crea le condizioni perchè il sacro possa manifestarsi , ho compreso che il Rito dell'Eucarestia è questa Realtà.........Grazie anche a te Tommaso per la confidenza che mi hai dato non tanto di parole ma di gesti lasciando che mi prendessi un po' cura di te nell'amicizia più semplice e tenera , ti voglio bene .

PATRIZIA:

Premetto che è stato il mio primo pellegrinaggio, sono partita senza aspettarmi nulla ed ho ricevuto in abbondanza. Devo confessare che per me, il pellegrinaggio è iniziato quando sono uscita dalla città di Gerusalemme. Città santa, densa di spiritualità e vissuto ma in quel giorno e mezzo trascorso nella città ho avuto la sensazione di essere in un frullatore, senza il tempo per assaporarla, meditarla e farla crescere in me. L’unico momento che ho vissuto intensamente è stato la mattina al Santo Sepolcro, poche persone, la calma di rimanere in quel luogo santo, lasciarmi conquistare dal silenzio. L’esperienza del cammino del deserto mi è piaciuta molto, e l’ho trovata molto intensa e spirituale. La sosta a Gerico… forse non meritava di essere così lunga. Mi è dispiaciuto molto non sostare più a lungo al Monte delle Beatitudini e saltare la camminata sul monte Tabor. Cafarnao è il luogo che più mi ha emozionato, lì ho percepito che è nato il cristianesimo, lì ho sentito le nostre origini, ho assaporato un vero ambiente di pace, in questo ha anche contribuito l’assenza dei soldati-ragazzi con i  mitra. Nove giorni sono pochi per poter vedere tutto e Fr. Jordi è stato molto bravo nel riuscire a fare sintesi dei luoghi, ma credo che la città di Gerusalemme meriti, da sola, una settimana; e solo dopo esserci stata ho compreso perché il Card. Martini avesse deciso di ritirarvisi. Mi sono trovata molto bene con gli altri partecipanti, c’è sempre stata comprensione ed aiuto tra di noi, soprattutto nelle difficoltà; ho trovato ascolto e disponibilità; quello che mi ha colpito è stato il nostro comportamento durante i luoghi di visitazione, eravamo raccolti, silenziosi, in preghiera e credo che questo atteggiamento ci abbia aiutato nel cammino; penso anche che nel creare questo clima sia stata molto significativa la presenza di Fr. Tommaso …. che gioia che esista!! Per quanto riguarda il 4° comandamento del pellegrino: “il pellegrino mangia bene”,  secondo me….. “mangia troppo”; si potrebbe per pranzo fare uno spuntino più frugale e lasciare la cena come pasto principale. Sono stata veramente contenta di aver incontrato Violeta, le suore di Effatà e le suore della casa di Abramo e i Piccoli Fratelli con cui siamo venuti a conoscenza di una parte della realtà di quei luoghi. Anche la visita del Kibbutz la rifarei perché...... è da conoscere.

Pace e gioia,.

MAARIA GRAZIA:

Provo a inviare le mie "10 Righe" anche se ho qualche difficoltà ad esprimermi per scritto...   "VIENI E VEDI" è stato l'invito evangelico che ho sentito  risuonare dentro di me sin dall'inizio prima di partire, quando ho avuto la tentazione di rinunciare al viaggio per mille paure e dubbi dell'ultimo momento.

L'attesa di un incontro speciale  e il desiderio di conoscere meglio la figura di Gesù  sono state le motivazione principali  per cui ho deciso d'intraprendere  questo pellegrinaggio in Terra Santa.

 Lungo il cammino da Gerusalemme alla Galilea e  fino al lago di Tiberiade, mi sono sentita sempre "accompagnata" da una presenza amica e fraterna.

Il silenzio assaporato nel deserto mi ha fatto riflettere sull'esigenza di rimanere un po in solitudine non per isolarmi,ma per  distaccarmi dal  superfluo e vedere meglio dentro di me quali sono le zone ancora "aride"da bonficare

Cosa mi porto a casa da questa esperienza ?  certamente tanti momenti belli di condivisione con i compagni "pellegrini",

Il saluto festoso dei bambini incontrati per strada e soprattutto la speranza di un vero cambiamento umano e spirituale aldilà delle contraddizioni e dei personali limiti.


LAURA:

  • Dopo una settimana dal rientro a casa, ancora non ho metabolizzato le

mille esperienze vissute sulle orme di Gesù.

E' stato un po' come quando un amico ti invita a casa sua: tra le sue cose, i

suoi parenti, le sue abitudini....entri nel suo mondo, vedi e capisci di più,

diventi più intimo.

La prima sensazione a Gerusalemme e' stata di sconcerto: così tanta gente

in movimento e chiassosa, l'impressione di un turismo mordi e fuggi,

consumista, occupato in compere e fotografare continuo. Non era quello

che mi aspettavo, ma ci era stato detto di essere SPUGNE, quindi mi sono

messa ad assorbire come ad occhi chiusi, il più possibile in silenzio.

Il secondo impatto e' stato col muro, il vero muro del pianto: non quello

nella spianata del tempio dove si va a pregare, ma gli 8 metri di grigio

cemento...lì il mio cuore ha pianto, e ancora piange al pensiero.

Non dimenticherò al Giordano le rinunce battesimali, non a un satana non

ben identificato, ma a quel qualcosa di noi che ci ostacola (x me il

pregiudizio).

