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PELLEGRINAGGIO A MALTA - PERCHE'?

Voglio essere molto sincero. Ho sempre organizzato pellegrinaggi con lo scopo non tanto di visitare Basiliche o Santuari o luoghi di apparizioni, che sono meta di pellegrinaggi, piuttosto per conoscere e incontrare 'santuari' umani dove c'è cura dei 'piccoli', della natura…dove si coltiva la convivenza armoniosa delle differenze.   Per raggiungere queste finalità ho sempre cercato luoghi dove degli amici del posto potevano darci una mano a organizzare bene le varie tappe.

In fondo anche per Malta è così.

Sono stato a Malta due volte per Incontri della Fraternità secolare (Charles de Foucauld), per ritiro alle Clarisse.... Sappiamo che Malta è un luogo più di turismo che di pellegrinaggi; sappiamo anche del costo del viaggio aereo (comunque non molto di più della Sicilia, che era l'alternativa) oltre ad altre spese normali. Che dire?

L'incontro con i membri della Fraternità secolare, con altre persone, tra cui un don Jimmy, la conoscenza di Malta attraverso realtà di vita, che curano la vita, il creato…magari un far memoria del passaggio di Paolo a Malta (Atti degli apostoli) sono motivi che mi hanno convinto a decidere per Malta.

E sono proprio questi amici che, dietro mio invito, organizzano il pellegrinaggio per noi.

Penso anche gli amici della Fraternità scolare, almeno alcuni, vorranno camminare con noi.

Forse allora è bene anche darci 'un tema', camminare con un ‘motivo' di riflessione, che potrebbe anche essere: 'ospiti e pellegrini nel mondo e non del mondo'

Il pellegrinaggio si svolgerà dal 14 al 20 ottobre 2019.

Chi intende iscriversi lo faccia al più presto. C'è da fare il biglietto senza troppo tardare.

Ricordo anche che limitiamo il numero a 15 persone, e si fa in fretta arrivare a 15.

D O P O   P A S Q U A ?

Siamo ormai da tempo 'dopo Pasqua'; ma si può dire dopo Pasqua?  

Nella Pasqua di quest'anno, celebrata con molte copie di un gruppo chiamato “Piccole Famiglie”nella linea dei Piccoli Fratelli di Charles de Foucauld, abbiamo sottolineato la profondità nel rapporto di Gesù con il Padre. Abbiamo ascoltato il grido del mio fratello Arturo Paoli: “fermatevi, fermatevi perbacco. Dio c'è nel vostro cuore; chiudete la porta....Basterebbero 15-20 minuti al giorno...”   E, aggiungo io, pratichiamo dei 'risvegli' durante la giornata per respirare interiormente, magari con un mantra: Maranatha!

E poi l'altro lato importante: il grembiule come vero abito sacerdotale, di cui Gesù si è completamente cinto per lavare i piedi ai discepoli: l'Uomo-Dio in mezzo a noi, Servo per Amore che da vita.

E ancora il libero e forte amore di Gesù per tutti, anche per Giuda, per i suoi assassini.

Di lì passa la vittoria di Pasqua.: l'Amore attraversa la morte e trasforma in Vita, l'Amore di PER-DONO crea Vita dalle cose che non sono o che hanno causato morte.

Pasqua: Passaggio.

Beati gli artigiani di 'passaggi' nei muri di razzismo, di religioni vissute solo alla lettera

Beati gli operatori di brecce negli ostacoli di potere,di odio, addirittura credendo di far bene,

Beati i camminatori, i pellegrini che hanno come casala strada edunque come fratelli ospiti e ospitanti i poveri, i sofferenti, i perseguitati, gli esclusi...., ma anche i ricchi, i razzisti, i guerrafondai. Tutti questi ultimi, in una Pasqua vera, sono portati 'fuori le mura, là dove, bagnati nel sangue dell'Agnello, nel sangue d'Amore del Povero Cristo e dei poveri cristi che li spingano su vie di solidarietà e giustizia, della Verità non definibile se non dall'Amare il prossimo come Gesù ha amato,   dal bacio tra giustizia e pace..

