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QUARESIMA 2019

 

Ogni giorno

m o m en t o   c o m u n i t a r i o  d i

P   R   E   G   H   I   E   R   A

(Adorazione     Meditazione     Lectio divina Eucarestia)

 

D a l l e  18  a l l e  19,15

 

Lunedi: Adorazione. Silenzio

Martedi: Eucarestia-adorazione

Mercoledì: Adorazione-silenzio

Giovedì: Lectio divina-Eucarestia

Venerdì: Meditazione

Sabato: Adorazione-silenzio

MERAVIGLIE E MISTERI DEL CREATO

Pace e gioia.

                         Sono le sei del mattino, una colazione in fretta ma abbondante. Alle 7 bisognerebbe essere sul Punto di Bellavista del Ngorongoro Crater. Arriviamo con un po' di ritardo. Ci sono già altri. Improvvisamente lo sguardo si perde su un'orizzonte immenso: un enorme stadio di circa 18Km per 20; 600 metri di dislivello, e il terreno 'da gioco' in basso e' uno sfoggio di 'magliette' a vari colori,dal bianco e nero delle zebre, al rosa dei fenicotteri -tantissimi- lungo i bordi della grande palude di colore azzurro-verde, al marroncino di rinoceronti.....leoni.....Oh, i leoni, chissà se li vedremo e poter dire: Hakuna matata = nessun problema, anzi....!

Silenzio! Siamo in tanti, ma catturati dalla bellezza, dal quadro di grande respiro naturale che ha immediati e profondi echi nello spirito di ognuno. Silenzio e bocca aperta,come bambini

Un respiro di serena presenza, di soffio leggero che avverti nelle viscere tue come nelle viscere della natura attorno; un profumo che sale dal grande tappeto di giovane erba e fiori, risalendo sul pendio di cespugli e alberi fino all'orizzonte più alto delle verdeggianti punte montagnose oltre il

cratere. Ci appartiamo un momento e, con l'aiuto del libro di preghiere 'Betania', sommessamente lodiamo il Creatore con l'inno ecumenico della Creazione....

Eccoci pronti a scendere nell'arena del quotidiano di animali selvatici. Discesa al rallentatore, perché molto ripida e pericolosa.

Ci siamo: branchi di zebre, di Gnu... rinoceronti...un elefante lontano e struzzi...'Guarda qui, guarda là.....'Fermati'. E poi a destra il volo di fenicotteri che si spostano sull'altro lato del laghetto. “Una meraviglia ai nostri occhi”.“Qui siamo in Africa”, mormora qualcuno, “qui siamo nella 'natura vergine' come migliaia di anni fa”, dimenticando d'essere su una 4x4 riparati da pericoli, scattando fotografie e video senza posa.

Siamo in Africa, in un particolare e splendido 'campo da gioco ' della natura, dove con-vivono molte varietà di animali e l'uomo 'ordina' le cose coltivando e custodendo, ma anche dominando.

Dicevo: con-vivono, una convivenza che ha un aspetto 'misterioso', come ovunque nell'universo, quello del 'mangiare', della sopravvivenza che comporta la lotta, la morte di essere viventi, vegetali e animali, in favore di altri....

L'abbiamo visto quando una leonessa, sganciata dal gruppo di altri 10 leoni, indolentemente sdraiati al sole, stava puntando una preda, e quando una iena da lontano fiutava il momento di scattare a prendersi un piccolo 'gnu' appena nato.

Fermata la 4x4 il più vicino possibile, il nostro autista ci invita a guardare la scena e meditare.

Una Gnu sta terminando di partorire il piccolo, lo lecca, lo pulisce affettuosamente: C'è tutta la cura, c'è tutto l'affetto, la tenerezza d'una mamma in una grande radura, spazio di reazioni dettate da istinti diversi, da quello di sangue uguale -la meraviglia di altri Gnu fermi, immobili a contemplare il miracolo d'una nascita- a quello di sopravvivenza, per cui cerco di nutrirmi con un cibo pregiato, come la carne d'un piccolo di altra specie - i Gnu, vicini al neonato, sempre fermi, pronti a difendere il piccolo da un attacco della iena, che sta cercando il momento di avventarsi-

Vita nel grande 'campo' del Cratere.

Continuiamo a girare incrociando altre 4x4 mentre gli autisti si tengono informati sul movimento degli animali, in particolare i leoni. Ecco, un messaggio e l'autista accelera. Tutte le 4x4 puntano ai piedi di un promontorio; siamo tra gli ultimi ad arrivare, là davanti, tre macchine prima di noi, due leoni, pole-pole, stanno attraversando la strada. 'Guarda, Tommaso, guarda a destra, là in fondo' Guardo, ma non vedo. 'Si, guarda lontano un po' in alto'.Ecco un leone(o forse una leonessa) sta ferma, immobile puntando lo sguardo verso un piccolo branco di zebre. Verrà il momento?