Straordinari i "profeti" incontrati: testimoni coraggiosi, portatori di una

speranza, annunciatori di un mondo di pace possibile.

Ho mosso passi in più verso una visione più veritiera dei rapporti tra arabi

ed ebrei, passi in più verso la comprensione ed accettazione di mie

dinamiche interiori, passi in più nell'approfondire l'amicizia con le persone

del gruppo. Mi sono sentita accolta e coccolata da ciascuno di loro. Grazie!

E ora continuo il cammino con la certezza di non essere sol


CINZIA:

“Quando leggiamo le pagine del Vangelo in questa terra, le righe, le parole danzano”, ci ha detto fra Jordi la sera del nostro arrivo in Israele, mentre in autobus salivamo verso la Maison d’Abraham, il nostro primo ostello. Fare esperienza di questa danza, di questa vita intensa che acquistano le paroledel Vangelo nella terra di Gesù (si muovono e com-muovono) è stato il primo frutto del recente cammino fatto con fratel Tom e con gli amici radunati intorno a lui.

Una grande emozione, uno stupore, talvolta uno sgomento nel sentir risuonare con voce nuova quelle parole, quei racconti uditi nel corso di una vita, lì nei luoghi attraversati, respirati, amati e patiti da Gesù e dai suoi discepoli. L’Orto degli Ulivi, il Getzemani, il Calvario, la strada verso Gerico, Betania, Betlemme, Nazareth, il lago di Tiberiade, Cafarnao, il monte Tabor, il monte delle Beatitudini. Un’impressione forte, un segno che resta, ora che a casa rileggo il Vangelo di Marco e una luce nuova si accende sulle sue pagine immediate ed essenziali.

E poi il deserto. Teatro di debolezze umane – il vitello d’oro, le ribellioni, le tentazioni, le paure – e contenitore di rivelazioni divine. Deserto che fra Jordi mi ha aiutato ad attraversare e che mi ha svelato di amare così tanto da desiderare lì il suo ultimo approdo.

Fra Jordi, la nostra guida, una presenza forte, una voce importante, severa, la sua. Dal pentalogo delpellegrino, alla evocazione appassionata dei luoghi e delle vicende evangeliche, fino all’invito costante ad essere spugne e non giudicare.

L’invito a resistere alla tentazione, forte in noi, di scavalcare la complessità. In una terra come questa, poi! In una terra ferita da muri, discriminazioni, ingiustizie e violenze. In una terra che per noi è stata accogliente e nella quale il saluto dei bambini incontrati lungo la strada verso Cana non era Ciao (schiavo) o Salve (salute), ma Shalom (pace!).

Ora, a casa, dopo il cammino, è diventata più forte l’urgenza di pregare per quella pace, di operare per quella pace.

  • In questa direzione e in questo senso è stato illuminante e profetico concludere il nostro cammino nel villaggio di Neve Shalom, dove il ‘folle sogno’ della convivenza pacifica si è fatto realtà. Dove ogni preghiera, ogni lingua e ogni canto si sono fusi nella Casa del silenzio.

Gratitudine, profonda gratitudine. Per fratel Tom, che ha dato l’avvio a questo cammino e ci ha accompagnati con l’accoglienza, l’ascolto e la sapienza che sono suoi. Per chi ci ha accolto e ospitato. Per chi ci ha aperto la casa e la storia della propria vita. Per i compagni di viaggio tutti.

Parti di un gruppo decisamente numeroso che, tuttavia, come per una tacita intesa frutto di un sentire affine, mi è parso andare avanti nel cammino e nella relazione reciproca con sguardoattento e sempre in punta di piedi.


 


STEFANO:

  • Ho camminato nella Terrasanta con un’attesa un po’ pretenziosa, che andava oltre il

devozionalismo, o il “dover andare dove tutti devono andare”, o il “dover vedere ciò che tutte le guide ti fanno vedere”, scattando le foto che tutti prendono. Volevo andare più in là, vedere più in là.

E questo si può fare oltre la folla – pur se, in parte, essere nella folla che in lingue diverse e con melodie diverse eleva la stessa e multiforme lode, mi ha regalato il senso di una comunione universale – calcando con i piedi la terra, per entrare in sintonia con passi che hanno cambiato la storia.

Ho intuito la concretezza di quei passi, la loro semplicità impastata di eternità, ho scoperto che i passi di Gesù, di Maria, Giuseppe, degli Apostoli e Discepoli sono avvenuti sotto il velo dell’ordinarietà, della perifericità, del dubbio, del timore e coraggio giornalieri, ma sempre nel salto dell’affidamento: ed è stato questo salto che ha ribaltato tutto. Questi protagonisti del “lieto annuncio” dobbiamo tirarli giù dai quadri là in alto, per ritrovarli fratelli e sorelle che aiutano a cambiare la mia, la nostra storia.

Volevo, ancora, capire qualcosa dell’oggi di questa terra, così colma di diversità, contraddizioni,

attese, sofferenze, eroismi, speranze. Mi è stato suggerito il metodo della spugna, dell’immersione senza giudizio. Ho compreso che posso solo ascoltare, condividere, testimoniare e, per quanto riesco, convertire il mio agire.

Infine, ho pellegrinato con altri, ho fatto attento il mio passo alla varietà dei passi, mi sono fermato sulle rive dei volti e mi sono inchinato davanti a “terre sacre”.