E dunque, oggi 14 maggio 2019: Beato fratello Biagio Conte e i mille poveri che a Palermo hanno digiunato per evitare il rimpatrio dell'idraulico ghanese , raggiunto da un decreto di espulsione a causa del soggiorno scaduto...

E Beato 'don Corrado ', elemosiniere del Papa, il cardinale che ha riagganciato la corrente per gli occupanti di un palazzo a Roma

E beati i mille e mille 'artigiani di pace', che, nel silenzio, umiltà e pazienza, ogni giorno diffondono energie d'amore invece di giudicare e condannare.

Siamo nel tempo dopo Pasqua; ma si può dire dopo Pasqua?  

La Pasqua è un morire e risorgere nel quotidiano dei giorni, è donare la propria vita per amore degli amici, i piccoli, gi scartati, i fuori le mura.... E' anche un 'oltre' che porta a compimento la storia, misteriosamente, quando tutto e tutti saranno radunati nelle Braccia del Padre di ogni misericordia....ma anche questo raduno sarà, io credo, in cammino senza fine.......Pasqua eterna!

   Non è mai dopo Pasqua!

.            

Alleluia, Alleluia, Alleluia.                                                         Tommaso

TOM E UN PO' DI STORIA CON CHARLES

Da quando ne ho sentito parlare -avevo circa 20 anni ed ero in seminario- mi ha sempre affascinato

in Charles de Foucauld, francese doc, la tonalità di esploratore. Esplorare, ricercare: un anelito   profondo dell'essere umano, un desiderio di conoscere che porta sempre oltre, che dice cammino

Non so perché, ma ricordo che non fu difficile per me cogliere, ed essere attratto, in Charles giovane e adulto, dal suo 'fuori-riga', sempre notevolmente oltre gli schemi abituali di buon cattolico, di monaco, di prete, sottolineando l'umano semplice prima che 'conte' o 'soldato' o addirittura 'francese', prima che 'prete' o 'religioso'.

La sua 'ricognizione' del Marocco, travestito da rabbino ebreo, risente del desiderio di riuscire in qualche cosa, ma risente anche del 'bisogno suo' di uscire dall'ozio e dal giro 'militare' che non conduce a niente, di conoscere e incontrare persone e luoghi invece che far loro la guerra.

Nel mio cammino in seminario diocesano, e in seguito da giovane prete e soprattutto nei primi anni da piccolo fratello in Sardegna (operaio del comune, tra cui seppellire i morti) ho poi scoperto che, in Charles, questa tonalità esplorativa e ricercatrice non solo è diminuita o scomparsa, ma ha trovato lo sviluppo più valido proprio nella passione per il Nazareno

Come Mosè al Sinai, Charles de Foucauld ha la visione del roveto ardente a Nazareth!, cui attingerà per tutta la sua vita con sempre maggiore ampiezza. In ricerca del volto di Dio nella terra di Gesù, In particolare a Nazareth , incontra il volto dell'uomo, che dice il volto di Dio

Quell'umile, nascosto, piccolo, ultimo degli artigiani, degli operai: Gesù, il figlio d'una semplice donna, Maria, preso in custodia da Giuseppe, collaboratore del padre putativo in falegnameria, nasconde e rivela il mistero dell'umiltà di Dio, il mistero di un Dio laico, di un Dio del quotidiano

Che gioia, che cammino di libertà a tutti i livelli, scoprendo piano piano , lungo gli anni che Charles non rimane chiuso nei canoni di una religione, nei meandri di una teologia o di dogmi da credere con la testa e da ripetere in formule, ma s'inoltra nella strada dell'imitazione del povero operaio di Nazareth, strada del divino presente nell'umano, della sacralità di ogni umano. Tale sacralità, davanti a cui togliersi i sandali, l'aveva già intuita prima della conversione come esploratore in Marocco, ma prende tutta la sua forza e orienta il vivere quotidiano e il suo 'essere missionario' proprio a Betlemme e soprattutto a Nazareth

Un semplice quadro familiare; ma mistero di Vita, di Amore che regge l'Universo.

