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MERAVIGLIE E MISTERI DEL CREATO

Pace e gioia.

                         Sono le sei del mattino, una colazione in fretta ma abbondante. Alle 7 bisognerebbe essere sul Punto di Bellavista del Ngorongoro Crater. Arriviamo con un po' di ritardo. Ci sono già altri. Improvvisamente lo sguardo si perde su un'orizzonte immenso: un enorme stadio di circa 18Km per 20; 600 metri di dislivello, e il terreno 'da gioco' in basso e' uno sfoggio di 'magliette' a vari colori,dal bianco e nero delle zebre, al rosa dei fenicotteri -tantissimi- lungo i bordi della grande palude di colore azzurro-verde, al marroncino di rinoceronti.....leoni.....Oh, i leoni, chissà se li vedremo e poter dire: Hakuna matata = nessun problema, anzi....!

Silenzio! Siamo in tanti, ma catturati dalla bellezza, dal quadro di grande respiro naturale che ha immediati e profondi echi nello spirito di ognuno. Silenzio e bocca aperta,come bambini

Un respiro di serena presenza, di soffio leggero che avverti nelle viscere tue come nelle viscere della natura attorno; un profumo che sale dal grande tappeto di giovane erba e fiori, risalendo sul pendio di cespugli e alberi fino all'orizzonte più alto delle verdeggianti punte montagnose oltre il

cratere. Ci appartiamo un momento e, con l'aiuto del libro di preghiere 'Betania', sommessamente lodiamo il Creatore con l'inno ecumenico della Creazione....

Eccoci pronti a scendere nell'arena del quotidiano di animali selvatici. Discesa al rallentatore, perché molto ripida e pericolosa.

Ci siamo: branchi di zebre, di Gnu... rinoceronti...un elefante lontano e struzzi...'Guarda qui, guarda là.....'Fermati'. E poi a destra il volo di fenicotteri che si spostano sull'altro lato del laghetto. “Una meraviglia ai nostri occhi”.“Qui siamo in Africa”, mormora qualcuno, “qui siamo nella 'natura vergine' come migliaia di anni fa”, dimenticando d'essere su una 4x4 riparati da pericoli, scattando fotografie e video senza posa.

Siamo in Africa, in un particolare e splendido 'campo da gioco ' della natura, dove con-vivono molte varietà di animali e l'uomo 'ordina' le cose coltivando e custodendo, ma anche dominando.

Dicevo: con-vivono, una convivenza che ha un aspetto 'misterioso', come ovunque nell'universo, quello del 'mangiare', della sopravvivenza che comporta la lotta, la morte di essere viventi, vegetali e animali, in favore di altri....

L'abbiamo visto quando una leonessa, sganciata dal gruppo di altri 10 leoni, indolentemente sdraiati al sole, stava puntando una preda, e quando una iena da lontano fiutava il momento di scattare a prendersi un piccolo 'gnu' appena nato.

Fermata la 4x4 il più vicino possibile, il nostro autista ci invita a guardare la scena e meditare.

Una Gnu sta terminando di partorire il piccolo, lo lecca, lo pulisce affettuosamente: C'è tutta la cura, c'è tutto l'affetto, la tenerezza d'una mamma in una grande radura, spazio di reazioni dettate da istinti diversi, da quello di sangue uguale -la meraviglia di altri Gnu fermi, immobili a contemplare il miracolo d'una nascita- a quello di sopravvivenza, per cui cerco di nutrirmi con un cibo pregiato, come la carne d'un piccolo di altra specie - i Gnu, vicini al neonato, sempre fermi, pronti a difendere il piccolo da un attacco della iena, che sta cercando il momento di avventarsi-

Vita nel grande 'campo' del Cratere.

Continuiamo a girare incrociando altre 4x4 mentre gli autisti si tengono informati sul movimento degli animali, in particolare i leoni. Ecco, un messaggio e l'autista accelera. Tutte le 4x4 puntano ai piedi di un promontorio; siamo tra gli ultimi ad arrivare, là davanti, tre macchine prima di noi, due leoni, pole-pole, stanno attraversando la strada. 'Guarda, Tommaso, guarda a destra, là in fondo' Guardo, ma non vedo. 'Si, guarda lontano un po' in alto'.Ecco un leone(o forse una leonessa) sta ferma, immobile puntando lo sguardo verso un piccolo branco di zebre. Verrà il momento?