Un viaggio durato nove giorni, ma che mi è sembrato dell’intensità di un mese.

E per tutto grazie, tutto è stato Grazia.

 

  •  

LUCIA:

  • Faccio sempre molto fatica a riorganizzare le idee e i sentimenti…


Ci provo

Questo pellegrinaggio atteso da tempo è capitato al momento giusto nella nostra vita: ormai nonni, dopo aver cresciuto i figli in mezzo a tanti impegni e preoccupazioni è arrivato il tempo per noi, per me…

Avevo tanto bisogno di recuperare il rapporto con Gesù Dio che avevo sperimentato in modo profondo e pregnante a Spello, nella mia giovinezza e che per tanti anni, anche insieme a Mario , ho cercato di mantenere vivo con inciampi e difficoltà sempre maggiori.

La mia fede era come “anestetizzata”,fatta di formule e riti che sembravano perdere significato.

L’incontro con le persone, le camminate nel deserto, la vista ai luoghi santi mi hanno rinvigorita.

Non ho sentito la mancanza di figli, nipoti, amici e , pur vivendo questa esperienza con Mario, sono riuscita ad essere staccata anche da lui , perché ho sentito in modo avvolgente la presenza del Signore, come non mi capitava da tempo. Ho pianto di commozione e gratitudine più di una volta…

La testimonianza forte di persone impegnate in prima linea( piccoli fratelli, madame Violet, Anna di Neve Shalom…) hanno riscattato la mediocrità di tanti cristiani, io per prima, e mi hanno restituito un po’ di fiducia e dignità .Lo so che non dobbiamo giudicare , ma quando ci vuole ci vuole!

Mi sono subito sentita a mio agio nel gruppo, le testimonianze aperte a volte sofferte dei pellegrini hanno contribuito ad unirci ancora di più e sono convinta che questo sentimento di comunione rimarrà nel tempo, anche se , per forza di cose, ci incontreremo poco….

La situazione poltica mi è parsa ancora più complessa di come me l’immaginavo e confesso che faccio fatica a non schierarmi.

Ho superato le 10 righe ma devo ancora ringraziare:

Giordano strumento più o meno consapevole.

Tommaso che sembra aver programmato per noi questo pellegrinaggio.

Fra Jordi che mi ha più volte commosso con le sue spiegazioni coinvolgenti e vissute.

I pellegrini e le pellegrine compagni affettuosi e spesso premurosi in questo cammino.

Gesù Dio che continua a manifestarsi nei luoghi e nelle persone.

                                                  

MARIO:

Voglio iniziare queste poche righe con un grazie.

Grazie a tutte le persone che mi hanno permesso di fare questo viaggio o meglio questo cammino.

Grazie soprattutto a tutte le persone con cui ho condiviso il cammino.

Cercavo in questa terra “l’eco” dei passi di Gesù.

Non credo di averlo udito, forse è stato sepolti dai tanti “passi” che in questa terra si sono succeduti. Passi di morte, di rovine, di distruzione, di emarginazione, ma anche di fede, di amore, di testimonianza, di servizio, di ricerca della verità.

Ho colto invece l’eco dei passi di chi con me camminava: un’eco di difficoltà, di speranza, di gioia, di belle persone che hanno saputi “giocarsi”.

Forse la verità è proprio lì: l’eco dei passi di Gesù sta proprio nella vita, nel cammino dei viventi e delle persone che ci stanno accanto.

Grazie ancora a tutti.

Mario

ADRIANA:

Ringrazio Tommaso che ci ha dato questa opportunità così importante.
Ringrazio chi si è trovato l'onere di parti organizzative.
Ringrazio Jordy che con grande maestria ci ha portati a volo d'uccello da un luogo all'altro; per averci messo a disposizione i risultati di suoi viaggi e ricerche
Ringrazio tutti della fratellanza, della gentilezza e della condivisione.
Mi sarebbe piaciuto ascoltare racconti anche da Edmond, come Persona di quelle terre ( avrei tradotto, anche se un pò deconcentrata, contateci )
Sostituirei la prima parte della camminata da Nazareth (sole e digestione un pò inconciliabili ) con una visita a Zippori, sito alquanto speciale sul quale mi sono "capitate" diverse informazioni prima di partire.

Bellissimi gl'incontri ! Mi è "capitato" di creare immediatamente rete tra le realtà dei diversi luoghi, anche nella parte di viaggio che ho proseguito da sola come anche al rientro nella mia realtà. Prendo questa come una mia peculiarità, e mi piace.
Mi è mancato un pò lo scambio oltre l'ascolto. I motivi possono essere vari : i tempi - il fatto che fossimo un gruppo formato - ........
Saluto tutti con il grande abbraccio da tutti ricevuto
Tanto tanto affetto.

 

SUSANNA:

Sui passi di Gesù

Quei giorni sono stati per me davvero salvifici. Era partita imbrigliata in un disagio fatto di rabbia. Sono rientrata al mio quotidiano in pace. Laggiù mi sono nutrita di energia nuova e ho reallizzato che desidero tanto diventare una preghiera in cammino, ora mi sembra di comprenderne il significato. Tom ti sono grata perché mi hai portata ad intravedere questa strada di liberazione! Grazie.