“Morte tua, vita mia” legge della natura, legge del vivere da animali. E noi Umani, in cui una parte di animale è ben presente e va accettata, rispettata, che facciamo...?

In ogni morte c'è trasformazione fino alla resurrezione. Ma noi viviamo e mangiamo l'essenziale per la trasformazione o 'divoriamo' causando solo morte ingiusta e violenta?

Questa domanda mi frullava nella testa mentre contemplavamo la leonessa ferma e decisa, e i 10 leoni riposando sotto il sole cocente. Ci siamo mossi prima della leonessa per andare al punto d'incontro, vicino a un laghetto con ippopotami, dove 'mangiare' il pranzo al sacco. E la domanda , invece di lasciarmi, si è raddoppiata passando vicino alla carcassa di un vecchio alberello inerme e immobile come pietra sul terreno. Anni, secoli. Il cratere nel quale siamo risale a qualche milione di anni fa. Terremoti, colate di lava, fuoco che brucia e distrugge?   Distrugge? Certo, sul momento, ma guarda dopo anni, guarda più lontano quanta vita è venuta fuori,dalla terra bruciata e devastata; guarda come la prima erba, e magari nuova varietà di erba (c'è creazione continua e misteriosa oltre i parametri di una scienza che di sicuro ha ben poco), viene fuori dai disastri, dalle morti di piante, animali e persone, dalla morte del piccolo seme sotto terra che ora rinasce come pianticella che darà il frutto.

E' così, la natura si rinnova , si trasformata e ricomincia dalle ceneri di tanti esseri viventi.

Tempi lunghi e lenti, tempi che in linguaggio ordinario diciamo 'eterni (“Ci ha impiegato un'eternità”), sono i tempi in cui morte e vita s'incontrano, si baciano a lungo, ed è la vita che germoglia sempre, che rinasce, trasformata,in cammini nuovi. Si, germoglia sempre la vita, perché non esiste la morte,esiste un tempo di passaggio, di 'ibernazione' da cui spunta la luce, il calore, l'Aurora della Vita rinnovata

 

Lì nel cratere di milioni di anni, sono stato toccato dall'impercettibile mistero del tempo: E c'è tempo e tempo, un tempo per ridere e uno per piangere: un tempo per ammirare questo paesaggio unico, che la recente pioggia ha rinfrescato, ringiovanito; un tempo per andare a mangiare tranquilli. Eh no.. Un rapace, buttandosi a capofitto, ha rubato a colpo sicuro il pezzetto di pollo che uno di noi aveva in mano..Un po' di spavento, ma anche un ridere un po' amaro di tutti per il colpo 'maestro' del rapace. Ancora un paradigma del vivere oggi, in una società di molti rapaci.

Mangiare o nutrirsi; depredare o aver cura; appropriarsi, rubare o invece accogliere, ricevere quanto la Vita ti propone, ti offre, in modo da ringraziare invece di pretendere e lamentarsi.

E' la scelta tra questi due 'orientamenti' di vita che da la 'nota' giusta al nostro vivere. I contrappunti possono variare,ma se tieni la nota di fondo, che è nutrirsi e non divorare,aver cura e non distruggere e consumare; accogliere, ricevere e non impadronirsi, dominare, allora la gioia abita il tuo cuore, anche se a volte in pianto e dolore.

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Con lo stesso spirito siamo andati alle falde del Kilimanjaro

Una tazza di caffè, qualità arabica genuina, in compagnia, seduti attorno a un piccolo tavolo sotto una tettoia che ci ripara dalla pioggia cadente in clima di gioiosa fraternità: alle falde del Kilimanjaro!   Potete immaginare, a 1700 m. soltanto, mentre il Kilimanjaro arriva a 5900.Una giornata di pioggia, adatta a imparare senza fretta tradizioni semplici fin dall'origine delle coltivazioni, e poi, verso la conclusione della giornata, con un bel sole cadente e una vista favolosa del famoso monte che da piccoli 'sognavamo' cantando:'Alle falde del Kilimanjaro...parapunzi....'

Abbiamo imparato a distinguere il caffè buono da quello meno buono, l'arabica dalla robusta.

Con Satiel e i suoi amici, che vivono coltivando il caffè in montagna, perché a quell'altezza la qualità arabica prende tutto il suo valore in bontà e profumo, abbiamo vissuto momenti di

bella 'fraternità' in una natura in cui l'uomo lavora per coltivare e custodire mettendo come primato la persona, il bene di tutto e tutti (flora, fauna e soprattutto persone umane) invece che il consumo forzato, il dio denaro.