“Morte tua, vita mia” legge della natura, legge del vivere da animali. E noi Umani, in cui una parte di animale è ben presente e va accettata, rispettata, che facciamo...?

In ogni morte c'è trasformazione fino alla resurrezione. Ma noi viviamo e mangiamo l'essenziale per la trasformazione o 'divoriamo' causando solo morte ingiusta e violenta?

Questa domanda mi frullava nella testa mentre contemplavamo la leonessa ferma e decisa, e i 10 leoni riposando sotto il sole cocente. Ci siamo mossi prima della leonessa per andare al punto d'incontro, vicino a un laghetto con ippopotami, dove 'mangiare' il pranzo al sacco. E la domanda , invece di lasciarmi, si è raddoppiata passando vicino alla carcassa di un vecchio alberello inerme e immobile come pietra sul terreno. Anni, secoli. Il cratere nel quale siamo risale a qualche milione di anni fa. Terremoti, colate di lava, fuoco che brucia e distrugge?   Distrugge? Certo, sul momento, ma guarda dopo anni, guarda più lontano quanta vita è venuta fuori,dalla terra bruciata e devastata; guarda come la prima erba, e magari nuova varietà di erba (c'è creazione continua e misteriosa oltre i parametri di una scienza che di sicuro ha ben poco), viene fuori dai disastri, dalle morti di piante, animali e persone, dalla morte del piccolo seme sotto terra che ora rinasce come pianticella che darà il frutto.

E' così, la natura si rinnova , si trasformata e ricomincia dalle ceneri di tanti esseri viventi.

Tempi lunghi e lenti, tempi che in linguaggio ordinario diciamo 'eterni (“Ci ha impiegato un'eternità”), sono i tempi in cui morte e vita s'incontrano, si baciano a lungo, ed è la vita che germoglia sempre, che rinasce, trasformata,in cammini nuovi. Si, germoglia sempre la vita, perché non esiste la morte,esiste un tempo di passaggio, di 'ibernazione' da cui spunta la luce, il calore, l'Aurora della Vita rinnovata

 

Lì nel cratere di milioni di anni, sono stato toccato dall'impercettibile mistero del tempo: E c'è tempo e tempo, un tempo per ridere e uno per piangere: un tempo per ammirare questo paesaggio unico, che la recente pioggia ha rinfrescato, ringiovanito; un tempo per andare a mangiare tranquilli. Eh no.. Un rapace, buttandosi a capofitto, ha rubato a colpo sicuro il pezzetto di pollo che uno di noi aveva in mano..Un po' di spavento, ma anche un ridere un po' amaro di tutti per il colpo 'maestro' del rapace. Ancora un paradigma del vivere oggi, in una società di molti rapaci.

Mangiare o nutrirsi; depredare o aver cura; appropriarsi, rubare o invece accogliere, ricevere quanto la Vita ti propone, ti offre, in modo da ringraziare invece di pretendere e lamentarsi.

E' la scelta tra questi due 'orientamenti' di vita che da la 'nota' giusta al nostro vivere. I contrappunti possono variare,ma se tieni la nota di fondo, che è nutrirsi e non divorare,aver cura e non distruggere e consumare; accogliere, ricevere e non impadronirsi, dominare, allora la gioia abita il tuo cuore, anche se a volte in pianto e dolore.

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Con lo stesso spirito siamo andati alle falde del Kilimanjaro

Una tazza di caffè, qualità arabica genuina, in compagnia, seduti attorno a un piccolo tavolo sotto una tettoia che ci ripara dalla pioggia cadente in clima di gioiosa fraternità: alle falde del Kilimanjaro!   Potete immaginare, a 1700 m. soltanto, mentre il Kilimanjaro arriva a 5900.Una giornata di pioggia, adatta a imparare senza fretta tradizioni semplici fin dall'origine delle coltivazioni, e poi, verso la conclusione della giornata, con un bel sole cadente e una vista favolosa del famoso monte che da piccoli 'sognavamo' cantando:'Alle falde del Kilimanjaro...parapunzi....'