Tuttavia vorrei qua ricordare lo sgomento che ho vissuto quando, fin da lontano, sulla via di Betlemme, cominciavamo ad intravedere il “muro”. Increduli ci chiedevamo cosa fosse, cosa significasse, poi le domande hanno lasciato il posto al tacere. Dentro a quello stretto torniello di metallo mi chiedevo: “ma cos’è sta roba?” Approdata in terra palestinese subito gli occhi si sono posati su quei bellissimi graffiti, lì per raccontare metaforicamente tutto il dolore che i muri generano; qualcuno mi ha detto che sul quel muro Francesco, vescovo di Roma, ha posato il capo e ha “pianto”.

Sono una privilegiata, sono nata in una terra libera e non conosco le armi. Al fiume Giordano, là dove ognuno di noi ha celebrato il proprio credo, in quel luminoso pomeriggio che ricordo come l’apice del mio amato pellegrinare in Terra Santa, ecco proprio là ho vista una ragazzo ed una ragazza … belli … in una mano la pizza e nall’altra il mitra. Mi sembrava un fotomontaggio tanto irreale era la scena.

Quel muro e quei due ragazzi mi hanno fatto sentire la miseria umana, ho sentito la mia miseria. Ma subito il cuore ha cercato una via di fuga. Ecco allora che ho sentito la portata rivoluzionaria del vangelo, la sua assoluta modernità. Ho pecepito come i “ sì “detti al vangelo hanno davvero il potere di “innalzarci” sulle nostre miserie e di guidarci alla pace. Il vangelo ci vuole costruttori di Pace.

Grazie a tutti, vi sono grata .

 

ANNA E MAURO:

Siamo a casa, eppure negli occhi, nel cuore ancora ben presenti i luoghi , le persone.


Un viaggio che ha suscitato domande, scavato nella fede, aperto a differenti modi di dialogare con Dio.

Mi accorgo che il mio è parziale, ho bisogno del Fratello Mussulmano per praticare la costanza nella preghiera, come di quello Ebreo per ritornare alle sorgenti delle Scritture.

Terra Santa, polmone spirituale del mondo, dove ogni preghiera trova spazio in un' unica umana invocazione.

Dove ancora lo sguardo benedicente di Gesu' puo' incontrare Pietro e perdonare la sua "pochezza", e così perdonare l'uomo che accosta  alle tante candele accese da credenti di ogni Fede, un fratello giovane che imbraccia un fucile.

Via Crucis, Via Dolorosa attraverso l'indaffarata Gerusalemme, così simile a quella che attraversò Gesu' caricato della Croce verso il Calvario, sconosciuto ai piu', nell'indifferenza di chi "sapiente"non ha capito.

E infine Cesarea, li' il compito tornando a casa, di "amorizzare il mondo", preghiera in cammino con l'anima pacificata.

Tanta gratitudine per cio' che è accaduto dentro di noi e verso il  gruppo che ha accarezzato con delicatezza la commozione di ognuno.

PAOLA:


I miei e nostri passi sulla terra di Palestina          12-20 aprile 2018

Ciao Tommaso e grazie della traccia, che proverò ad utilizzare per tentare di dare ordine almeno ad una parte di tutto quanto mi è emerso dentro durante il nostro essere preghiere in cammino

…..

Ho usato frasi appunti presi dal mio quadernetto e dalle mie memorie mentali ed emotive…non sarà fluido, ma è….più di 10 righe!!!!!!

  • INCONTRI E VOLTI: SEMI DI SPERANZA

Il contrasto forte colto all’aereoporto di TelAviv tra i primi “uomini in nero, con il cappello e tutto il resto” (ebrei osservanti più o meno “tradizionali” come poi ci verrà spiegato) e la modernità, la luminosità, il bianco e metallo dell’aereoporto…mi accompagnano già all’idea della necessità di tenere lo sguardo aperto e curioso, amorevole, spugnoso, per sospendere il giudizio e permettermi nuove conoscenze, incontri, silenzi.

E proprio in questo i semi della speranza: i datteri offertici nella moschea di Nazareth, il racconto di madam Violeta pieno di verità ma senza giudizi e con grande amore per l’amica ebrea anche se privilegiata dalla leggi inique, la caparbietà di Edmond di esserci/raggiungerci ogni giorno nonostante il muro e i blocchi, il cibo preparatoci e offertoci con cura dalla famiglia di Fer s e Randa, con i figli Nur (luce), jasmine (giardino) ers (cedro del libano), la vostra serenata a Gerico e la festa per i ns 20 anni e tutto il resto! Gli occhi e le parole innamorate di Gesu e di qs terra di Jordi; la minutezza e potenza di Anna co-fondatrice di nevè shalom

  • CONOSCENZA, FRATERNITA' E AMICIZIA IN CRESCITA NEL GRUPPO

(da Incontri di ascolto reciproco, motivi e scopi del pellegrinaggio, storia personale condivisa...)