....«Ho perduto il cuore per questo GESÙ di Nazareth (Fratello, Amico,..),

crocifisso 1900 anni fa (Salvatore, Signore) e passo la vita a cercare

di imitarlo per quanto possa la mia debolezza» (1)

La mia storia inizia con la guerra, seconda guerra mondiale,in un paese delle Langhe, terra da confine del mondo. Più isolata ancora l'alta Langa, terra d'identità locale difesa a denti stretti, e però così bagnata di povertà in tutti gli aspetti da lasciar campo libero a sogni di vera umanità fraterna, a cammini di esplorazione, di 'uscire dal seminato' per conoscere, esplorare e incontrare gli altri.

Nei miei primi cinque anni di vita, le Langhe sono state terra di partigiani in guerra per la libertà. Ho visto, ho sentito, ho respirato e registrato, come si fa da bambini, inutili violenze, morti, sangue versato, lacrime e pianti tra persone che a Natale (il Bambino Gesù...il Gesù di chi?) erano capaci di scambiarsi auguri, di darsi la mano, e il giorno dopo di nuovo pronti ad ammazzarsi.

Per quale dono, per quale grazia non so esattamente, ma in me da quel periodo è cresciuto il rifiuto totale della guerra e delle armi, perché strumenti di 'inutili stragi', di divisioni mortali mentre si è fatti per la vita, per la gioiosa fraternità.

Inconsciamente, credo, portavo dentro un'esplorazione dell'uomo al di là o prima delle divisioni, delle lotte, una ricerca di fede dentro ma anche oltre il catechismo insegnato dall'anziana Carolina, oltre i vespri cantati della domenica ,obbligatori per tradizione, quando noi bravi giocatori di 'pallone elastico' dovevamo interrompere la partita per lasciar spazio al guadagnarci il Paradiso.                                                                                                                                              

E poi fu tempo di seminario, tempo di radicalità sognata più che vissuta, di 'viaggi’ oltre il ridottissimo spazio quotidiano, di sognare un tipo di prete che salva un'infinità di gente, che fa risuonare 'prediche travolgenti', ma anche confessioni infinite e facile fraternità con tutti.

Allora mi venne incontro , mediante la visita e la testimonianza di Dominique Voillaume e Carlo Carretto , il nostro personaggio eccezionale nella sua semplicità e 'piccolezza', fr. Charles de Foucauld, affascinante per il tono di 'radicalità' nel seguire Gesù di Nazareth, il tono di 'novità' in cui avvertivo, anche se molto ancora nella nebbia, il fascino d'una vita religiosa diversa dai 'soliti frati' chiusi nei conventi o dagli affaccendati preti presi nel 'salvare' giovani e meno giovani dall'inferno, avvertivo un uomo prima di tutto

Ordinato ad Alba prete diocesano, viceparroco con prevalente attività pastorale fra i giovani,credo che fu proprio questa ricerca,-erano gli anni '68- del primato di Dio e della persona umana, a spingermi verso la fraternità di Spello, a fare una:settimana di ritiro in modo non tradizionale e con nuove prospettive.

Li ho trovato un clima, dei fratelli, che mi hanno fatto scoprire meglio Charles de Foucauld, mi hanno testimoniato il primato di Gesù Cristo sulla Chiesa, della persona umana sui suoi titoli o ruoli, il primato dell'amore -carità sulla religione. A Spello nell'incontro con tanti giovani nei vari eremi, nell'ascoltarli e nel dire loro la mia esperienza stavo imparando quanto vissuto da Charles:

“Ha fatto della religione un amore” (Huvelin dice di lui)

Un Charles esploratore nel quotidiano della storia dell'uomo, esploratore del divino, esploratore con sulla fronte, come i minatori, la lampada, quella dell'Amore: universale, cioè della croce e del cuore di Gesù, Sacro Cuore, Fratello-Signore dell'universo.

