Fraternità

Eremo Betania

SPAZIO E TEMPO D'INCONTRO CON DIO, CON GLI ALTRI, CON TE STESSO...

RILESSIONI SUL FARE FRATERNITA' A BETANIA

Pace e gioia. In qualche modo chiedo Permesso per continuare il dialogo con i fratelli e sorelle dell'Associazione, e con tutti gli amici di Betania.

Grazie per le condivisioni fraterne, per i toni di sincerità e di confronto aperto, andando verso una volontà di comprendersi, di una fraternità nel rispetto delle differenze e orientata non con regole scritte, né per forza, ma in responsabile adesione, verso obiettivi comuni, evangelici, cioè di pienezza d'umanità.

Intanto mi sento di ridire grazie, cosa non fatta a sufficienza, a tutti per l'impegno, per la continuità, per il desiderio di ancora 'imparare' il reale e concreto cammino di fraternità qui a Betania, per l'amicizia e l’affetto…Grazie

Sapercelo dire nel quotidiano, nei nostri incontri, nei momenti di fatica e quelli più leggeri. Saperselo dire a volte -una volta all'anno qui a Betania o in una o l'altra delle vostre case con un incontro attorno a una mensa di gioiosa condivisione…

E viene allora spontaneo chiedere Scusa. Si, scusa per tante omissioni nell'informazione o non chiarezze, in particolare con Delfina, con Paolino ( a suo tempo) con Eliseo, con Aziz...e con tutti voi più vicini nella corresponsabilità di funzionamento (Laura e Alberto, Sara e Sandro, Anna e Mauro, Emilena e Beppe, Antonio e Luciana....) dell'eremo-fraternità, scusa per tanti che abbiamo accolto, ma non ho ascoltato con attenzione veramente fraterna, non informati e orientati bene circa la collaborazione a Betania; scusa per il mio Dna di 'provvisorietà' e tante volte di improvvisazione, di subitanea creatività (vedi nella liturgia o altro) che sicuramente può dare fastidio a chi è abituato a regole e schemi più fissi o semplicemente a non improvvisazioni.

Eppure proprio questa 'provvisorietà', questo 'non troppo definito' vorrebbe essere una 'porta' (forse stretta) dalla quale passa la luce dell'apertura a tutti, della condivisione, del nessuno 'capo' o 'maestro', del 'tutti ospiti e collaboratori' -da chi è più stabile all'ultimo che arriva per poco tempo- in fraterno cammino.

Sta appunto a noi più stabili dare la possibilità a chiunque arriva di ‘collaborare' e aver spazio di lavoretti, di cucina, di orto, di artigianato, di animatore di preghiera… (secondo le possibilità e nell'accordo di come vivere i pochi giorni a Betania)

Ripercorrendo, in questi giorni, la vita di Arturo Paoli ho scoperto, espresso con chiarezza (cosa che già avevo sperimentato a S. Martino di persona), quanto egli viveva nella Casa Charles de Foucauld e che -tenuto conto che Betania non ne è un'imitazione- esprime al 90 per cento quello che era il mio desiderio iniziando Betania. E continua a essere l'orientamento, il desiderio attuale. Ecco:

“La casa di S. Martino non invita solo i credenti definiti dalle parole della lettera ai Romani come figli di Dio consapevoli che si lasciano guidare dallo Spirito (Rom 8,5), ma è aperta a quelli che avvertono l'esistenza e l'importanza del soffio con disagio e forse con angoscia. E questi sono individui, piccole comunità, giovani disorientati (noi diremmo: feriti) in questa società chiassosa e confusa.

La casa sarà un 'laboratorio dello Spirito' e per questo c'è bisogno di silenzio e di preghiera.

I non invitati sono solo coloro che cercano un angolo per le chiacchiere da caffé.

Da Spello porto la tradizione di giornate distribuite tra lavoro-preghiera-contemplazione-dialogo. E anche l'assenza di un servizio di personale permanente. I vari compiti vengono distribuiti tra gli ospiti della casa. Il tempo di permanenza (e il modo di collaborazione) viene fissato secondo i bisogni dell'ospite (Siamo tutti ospiti dai più permanenti a chi viene per un giorno)

Mi auguro che le persone che verranno, dopo un certo periodo diventino diffusori e moltiplicatori di questa esperienza. Non desidero un gruppo stabile, chiuso in sé stesso, ma un luogo di passaggio (per tutti) dove vivere l'esperienza di ricerca da portare avanti lungo tutta la vita, nel lavoro, nella famiglia, in parrocchia, in politica. Non sarò un maestro, ma una presenza amica, un fratello (mia aggiunta), un ricercatore che vuole offrire ad altri la possibilità di cercare insieme e coltivare così la Pace”

Tom