Un bel gruppo….un’età media alta potremmo dire, e per questo di vite già dense ma non “sistemate” una volte per tutte….mi ha colpito nei racconti e negli incontri l’immagine del bivio: in molti di noi siamo giunti qui in una fase della vita che per motivi diversi ci pone davanti a dei cambiamenti, dei possibili bivi com-moventi, e anche della grandi accettazioni per rendere grazie da un lato e poter dirigere le energie, senza disperderle in lotte vane, su altro di più “nutriente”, spesso ancora da trovare/lasciarsi regalare…..questo mi ha portato un grande senso di comunione, non solo per ciò che con profondità e naturalezza ci siamo scambiati senza conoscerci da molto, ma anche per questa grande sensazione di “fratellanza” e incarnazione quotidiana che ci fa essere dolenti, ma anche in ricerca, grati ma anche stanchi, in ogni caso in cammino…al di là degli ostacoli, per trovare continuamente un senso di pienezza al dono ricevuto della vita. E’ stato molto “protettivo”, come sentirsi in un abbraccio amorevole, in un’uguaglianza piena di sfumature diverse, ognuno speciale nella nostra fragile e bella umanità.

  • LUOGHI GEOGRAFICI E LUOGHI TEOLOGICI DI GESU' STORICO ATTRAVERSO I TEMPI....

I nostri, i miei piedi per un “attimo” (8 gg) sulla e nella terra di Palestina, che ho sentito e annusato come Terra Santa proprio perché profondamente umana…mi si è formata davanti agli occhi l’immagine di un bellissimo plastico del “cuore dell’umanità” (il giardino dell’Eden, l’incrocio tra il Tigri e l’Eufrate, la terra fertile delle origini) che in quei luoghi rappresenta, rende visibilissimo il nostro cuore umano, pieno di conflitti e contraddizioni, di aspre lotte, ma anche di amore, semplicità, possibilità generative, speranze e soprattutto incontri, relazioni quotidiane che alla fine fanno la vera differenza di valore. Lì, in terra santa e in particolare a Gerusalemme, nel crocicchio disorientante di voci, preghiere, etnie, religioni, ma pieno di spiritualità e anche capace di silenzi grandi, ho capito che la pace è continuamente da cercare, non è mai data una volta per tutte e parte davvero dalla pace interiore del proprio cuore, per poter incontrare quello dell’Altro…la vita non è la fotografia statica dell’Eden, ma la continua ricerca della Salvezza, della terra indicata da Mosè…ma com’è difficile ricordarsene e affidarcisi sempre!

La storicità e le stratificazioni dei luoghi geografici, teologici ed umani mi danno un senso del flusso continuo tra vita e morte, nel susseguirsi delle generazioni. Quella stessa naturalezza, nonostante le distruzioni raccontate e conosciute, dei luoghi così semplicemente quotidiani che ogni “pietra del primo secolo” ci ha consegnato: passeggiare in un giardino (quello degli Ulivi), pregare nel creato o in una chiesa/sinagoga/grotta, attraversare il deserto (lì familiare, qui metaforico), bagnarsi nel Giordano o nel mar morto o nel lago di Tiberiade, preparare insieme la tavola, baciare e toccare le pietre. Gesti semplici ma che mi hanno radicato ancor più, dandomi al contempo più libertà, più possibilità.

  • CAMMINATE E PREGHIERE NEL CREATO, CON RIFERIMENTO AL LUOGO E ALLE SITUAZIONI DI VITA DI ALLORA E DI OGGI.

Scrivo qui una preghiera che ho annotato in quei giorni:

“Padre e madre celesti, aiutatemi a tenere il cuore aperto alla fiducia nell’uomo, nonostante la nostra ambivalente e a volte così pericolosa umanità. Ci hai creato dalla terra e dal soffio: da un lato la radice/solidità/fertilità e dall’altra il movimento/leggerezza/gentilezza. Nulla di tutto ciò tende naturalmente alla distruzione, ma alla bellezza e alla pace/serenità. Mi fido e mi voglio continuare a fidare dell’Uomo, perché mi fido della tua creazione amorosa. Grazie”.

  • GRAZIE A CHI?

A ciascuno e a tutti!

A te, per la tua presenza continuamente capace di favorire legami, incontri, scambi e opportunità per far sentire ciascuno, che arriva da mondi diversi, a casa e accolto

A fra Jordi (e ai piccoli fratelli di Nazareth che te lo hanno indicato) per la sapienza e pazienza, per l’amore e la cura del racconto, per l’ironia e la serietà. E al trio arabo, cristinao, catalano, musulmano che ha messo in piedi per accompagnarci e che già in sé dava l’idea della “convivialità delle differenze” come possibile!

A ciascuno del gruppo per l’accoglienza, l’adattabilità, gli scambi, le risate, la profondità immediata e l’assenza totale di giudizio

A chi abbiamo incontrato, che si è aperto a sconosciuti affidandoci i propri pensieri ed esperienze, fiduciosi di ciò che avrebbero germogliato o no nei ns cuori

A Gesù Cristo, fratello quotidiano.

Grazie!!!

Un abbraccio a te…è proprio cosa bella che tu esista e grazie a Dio per avermi permesso di incrociare la tua strada e incontrarti!

MAURO:

Ciao Fratel Tommaso,
Dalla Galilea della storia alla galilea dei giorni il passo è breve ma in mezzo restano tante emozioni profonde, scelte di vita, condivisioni, spirito, essenza vitale di tutti i giorni.
In questi giorni di rientro intenso ed emozionante, sento vivo più che mail l'effetto spugna che rilascia piano piano tutto quanto accumulato in questi giorni.
Come una spugna sento che bagno il terreno dei giorni, avverto nelle persone che incontro a cui racconto quanto vissuto nelle varie sfaccettature come le la luce riflessa di quanto emerge dalle nostre parole.
Una sensazione di piacevole serenità rende la vita più felice, ricca e amata, nonostante la tristezza per mio cugino per il quale non nascondo che temo di poter abbracciare fisicamente ancora per poco tempo, sento che tutti i passi sono maturi e pieni di una umanità che si fa ricca grazie agli altri a cui mi avvicino senza pre-giudizi.