Da giovane esplora l'uomo su vie di piacere, di libri di filosofia e scienze varie, incontra un se stesso triste, distrutto, e tra i commilitoni incontra uomini senza risposta soddisfacente alla domanda di senso, alla questione su Dio,

Esplora allora un territorio, un popolo in Marocco e in certo senso trova Dio, o meglio è richiamato a porsi la domanda su Dio, una domanda che impegna non solo la testa, ma tutto il suo vivere.

Ritrovato l'incontro con Dio di Misericordia, inginocchiato davanti a don Huvelin a Parigi, è invitato a conoscere la Terra Santa i luoghi di Dio fra noi. Poi, entrato trai monaci andrà lontano, a Akbés in Siria, per nascondersi jn Dio, in Gesù di Nazareth e lì, da buon ricercatore esploratore attento alle persone, visitando i contadini attorno al monastero, farà l'esperienza di gente più povera dei monaci, di persone perseguitate, in estrema sofferenza. Cercava Dio scopre l'uomo nel mistero dell'universo. Scopre i poveri, scopre i sofferenti, le vittime dei nostri poteri, scopre il più basso dei poveri, delle vittime: Gesù Fratello, Signore.

Anni dopo, nascosto a Nazareth, presso le Clarisse, ma con il cuore sempre in esplorazione, Charles è abitato con chiarezza da un pensiero e da una 'chiamata-missione' che tutto lo scuote:

“Non c’è credo, parola del Vangelo che, come questa, abbia fatto in me un'a impressione così profonda e trasformato maggiormente la mia vita: tutto ciò che fate a uno di questi piccoli è a me che lo fate. Se si pensa che tali parole sonoquelle di colui che ha detto questo è il mio corpo e questo è il mio sangue, conquale forza si è portati a cercare e ad amare Gesù in questi piccoli, in questi poveri”

Presenza particolare e misteriosa nell'Eucarestia, come Charles la sentiva passando ore in adorazione, mistero della fede; presenza di Gesù Cristo nel povero, in ogni altro vivente, nel cosmo: questo il colore di fondo, non sempre letto e applicato con chiarezza, che mi ha accompagnato mi accompagna nella mia lunga vita di Piccolo fratello del Vangelo di Gesù.

Ripercorrendo gli anni passati in varie fraternità e luoghi diversi, posso dire che la nota di fondo è l'accoglienza. Sempre e dovunque sono stato accolto e ho cercato d'imparare l'accoglienza.

In Tanzania, a Chalinze, piccolo villaggio poverissimo, capanne sparse qua e là, di terra, anche il tetto di terra; polenta e ‘mlenda' (salsa di erbe secche ridotte in polvere che, cotta nell'acqua diventa 'collante') e a volte fagioli (se ce ne sono)....grande povertà.

Una mattina, come spesso facevo, passo a visitare, salutare, portare qualche medicina. Arrivo ad una capanna, una donna (già ci conoscevamo) è seduta stancamente sulla kigoda; mi saluta, m’invita (Karibu, Karibu sana) a sedermi su un'altra kigoda già pronta. Incominciano i saluti, lunghi, pazienti. A un certo punto dei saluti lei mi dice: Mgeni amekuja (Un ospite è arrivato): Credo di indovinare. In effetti lei si alza lentamente, va dentro, prende il suo bimbo, partorito durante la notte, ritorna, bimbo in braccio, e dolcemente pone fra le mie braccia l'ospite. Messaggio chiaro, altro che lezione di catechismo!: un bimbo che nasce è ospite anche della mamma, la mamma è ospite nella sua casa, la sua casa è ospite nel cosmo, perché il cosmo non è né mio, né tuo, il cosmo sono io, il cosmo è ogni altro, il cosmo è in Dio. Nel cosmo ciò che più conta è l'accoglienza reciproca.

Accoglienza, ospitalità, fraternità: i tre piedi della Kigoda su cui 'riposa' ogni vero umano, su cui riposa Dio Tre piedi da tenere ben saldi, senza orgoglio, senza vantarsi, semplicemente metterli in pratica   E' accertato che negli ultimi anni Charles si firmava con il solo nome, senza titoli, neanche quello di fratello. La cosa ha un significato ben profondo: il valore della persona oltre ogni titolo, senza appartenenze, neanche di religione.