Abbiamo imparato a distinguere il caffè buono da quello meno buono, l'arabica dalla robusta.

Con Satiel e i suoi amici, che vivono coltivando il caffè in montagna, perché a quell'altezza la qualità arabica prende tutto il suo valore in bontà e profumo, abbiamo vissuto momenti di

bella 'fraternità' in una natura in cui l'uomo lavora per coltivare e custodire mettendo come primato la persona, il bene di tutto e tutti (flora, fauna e soprattutto persone umane) invece che il consumo forzato, il dio denaro.

Un momento di gioia vera con la musica della battente pioggia: abbiamo scelto i chicchi di caffè, uno per uno, li abbiamo tostati al fuoco e passati nel mortaio (alternandoci nello sbattere il grande mastello), abbiamo preparato il caffè nel modo più antico e semplice mescolando la polvere all'acqua bollente e....In cerchio sotto l'accogliente tettoia : “Heri ya maisha = Buona vita”, brindiamo con la tazza in mano e guardandoci negli occhi, neri e bianchi senza paure. E continuiamo gli auguri in swahili, in inglese, in italiano e anche in francese, per una coppia di simpatici(!) francesi con i quali abbiamo fatto il percorso insieme.

Mercato equo e solidale, i gas (gruppo acquisto solidale), l'agricoltura biologica richiedono il primato della relazione tra le persone, richiedono tempo di ascolto, di conoscenza, di accoglienza, di convivialità delle differenze, di togliersi i sandali entrando nella terra sacra di ogni altro, altrimenti non è vera ecologia integrale, ben messa in valore da Francesco nella Laudato sii, ma idolatria della natura, un altro modo per schiavizzarla.

 

Il tempo a volte passa veloce. E' tempo di scendere dalla montagna...e anche la pioggia scende, anzi si ferma, Le nuvole piano piano si diradano e, di ritorno ad Arusha, fermandosi sulla strada ci giriamo: In fondo la bianca punta del Kilimanjaro esce dalle nuvole ed è un quadro limpido, mentre piano piano le nuvole scompaiono dando risalto alle luci d'un caldo tramonto e alla nitida sagoma

del monte, che può fare da sfondo a una bella fotografia di noi cinque.

Non siamo saliti sulla montagna per adorare (ci vorrebbero 3-4 giorni), ma, fermi ai bordi della strada, adoriamo la Presenza nel tabernacolo della creazione, nel tabernacolo del Kilimanjaro dal profumo di caffé.

Ciao Satiel, capoguida e amico che mi consegna un regalo per l'amica che ce lo ha fatto conoscere;

Kwa herini = Arrivederci, voi coltivatori di caffè e di relazioni fraterne imparate da Madre terra

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Da un tabernacolo all'altro: La splendida spiaggia di Zanzibar con i colori verde-azzuro del mare e il bianco delle oceaniche onde, come una barriera, all'orizzonte, in lontananza.

Il senso di Infinito, di armonia degli elementi, di spazi aperti custodi di meraviglie; la gioia di 'vedere' con gli occhi del corpo paesaggi da favola, il senso di calma di respiri lunghi e sereni che modulano la libertà interiore...., sono sensazioni uguali e diverse in montagna o al mare. Alcuni preferiscono le cime con i sentieri da percorrere o le rocce da scalare, il clima di famiglia che si crea; altri la distesa di spiaggia e di acque in cui nuotare e il sole che da colore alla pelle e anche ai sentimenti..Decisamente preferisco la montagna.

Ma diceva una di noi, in un momento di condivisione sulla spiaggia assolata, seduti all'ombra: E' di fronte all'oceano che respiro di più l'infinito, l'immersione nel mistero di Dio, d'essere una sola cosa con il Divino.... una goccia nelle grandi Acque.

Grandi acque solcate da piccole navi di pescatori che ho salutato di giorno mentre nella sabbia,scavando, cercavano esca per la pesca della notte; una vita dura in un ambiente di rara bellezza, dove i ragazzi riescono a giocare senza preoccuparsi di noi stranieri. Grandi acque solcate da enormi barconi che nei secoli scorsi trasportavano schiavi comprati a Bagamoyo e poi da Zanzibar partivano verso terre lontane, le Americhe, i Caraibi, l'Europa...