CAMMINATE E PREGHIERE NEL CREATO, CON RIFERIMENTO AL LUOGO E ALLE SITUAZIONI DI VITA DI ALLORA E DI OGGI.

Mi viene da dire che la Galilea è come un diamante imperfetto, grezzo, dalle tante sfaccettature, che non è prezioso in se ma per la sua capacità di riflettere come un prisma la luce nelle sue componenti e farti apprezzare il valore profondo dell'unicità della luce divina, nella storia e nei giorni, completa in se stessa perchè composta di tante parti e di tanti insiemi.
Il deserto vissuto diventa la sintesi delle nostre contraddizioni, aridità della terra e dell'acqua che si trasforma in fertilità dei nostri pensieri mentre lo percorrevamo e mentre lo percorriamo nei nostri giorni, solitudine e silenzio che diventano pienezza nello spirito nella vicinanza che ti riporta a te stesso, al tuo centro, proprio perchè favorisce quel processo di attesa nel vuoto e di conoscenza del tuo io più profondo, che mette a nudo il copione della tua esistenza e che lentamente ma con cura, come incartando un regalo prezioso, prende i tuoi estremi e li sintetizza in una unica essenza.

INCONTRI E VOLTI : SEMI DI SPERANZA

Gli incontri con la luce delle persone, con il buio delle parole di dolore, che confermano che "poca luce disperde molto buio", di velata ed impercettibile speranza, di profondità e di spiritualità, di contraddizione, che stimolano a non lasciarsi pervadere dal pregiudizio per evitare che l'oppresso non possa concedersi la speranza di perdonare l'oppressore che è stato oppresso a sua volta e che preghiamo perchè possa a sua volta perdonare il suo passato ed il suo oppressore e che questo diventi un nuovo vortice di pace.
Testimonianze che ti stimolano a vivere il tuo presente in modo semplice, senza amplificare nè mistificare ciò che ti circonda, cercando la leggerezza, la gioiosità il ringraziamento per il bello della vita nelle persone che ci circondano...

CONOSCENZA, FRATERNITA' E AMICIZIA IN CRESCITA NEL GRUPPO

(da Incontri di ascolto reciproco, motivi e scopi del pellegrinaggio, storia personale condivisa...)

La magia del gruppo che ci ha lentamente trasformati da persone giunte da strade e da storie diverse, in pellegrini in cammino verso la ricerca dell'altro, sensazione gradevole di scoprire come le mie paure sono anche le paure dell'altro vestite, di una diversa vita. Persone che si sono attratte come forze elettromagnetiche e un grazie a te perchè è la tuo squisita, delicata e ferma sensibilità che è capace di fare sintesi, di unire quei fili impercettibili che corrono nella vita di ciascuno e che con semplicità trovano un raccordo comune nella terra che accoglie da cui provengono e a cui ritorneranno, profondità di una preghiera tanto semplice quanto intensa.

LUOGHI GEOGRAFICI E LUOGHI TEEOLOGICI DI GESU' STORICO ATTRAVERSO I TEMPI....

I luoghi pietre che diventano pane di vita da cui sgorga la fonte del nostro nascere, dove davvero si respira l'essenza l'incrocio delle religioni dove al centro, nell'intersezione non vuota, si riesce a sentire il centro della spiritualità, vero motore comune a tutte le esistenze.
Pietre che come Pietro diventano le nostre apparenti umane contraddizioni ricche di impulsività di vergogna, di orgoglio e di perdono, che sanno accogliere il perdono, terra ancora una volta, come nella preghiera, che diventa veicolo di unità e di riconciliazione con le forze presenti nella natura del creato.
Poco importa se sono pietre del secolo primo... Ma lo sono o almeno per me lo sono diventate, grazie alla cura che dona profondità al quotidiano e fa percepire la grande capacità e l'approfondimento di chi ci ha guidato e che con passione ha svolto studi e, con amore, ha adottato nel suo cuore la terra che ci mostrava e questo si sentiva nel profondo.

GRAZIE A CHI?

Un grazie a te prima di tutto per quanto ho detto sopra, Fratello maggiore che stando vicino guida e cammina con te.
Grazie a Fra Jordi che in modo simpatico, ma senza mai cadere nel banale o nello scontato, ci ha guidato.
Un grazie a Edmond, presenza silenziosa ma che a parer mio ha svolto il lavoro nell'ombra, quello che non si vede ma che in silenzio si riesce a sentire.
Un grazie a chi abbiamo incontrato che con semplicità ci ha mostrato le proprie ferite ed ha lasciato spazio alla nostra sensibilità.
Un grazie a tutti noi, persone capaci di fare comunità mettendo a disposizione le proprie vite, come un libro aperto, capaci di farsi leggere senza la paura di giudicare o essere giudicati.
Un grazie al Signore perchè tutto non sarebbe senza lui

Una richiesta di perdono, perché ho scritto sicuramente di più…

Ma la cosa più importante, un abbraccio a te, Piccolo Fratello, dal Cuore Grande.