Forse è in questa linea che da 4-5 anni ho smesso anch'io di firmarmi fratel Tommaso, bensì semplicemente Tommaso o, in particolare da circa un anno, semplicemente Tom.

Il contrappunto di questa sinfonia di vita. vedere l'altro, sentire ogni altro come 'terra sacra' davanti a cui togliersi i sandali e così imparare ad amare.   L'altro mi ha sempre fatto capire il mistero del vivere, che è dono di accoglienza reciproca, di ospitalità senza limiti, di fraternità desiderata e cercata in un artigianato di pace.

Un detto antico;'Ho cercato me stesso,non mi sono trovato; ho cercato Dio, non ho potuto riconoscerlo direttamente; ho cercato l'altro,ho riconosciuto la sacralità e mistero del suo volto, della sua vita....Ho trovato tutti e tre: me stesso, Dio e appunto gli altri'

E ciò che cerchiamo di vivere oggi alla Fraternità-Eremo Betania:

Lo so , non c'è prima l'altro e poi io e Dio. So ancora che non c'è prima l'adorazione eucaristica e poi i poveri e poi io. C'è sempre un misterioso legame di unità, di circolazione da uno all’altro, come nella Trinità. So che la preghiera se non mi porta a vivere l'unico comandamento dell'Amore, non vale niente; se celebrare l'eucarestia non mi manda a vivere l'eucarestia nel quotidiano, consacrato come l'ostia dalla fame d'amore dei sofferenti, dei violentati, di tutti, è carne senza Spirito.

Sono lontano dalla spiritualità, dalle tracce di Charles de Foucauld?

Rendo grazie allo Spirito, alle Fraternità d Gesù e del Vangelo e altre, a tanti poveri incontrati nei vari luoghi che mi hanno aiutato e anche ora mi aiutano a chiedermi non cosa farebbe Charles, ma

Cosa farebbe Gesù, fratello e Signore, al mio posto, proprio in questo momento, in questa situazione”?

 

E allora, come faceva Charles, ritorno a cercare nel Vangelo, che mi fa incontrare Gesù Cristo, ad adorarlo con meraviglia di bambino nell'Eucarestia, a respirarlo nello Spirito che aleggia ovunque, contemplando le stelle nella notte e le prime luci dell'Aurora, e desidero impegnarmi ad accoglierlo e 'toccarLo' -Fratello, Amico, Salvatore, Signore-, nei poveri, in ogni altro ospite nel Cosmo.

                                                                    Con affetto     Tom

Sento che quest'anno non farei con sincerità gli auguri di Natale se non con il tono e il
sapore d'incontro personale...'oltre'