Un momento di gioia vera con la musica della battente pioggia: abbiamo scelto i chicchi di caffè, uno per uno, li abbiamo tostati al fuoco e passati nel mortaio (alternandoci nello sbattere il grande mastello), abbiamo preparato il caffè nel modo più antico e semplice mescolando la polvere all'acqua bollente e....In cerchio sotto l'accogliente tettoia : “Heri ya maisha = Buona vita”, brindiamo con la tazza in mano e guardandoci negli occhi, neri e bianchi senza paure. E continuiamo gli auguri in swahili, in inglese, in italiano e anche in francese, per una coppia di simpatici(!) francesi con i quali abbiamo fatto il percorso insieme.

Mercato equo e solidale, i gas (gruppo acquisto solidale), l'agricoltura biologica richiedono il primato della relazione tra le persone, richiedono tempo di ascolto, di conoscenza, di accoglienza, di convivialità delle differenze, di togliersi i sandali entrando nella terra sacra di ogni altro, altrimenti non è vera ecologia integrale, ben messa in valore da Francesco nella Laudato sii, ma idolatria della natura, un altro modo per schiavizzarla.

 

Il tempo a volte passa veloce. E' tempo di scendere dalla montagna...e anche la pioggia scende, anzi si ferma, Le nuvole piano piano si diradano e, di ritorno ad Arusha, fermandosi sulla strada ci giriamo: In fondo la bianca punta del Kilimanjaro esce dalle nuvole ed è un quadro limpido, mentre piano piano le nuvole scompaiono dando risalto alle luci d'un caldo tramonto e alla nitida sagoma

del monte, che può fare da sfondo a una bella fotografia di noi cinque.

Non siamo saliti sulla montagna per adorare (ci vorrebbero 3-4 giorni), ma, fermi ai bordi della strada, adoriamo la Presenza nel tabernacolo della creazione, nel tabernacolo del Kilimanjaro dal profumo di caffé.

Ciao Satiel, capoguida e amico che mi consegna un regalo per l'amica che ce lo ha fatto conoscere;

Kwa herini = Arrivederci, voi coltivatori di caffè e di relazioni fraterne imparate da Madre terra

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Da un tabernacolo all'altro: La splendida spiaggia di Zanzibar con i colori verde-azzuro del mare e il bianco delle oceaniche onde, come una barriera, all'orizzonte, in lontananza.

Il senso di Infinito, di armonia degli elementi, di spazi aperti custodi di meraviglie; la gioia di 'vedere' con gli occhi del corpo paesaggi da favola, il senso di calma di respiri lunghi e sereni che modulano la libertà interiore...., sono sensazioni uguali e diverse in montagna o al mare. Alcuni preferiscono le cime con i sentieri da percorrere o le rocce da scalare, il clima di famiglia che si crea; altri la distesa di spiaggia e di acque in cui nuotare e il sole che da colore alla pelle e anche ai sentimenti..Decisamente preferisco la montagna.

Ma diceva una di noi, in un momento di condivisione sulla spiaggia assolata, seduti all'ombra: E' di fronte all'oceano che respiro di più l'infinito, l'immersione nel mistero di Dio, d'essere una sola cosa con il Divino.... una goccia nelle grandi Acque.

Grandi acque solcate da piccole navi di pescatori che ho salutato di giorno mentre nella sabbia,scavando, cercavano esca per la pesca della notte; una vita dura in un ambiente di rara bellezza, dove i ragazzi riescono a giocare senza preoccuparsi di noi stranieri. Grandi acque solcate da enormi barconi che nei secoli scorsi trasportavano schiavi comprati a Bagamoyo e poi da Zanzibar partivano verso terre lontane, le Americhe, i Caraibi, l'Europa...

Sabato, ci accorgiamo che le scorte di denaro sono finite, anche se la zona dove siamo non è frequentata dal grande turismo e possiamo comprare quanto ci serve nei piccoli negozi del villaggio, come la povera gente del posto, e dialogare con loro mussulmani, sentendosi dire: al di là delle religioni, ciò che conta è che siamo tutti umani, la vera fraternità è fraternità umana, E io aggiugevo: solo così è anche divina.

Affittiamo due biciclette e con Mauro andiamo a 10 km di distanza a 'ritirare' denaro e all'occasione mi viene in mente di comprare vino (non facilmente reperibile, essendo in un paese a grande maggioranza islamico) per il giorno dopo.

Domenica:ultimo giorno completo del nostro speciale 'pellegrinaggio'. Ci alziamo con calma, una passeggiata sulla bianca spiaggia, l'oceano si sta ritirando, Sulla bianca spiaggia scatto due-tre foto a Donatella e Anna, vestite di bianco. Un quadro d'artista da contemplare e lasciarsi invadere.