PIERGIORGIO:

Scrivo da Betania. Aiuta. E’ notte.

Abbiamo camminato nel deserto. Caldo, pietre, luce…il sottile confine tra l’essere e il nulla. Anche se per poche ore ho intuito l’inospitalità del luogo. Non è fatto per gli uomini. Eppure lì mi sono sentito profondamente, limitatamente umano. Dove da soli non è possibile vivere, scoprirsi umani perché bisognosi degli altri, dell’Altro. Gli altri li ho sentiti negli sguardi, nei gesti, negli abbracci, nelle parole. Conservo l’ago di porcospino donato, le pietre e le conchiglie del deserto raccolte, le spezie contrattate a Nazareth. Cammino di incontri, di storie di oppressione e di liberazione. Il muro è violento, le parole di Violette, delle suore della casa di Abraham e del vescovo melchita sono forti. Tutto semplice, ordinario come a Nazareth, come il Giordano. Sembrava il Lambro, eppure nell’ordinario è avvenuto lo straordinario.

DELFINA:

Sono partita senza nessuna aspettativa, ma un grande ddesiderio di ritornare 'sui passi di Gesù'. Quando si è stati in quei luogi santi il desiderio di ritornarci è grande.

In autobus dal'aeroporto a Gerusalemme F: Jordi ci proponeva di vivere i primi tre giorni come una Pasqua!.   Grande emozione l'arrivo aGerusalemme e la stupenda veduta della città santa (le mura, le cupole delle moshee dove c'era il Tempio...) dalla Maison d'Abraham sulla collina di fronte.

Il mattino successivo ci siamo recati al S. Sepolcro; è stata una commozione da brividi: la messa nel sepolcro,poi la visita al'interno della grande Basilica e della città che racchiude i luoghi dove Gesù ha dato la sua vita per amore, ci ha lasciato l'Eucarestia.... Grande emozione quella del pomeriggio (era venerdì) percorrendo il cammino della Via Ctucis. Tutto si svolgeva nella vita normale, mentre un negoziante arabo faceva la sua propaganda con l'altoparlante e noi cristiani pecorrevamo pregando le tappe della via dolorosa. Doveva essere un pò così quando Gesù visse la sua salita al Calvario..

Emozionante la salita al monte degli ulivi, dove la tradizione, secondo Luca ,situa anche l'ascensione. Siamo poi discesi al Getzemani immersi in una folla enorme, mentre si sarebbepreferito il silenzio.

Andando a Betlemme, ho provato molto dolore alla vista del grande muro che separa palestinesi e ebrei, mentre nella grotta della natività ho rspirato silenzio e preghiera.

Un pò faticoso il cammino nel deserto, ma ho sentito la forza dello Spirito, il dito della mano di Dio che mi dava forza e coraggio, e la tenerezza dei pellegrini che mi davano la mano nei momenti difficili.

Bel momento la sosta al Giordano, luogo del Battesimo di Gesù; là ho sentito un Soffio particolare nel rinnovare le rinuce e le promesse personali.

Molto 'verde' e gioioso il cammino nella Galilea, prima lungo la valle del Giordano, poi Nazareth,Cana, Eilaboun. Nazareth: incontro significativo con i Piccoli Fratelli e con Violette, donna speciale che 'tesse' untà nelle differenze, senza rancore per tutte le angherie subite.

Così sarà nel nostro passaggio a Newé Shalom, al termine del pellegrinaggio: una realtà di convivenza fraterna nel rispetto delle differenze religiose, etniche....Gran segno di speranza in un paese diviso, inlotta, conlearmi in mano pronteaessere utilizzate.

Un gioioso incontro era stato ad Eilaboun con il Vescovo novantenne, giovanile e siritoso, vero testimone della Chiesa Melchita di cui ora sappiamo un pò di più, anche per l'accoglienza nelle familie, per me un pò limitante a causa della lingua diversa.

Grazie a tutti, grazie a f. Jordi per la conoscenza della Terra Santa, trasmessoci con calore.

Un calore che ancora porto ,e credo portiamo, nel quotidiano.della Terra santa dove v iviamo.

OSVALDO:

erra Faticosa, Terra Peccatrice, Terra Sacra, Terra Santa

Gesù dopo il Battesimo al Giordano è portato nel deserto e lì deve confrontarsi con le grandi tentazioni delle “3 P”: Possesso, Prestigio e Potere!! (come le ha chiamate fra Giordi in una sua spiegazione).

Gesù nel deserto è riuscito a liberarsi da questi vincoli che imprigionato la persona, allontanandola dalla sua vocazione di essere “immagine e somiglianza” di Dio. La strada che Gesù ci ha insegnato è quella “spoliazione di sé”, della Tenerezza e della Compassione, dell’Amore gratuito per Dio, per Noi stessi, per gli Altri e per Creazione tutta. E’ la strada di mettere Dio al centro.. Affascinante e difficilissimo!!!

Ma cosa è rimasto a distanza di 2.000 anni dalla sua Incarnazione?

Questa domanda mi risuona forte, anche alla luce del cammino sui “passi di Gesù”, guardando un po’ a tutto: alle relazioni tra le Religioni con i loro “dogmi”, riti e usanze; all’arroganza e lo strapotere politico dello Stato d’Israele; alla violenza delle relazioni tra gruppi e persone; ai muri e alle separazioni visibili e invisibili….. alla fatica del Vivere che c’è…

Siamo ancora lì ingabbiati tra “Possesso, Prestigio e Potere” a tutti i livelli: gli stati, le istituzioni, le religioni, gli ambienti di lavoro, i gruppi e le persone!!