Sapore d'incontro, sapore di fraternità, sapore di libertà, tono d'amicizia gioiosa.
Incontro è guardarsi negli occhi, allo stesso livello pur di diversa statura; è ascoltarsi in piena
fiducia, è rispetto e umile accoglienza delle differenze che, allora, arricchiscono invece di separarci
e farci paura; è 'darsi la mano' che va fino ad aver cura concreta dell'altro in ogni suo bisogno, ma
senza imporre o controllare E' dunque alleanza di cuori, è creatività sviluppata insieme, è in qualche
modo condivisione d'un quotidiano con tutti i suoi problemi, sofferenze e gioie.
Avverto anche che gli auguri personali quest'anno hanno bisogno più che mai di un
respiro 'oltre','che potremmo chiamare il soffio o corda della speranza.
La speranza: una corda lanciata sull'oltre, sul futuro; una corda dall'impossibile umano al possibile
divino-umano, una corda di un progetto arcobaleno che fondamentalmente è il progetto (sogno) di
Dio, il sogno di Gesù: un regno, una famiglia, una casa, una nazione, un popolo di tutti fratelli, nella
convivialità di differenze, di lingue diverse, di etnie, di religioni,
Ecco allora che, osando fare gli auguri a tutti gli amici, in particolare per il gruppo residenziale
provvisorio (siamo in 5-6 tutti provvisori) della Fraternià-Eremo Betania, per i membri
dell'Associazione Betania, per voi collaboratori e ospiti di Betania, mi ritornano carichi di un
appello a incontri personali, a lanciare la corda della speranza per superare tanti piccoli muri e
intravvedere 'pascoli verdi e tavolate di amicizia festosa'
Il sogno di Dio è scritto nel DNA di ogni persona umana,
Ringrazio Dio che mi ha dato di 'sognare', di avere il progetto di una fraternità universale,di un
'Paradiso' di tutti fratelli e sorelle, di un cosmo che viaggia verso un'armonia piena....mentre
appare tutto il contrario, mentre dominano i muri di divisione, di diversità sentite con paura, come
ostacoli invece che ricchezze.
Questo 'Oltre' mi abita e mi incoraggia a osare gli auguri di Buon Natale, auguri che mi ritornano
un po' scomodi. Mi ritornano scomodi ma alla fine gioiosi perché invitano proprio me a uscire da un
Natale 'dolciastro', a base di un consumismo mangereccio, di regali alla moda, a non ripetere
liturgie 'belle' perché diverse o stucchevoli e vuote, per vivere un Natale con attenzione a incontri
più personali.
E siccome gli auguri vogliono essere proprio personali non elenco ognuno di voi in questa lettera
rivolta a tutti. Ma questa mattina, proprio il giorno di Natale, cercando di far memoria di ognuno
di voi sentivo che venivano fuori degli 'oltre' e delle parole di un nuovo natale che cercherò di
mettere in pratica e di 'spargere' secondo il bisogno di ognuno.
Un Natale con le porte aperte, non solo della casa, ma del cuore, oltrepassando vari muri di
differenze di carattere e di formazione, muri di pregiudizi e di 'giudizi' che, magari inconsciamente,
mi abitano, di paure dell'altro diverso per etnia, per cultura, per religione...
E' dalla paura che nascono erezione di muri, costruzione di armi fino alla follia del nucleare,
disprezzo dell'altro, violazione dei diritti fondamentali umani....,
Ancora muri da oltrepassare con varie corde legate alla speranza: il muro delle prima reazione,
spesso insensata (la corda della riflessione,); il muro dell'indifferenza (la corda della
compassione); il muro dell'individualismo, dell'identità fissa, immobile; il muro del razzismo (la
corda della misericordia con se stessi, con gli altri)
A chi non lancia la corda della speranza i muri cadranno loro addosso.
Insistendo negli auguri della corda lanciata dalla speranza, sottolineerò, secondo l'esigenza di
ognuno, parole vive come: creatività, fraternità, amicizia, libertà, porte aperte, vastità di cuore,
relazione armoniosa....
YUYUYUYUYUYUYUYUYUY
Dove nasce e dove continuo ad attingere il sogno-progetto di Vita che nel profondo tutti ci abita?
In quel bambino di Betlemme,in quel ragazzo di Nazareth, in quel crocifisso risorto avviene il
misterioso incontro-alleanza di Dio con l'Umanità. Un incontro-alleanza di una portata 'oltre' la
conoscenza intellettuale, 'oltre' i sentimenti', 'oltre' lo stesso cuore, ma soprattutto 'oltre' le cortine
fumogene dell'orgoglio di scienza, di tecnologia, di religione, di razza.
Un incontro-alleanza in cammino, che già pieno ora, ma in figura, attende e spera un 'oltre' totale.

'Rallegrati, Maria, amata da Dio' 'Oggi ci è nato un Bambino'....'Una spada ti trafiggerà il
cuore'....Tu sei mio figlio diletto'
I Vangeli narrano la storia di Maria, di Giuseppe, di e di Gesù, figlio di Maria e figlio di Dio....
Nella loro storia, in particolare quella di Gesù, c'è la storia mia, tua, di ogni vivente. E'
paradigmatica. Parola difficile, ma che semplicemente vuol dire che nella storia di Gesù, storia
umana-divina anello centrale della storia tutta, leggo la mia storia e tu sei chiamato a leggere la tua
storia. Questo vale anche per le famiglie, le comunità, la chiesa, l'umanità tutta.