Sabato, ci accorgiamo che le scorte di denaro sono finite, anche se la zona dove siamo non è frequentata dal grande turismo e possiamo comprare quanto ci serve nei piccoli negozi del villaggio, come la povera gente del posto, e dialogare con loro mussulmani, sentendosi dire: al di là delle religioni, ciò che conta è che siamo tutti umani, la vera fraternità è fraternità umana, E io aggiugevo: solo così è anche divina.

Affittiamo due biciclette e con Mauro andiamo a 10 km di distanza a 'ritirare' denaro e all'occasione mi viene in mente di comprare vino (non facilmente reperibile, essendo in un paese a grande maggioranza islamico) per il giorno dopo.

Domenica:ultimo giorno completo del nostro speciale 'pellegrinaggio'. Ci alziamo con calma, una passeggiata sulla bianca spiaggia, l'oceano si sta ritirando, Sulla bianca spiaggia scatto due-tre foto a Donatella e Anna, vestite di bianco. Un quadro d'artista da contemplare e lasciarsi invadere.

Ieri dalle 14,30 alle 16,30 camminata sulla immensa spiaggia fino a raggiungere l'acqua lontano, lontano ‘Vieni, Tommaso, vieni, è una passeggiata fantastica, potrai nuotare se vuoi'. E mi lascio convincere, metto i pantaloncini, senza il minimo pensiero a proteggere con crema le gambe che non vedono mai la luce. Gambe bianche, su sabbia bianca, qua e là passaggi con i piedi nell'acqua, un venticello che accarezza la pelle....è piacevole, ci scambiamo idee, riflessioni, risate...

Da parte mia il ritorno è piuttosto veloce per timore dell'alta marea che sta salendo; riprendiamo i pochi vestiti lasciati in custodia a un masai, più che onesto... Rientriamo e tutto è ancora normale, ma la notte la pelle comincia a lamentarsi, il giorno successivo aumenta il prurito e la notte seguente c'è fuoco nella pelle delle gambe.....

Non vi racconto tutta la storiella di un anziano-bambino che 'giocava' con il sole, con l'acqua, con la sabbia bianca.....e fu 'bolle' al terzo giorno, 'bolle papali' con bruciatura di secondo grado, da curare con attenzione se non vuoi beccarti un'infezione più che possibile....

Due insegnamenti, due messaggi?

+ Attraversare la vita 'inconsciamente', non pensando a 'protezioni', a come custodie la natura, le parti fragili del creato, degli altri, di noi stessi è una lenta ma inesorabile putrefazione....

 

+ Un vero cambiamento, un rinnovamento del vivere, dei modi di fare o dei motivi che mantengono vivi, passa solo da 'una bruciatura', una solenne bruciatura in cui perdi le pelli dell'egoismo, dell'orgoglio, dell'indifferenza, delle regole rassicuranti, dell'adulto che non sa più né sognare, né meravigliarsi…Solo allora ti ritorna la pelle del bambino in nuova freschezza…Che bruciatura, ma che profumo di nuova giovinezza ti avvolge!

 

E sulla spiaggia, miracolosamente vuota per tutto il tempo, abbiamo celebrato l'Eucarestia, un sincero, direi quasi silenzioso, rendimento di grazie; una connessione profonda con la natura attorno, con le persone lì a nostro servizio, quelle del villaggio, con quelle incontrate lungo tutti i 20 giorni in Tanzania, con chi abbiamo lasciato in Italia, con tutta l'umanità.   A nostro modo una “Messa sul mondo” con il pane-chapati del posto e il vino di Dodoma, capitale della Tanzania

L'Eucarestia è continuata sulla barca,che ci ha portati al largo per chi voleva

immergersi e cercare le stelle marine sul non profondo fondale delle acque. Marco e Piergiorgio si sono divertiti.

Il giorno dopo' siamo ritornai alla 'Barca del nostro quotidiano', più al largo, spinti dalla Sua Parola, ascoltata, più che nell'ordinazione di Bruno o nelle varie chiese, dalle persone incontrate, in particolare i poveri e nella natura, prima parola del Creatore.:

Va, pellegrino, ospite e ospitante ovunque, solo diffondi energie d'amore.

 

                                                                                                                      Tom