La tentazione di dominare gli altri e di imporre la propria idea come Verità era attualissima 2.000 anni fa ed è attualissima oggi, come se fosse connaturale con l’esistenza stessa dell’uomo.

Gesù ci dice che “grano e zizzania vanno insieme, non possono essere separati”!!. Bene e Male fanno parte dell’esistenza umana, la zizzania può diventare grano.. Noi siamo creature chiamati responsabilmente a fare la nostra parte, a cercare di seminare il bene, affidandoci a Dio e alla sua Grazia.. Io sono grano e zizzania!!

Nel cammino è bello aver potuto constatare la presenza di tanti semi di Bene, di Tenerezza e di Pace. Semi che resistono, anzi sono ancora più forti e luminosi in tante persone e realtà, come ad esempio le suore che hanno condiviso la loro testimonianza, Violetta, cristiana a Nazareth appassionata tessitrice di legami e storie, il piccolo fratel Marco, i fratelli della chiesa cattolica Melkita, ma anche i compagni di viaggio del gruppo “Focauld”.

Grazie a Betania, a Tommaso, a Delfina, agli amici della FUGA e alle persone che hanno camminato insieme a me sulla terra di Gesù. Grazie a fra GiJordi e ad Edmond per il dolce accompagnarci in questa terra faticosa, peccatrice e proprio per questo Sacra e Santa…

MARY:

Israele- Gerusalemme

A fine dei tre cammini percorsi: Santiago Roma Gerusalemme , fuori dall’ultimo alloggio, ho lasciato le mie scarpe da cammino.

Se provo a ripensare con la testa non viene fuori niente, devo ricordare a pelle.

Sotto la pelle, come un urto, ho sentito il muro, alto, tortuoso, grigio, teso a sbarrare quartieri , ipervigilante di confini imposti, rubati per separare chi non si vuole più incontrare. E’ su questo muro che si scambia” terra contro pace”.

Stridente il contrasto con quell’altro muro, dove invece si pretende di ritrovarsi insieme a pregare. Non capisco.

A pelle il silenzio del deserto, verso Gerico prima e Qumran dopo, silenzio così intenso da comprendere tutti i suoni, sacro. Nel deserto siamo entrati piano, ma con passo fermo come si dovrebbe fare lungo la vita, abbandonando le tentazioni delle tre P, potere prestigio passione, che uccidono.

Qui non esiste terra ma solo Terra Sacra

E da questa terra contradditoria, ferita, porto a casa il canto di speranza quotidiano alzatosi dalle comunità incontrate : Maison d’Abraham , Effetà, Marco dei Piccoli Fratelli , Violeta Khouri di Nazareth, le parrocchie che ci hanno ospitato, il Kibbutz Lavi con la sua rigidità , Wahat as Salam Nevè Shalom. Nella Doumia , spoglia di simboli mi sono sentita a casa, con il Signore di casa.

Ma come faranno a vivere lì, sempre, a coltivare speranza e verità in quel mondo che non cambia? Su luoghi santi dove il Dio di ciascuno è invocato più per dividere che per unire? E da lontano, ma vicinissimo, l’eco della Siria

Non so cosa pensare di questa terra che esiste solo come Terra Sacra, incedibile per definizione e allora… rinuncio a pensare . A Cesarea tolgo i sandali e mi inginocchio.

Da Santiago a Roma sono arrivata a Gerusalemme, sono tornata a casa – che sia un cammino nuovo.

Grazie a chi ha camminato fin qui con me (a Giordano mio marito), al gruppo, a Tommaso, a fra Jordi, a Edmund . Guide preziose

 

JULIA:

Ciao a tutti!  Avevo fatto un tentativo di inviare le 4 righe che poi erano diventate di più,  ma è fallito dopo due ore di scrittura ... si vede che doveva andare così, che quello non andava inviato... perché quando ho cliccato per invio si è cancellato tutto!

Non sono così brava a scrivere come Stefano,  però mi sento molto in sintonia con quello che dice, bravo Stefano! 

Io non sono riuscita molto a condividere con tutti non so perché, ma mi hanno emozionato tanto le condivisioni degli altri, dove in ognuno mi vedevo anch'io un po! Non conoscevo a nessuno e adesso mi sembra di conoscervi da tanto tempo! Sono capitata per caso nel gruppo... ma penso che a volte il caso non esista!

Non ho rispettato la puntualità; mancando del rispetto a tutti... ma non faccio aposta! Scusate! È un problema che devo risolvere con me stessa penso... (possono testimoniare che mi alzavo anche prima di tanti... però nell'ultimo momento qualcosa veniva fuori e poi...

Devo ringraziarvi per tutto! A Tomaso per la riuscita di questo viaggio per me cosi importante per la compagnia per i luoghi e per i silenzi! So bene che il mio cammino è ancora lungo... che quando credo di essere  arrivare poi me ne accorgo che solo sono a metà strada,  che ognuno di noi ha da fare il suo cammino ma che insieme il cammino si può fare più corto!

Ho voglia di vedervi presto e abbracciarvi! 

A presto!