''Rallegrati, Maria'....'Tu sei mio figlio....Oggi, Natale 2018, è' detto a te Delfina, a te Eliseo, a te
Francesca, a te Erica. E' detto a Massimiliano, a te Teresa, a te Fabio, a te Tommaso, a te Morena.
a te Aziz, a te Sandro, a te Elena, a te Sabrina, affamata di soldi ma per sopravvivere.
Mistero della fede, ma il Bambino Gesù che nasce a Betlemme, il Verbo-Dio che si fa carne, che si
fa uno nella storia di tutti, il giovane falegname di Nazareth, cittadina sconosciuta, alla domanda:
chi è Dio? permette di rispondere: Dio è Gesù di Betlemme,di Nazareth. E alla domanda: chi è
l'umano? permette di rispondere: ogni umano è (figlio di)Dio.
Rallegrati dunque, amico mio,amica mia, chiunque tu sei, dovunque tu vivi, qualunque sia il tuo
passato, oggi ci è nato un Bambino, un fratello. In Lui siamo tutti fratelli dalla nascita e lo
diventiamo con l'artigianato della fraternità, che è sapore d'incontro...oltre.


Buon Natale Tom

.                  

Ritrovare - mantenere con fedeltà

spazi di deserto, di silenzio e di povertà

(Riflessioni a cuore aperto sulla missione dell'eremita, oggi)

Che cosa vuol dire?

Cerco anch'io di capire per mettere in pratica, cominciando da me stesso,e provo a esprimere

Ritrovare spazi di deserto, di silenzio e di povertà, intanto va nella linea di “cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e tutto i resto vi sarà dato in sovrappiù”..

Va ancora nella linea dell'unico comandamento: “Ama Dio e ama il tuo prossimo come te stesso, Amatevi come io vi ho amato”.

Primato dell'amore, della Carità su tutto il resto, sulla fede, sulla speranza, sulla religione.

Primato della persona, della coscienza personale profonda che, ,ascoltata bene, fa agire per il bene di tutti.

Primato dell'altro come 'terra sacra' chiunque e comunque sia …

Spazi di deserto.    

Deserto: una realtà di prove e tentazioni, scomoda, senza difese, che rende nudi, senza coperture di ministero,di ruolo, di consuetudini, di appoggi esterni.

E' per eccellenza la terra dell'eremita, uomo-donna, libero da pesi umani, da preoccupazioni materiali. Comodità, troppa sicurezza economica e di mezzi tecnici non aiutano l'eremita a vivere uno spazio di deserto 'fertile' per la Chiesa di oggi.

Essendo il deserto una nuda presenza a se stesso e allo spirito, se l'eremita lo vive a fondo ricupera quel confine in cui l'essere umano si pone in ascolto dello Spirito, del senso ultimo.

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Sia l'uomo di oggi, individuo più che persona in relazione, sia la società di consumo, di apparenza, con l'idolo del denaro, così come molta parte della chiesa, spesso arroccata su consuetudini, ricchezze varie, paurosa, con la pretesa di verità da imporre, mancano di questo spazio di confine, di deserto; o meglio sono in un deserto, ma non inviati dallo spirito.

Gli eremiti, occupando questo spazio desertico, spinti dallo Spirito,sono chiamati, anche a nome dell'uomo di oggi, dalla società e dalla chiesa, a sentire e aver compassione (come Gesù)della fragilità dell'essere umano e dei suoi bisogni. In qualche modo si tratta, stando nell'eremo solo (o a volte accogliendo o qualche volta uscendo), come Gesù e in Gesù di aver cura e di guarire da infermità e confusioni.

Spazi di silenzio  

La situazione attuale, più che mai, richiede cura, onestà e impegno, richiede umiltà e saper ritirarsi nella propria camera,ma con tutta la fiducia possibile, una fiducia nel futuro, nel compimento finale di una fraternità universale. Fiducia che passa in una crescita di responsabilità e dunque di intercessione con la preghiera e con la vita.

E' dal silenzio del deserto, che mette a nudo i propri valori e le fragilità, che può avvenire una reale, silenziosa crescita di impegno,di Regno di Dio, cioè Amore Misericordioso del Padre di tutti.

Silenzio intriso di religiosità, in cui appunto le religioni istituzionali quasi si dissolvono: Perché, come dice il Con. Vat II, “la Chiesa, fornita dei doni del suo fondatore e osservando fedelmente i suoi precetti di carità, di umiltà e di abnegazione, riceve la missione di annunciare e instaurare il regno di Cristo e di Dio in tutte le genti, e di questo regno costituisce in terra il germe e l'inizio” (Lumen gentium, 5)

Ecco: la Chiesa per il regno di Dio, cioè l'Amore di Dio che abbraccia tutti, che invita tutti al banchetto, che,in Gesù (lui stesso regno di Dio), chiama 'amico' anche Giuda, che dice a chi scaccia i demoni, ma non è dei nostri: Non impeditelo, perché chi non è contro di noi è per noi..

Come dire: tutti quelli che guariscono il mondo, che amorizzano il mondo, anche se non sono dei nostri, sono nel regno di Dio. Per cui ogni cristiano e in particolare l'eremita è un religioso, ma non primariamente un uomo della religione istituzionale.

L'eremita cristiano è un eremita di Gesù Cristo, che è testa e cuore della Chiesa. In Gesù è eremita a nome del creato, di tutti gli umani, di cui Cristo è il primogenito.

Spazio dunque di silenzio dove credenti e non credenti si possono ritrovare, senza linguaggio adeguato, ma gli uni gli altri abitati dalla Presenza Ineffabile, indicibile,da un Dio non definibile, sicuramente non violento (mentre le religioni spesso l'hanno visto e lo vedono e vivono come violento gli uni contro gli altri):

Mistero di silenziosa,ma forte relazione, di dialogo, di comunione, Uno, nella convivialità delle differenze. In Silenzio abitato dalla Presenza, che noi chiamiamo Padre dal cuore di Madre, Spirito di Gesù Cristo, presenza silenziosa in ogni essere, nella Creazione, Presenza che rende 'sacra' e sorella ogni persona, ogni creatura vivente, ogni terra

L'eremita è allora un religioso, silenzioso fratello umano di tutti, in particolare dei piccoli, dei 'feriti', dei poveri, della creazione tutta, caratterizzato dalla gioia, da un forte desiderio di Vita, di fraternità.

Spazi di povertà

L'eremita ricco, proprietario di qualcosa, che dice “mio”...non esiste, non è eremita.

Povero in spirito è uguale a eremita. Si, perché il povero in spirito è in solitudine (anche in mezzo a tanti) ma non isolato,una solitudine in comunione con tutti e tutto,ma sulla “soglia”: non invade, non s'appropria, non controlla, non giudica....è ospite e pellegrino nel suo eremo e in ogni spazio, in ogni realtà, libero e leggero, lasciando liberi e leggeri gli altri.

“Dsidero una chiesa povera per i poveri” (E.G.) Desidero un eremita povero per i poveri.

Condizione fondamentale per conoscere i 'segni dei tempi', per leggere i segni del tempo nella 'stanza superiore' (Ultima cena), non come li legge, in genere, la gente con uno sguardo superficiale.

La povertà dell'eremita non è un gioco di parole, uno sport o uno spot pubblicitario.

E' fisica, ma è anche e soprattutto un atteggiamento dello spirito che permette di stare e camminare nel mondo di oggi “togliendosi i sandali di fronte alla terra sacra dell'altro” (E.G.) E permette in particolare di percepire il deserto della società attuale, del mondo di oggi, della chiesa stessa come e comunque terra sacra, terra in cui Gesù vuole passare come ai suoi tempi, terra davanti a cui togliersi i sandali'. (Vedi episodio del roveto ardente, commento del card. Martini....”Quella su cui ti trovi, quella che hai percorso...è terra sacra)

L'eremita povero impara l'umiltà, la dolcezza del cuore, la tenerezza; impara a non condannare , a non scartare il peccatore (dunque noi stessi),ma a seminare il bene, a diventare misericordia come Dio è misericordia.

                                                                     Fratel Tommaso