Ieri dalle 14,30 alle 16,30 camminata sulla immensa spiaggia fino a raggiungere l'acqua lontano, lontano ‘Vieni, Tommaso, vieni, è una passeggiata fantastica, potrai nuotare se vuoi'. E mi lascio convincere, metto i pantaloncini, senza il minimo pensiero a proteggere con crema le gambe che non vedono mai la luce. Gambe bianche, su sabbia bianca, qua e là passaggi con i piedi nell'acqua, un venticello che accarezza la pelle....è piacevole, ci scambiamo idee, riflessioni, risate...

Da parte mia il ritorno è piuttosto veloce per timore dell'alta marea che sta salendo; riprendiamo i pochi vestiti lasciati in custodia a un masai, più che onesto... Rientriamo e tutto è ancora normale, ma la notte la pelle comincia a lamentarsi, il giorno successivo aumenta il prurito e la notte seguente c'è fuoco nella pelle delle gambe.....

Non vi racconto tutta la storiella di un anziano-bambino che 'giocava' con il sole, con l'acqua, con la sabbia bianca.....e fu 'bolle' al terzo giorno, 'bolle papali' con bruciatura di secondo grado, da curare con attenzione se non vuoi beccarti un'infezione più che possibile....

Due insegnamenti, due messaggi?

+ Attraversare la vita 'inconsciamente', non pensando a 'protezioni', a come custodie la natura, le parti fragili del creato, degli altri, di noi stessi è una lenta ma inesorabile putrefazione....

 

+ Un vero cambiamento, un rinnovamento del vivere, dei modi di fare o dei motivi che mantengono vivi, passa solo da 'una bruciatura', una solenne bruciatura in cui perdi le pelli dell'egoismo, dell'orgoglio, dell'indifferenza, delle regole rassicuranti, dell'adulto che non sa più né sognare, né meravigliarsi…Solo allora ti ritorna la pelle del bambino in nuova freschezza…Che bruciatura, ma che profumo di nuova giovinezza ti avvolge!

 

E sulla spiaggia, miracolosamente vuota per tutto il tempo, abbiamo celebrato l'Eucarestia, un sincero, direi quasi silenzioso, rendimento di grazie; una connessione profonda con la natura attorno, con le persone lì a nostro servizio, quelle del villaggio, con quelle incontrate lungo tutti i 20 giorni in Tanzania, con chi abbiamo lasciato in Italia, con tutta l'umanità.   A nostro modo una “Messa sul mondo” con il pane-chapati del posto e il vino di Dodoma, capitale della Tanzania

L'Eucarestia è continuata sulla barca,che ci ha portati al largo per chi voleva

immergersi e cercare le stelle marine sul non profondo fondale delle acque. Marco e Piergiorgio si sono divertiti.

Il giorno dopo' siamo ritornai alla 'Barca del nostro quotidiano', più al largo, spinti dalla Sua Parola, ascoltata, più che nell'ordinazione di Bruno o nelle varie chiese, dalle persone incontrate, in particolare i poveri e nella natura, prima parola del Creatore.:

Va, pellegrino, ospite e ospitante ovunque, solo diffondi energie d'amore.

 

                                                                                                                      Tom

Pace e gioia in cammino e con una 'camera' R.d.V. per foto-ricordo

Seconda parte  

PANORAMA DI VOLTI

Ho già brevemente parlato di Masuele, delle Piccole sorelle, di Bruno….                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      Ecco Bruno,Piccolo Fratello del Vangelo, ordinato prete il 17 a partire dalle ore 10 nella parrocchia di Chekereni. La liturgia è durata 4 ore abbondanti: una mazzata per i miei 4 compagni a digiuno di lingua swahili, dunque sordi e muti in un filmato dal vivo.                                                                                        

A motivo dell'ordinazione di Bruno è nato il nostro viaggio-pellegrinaggio in Tanzania.                                               Egli ha trovato per noi, per i giorni in cui saremmo rimasti ad Arusha, una situazione ideale. Sebbene impegnato nel prepararsi e preparare il 'grande' giorno, il suo volto disteso ci ha rassicurati nelle prime difficoltà (per es. il bagaglio di Anna rimasto a Parigi....) e ci ha fatti sentire davvero tutti a casa nella fraternità sua di Mlangareni . L'abbuffata di mahembe, cioè di mango, buonissimi, direttamente dall’albero ai consumatori, chiacchierando con Jorji, l'altro fratello stabile a Mlangareni, e con Ivo di Spello (Priore di noi P.F.V.) è stata come il timbro di famiglia.                                                                                                                                                                  Una sola frase di una di noi: meravigliosi questi fratelli in questo ambiente di campagna, un tutt’uno di pace, di silenzio vivo, comunicante in profondità: un luogo dove respiri l’armonia con tutto , proprio in mezzo a problemi di povertà reale, di sviluppo d’una società che propone molte novità di consumi, nuove strade...Lo sfruttamento europeo, in forma di nuove schiavitù economiche, salta agli occhi prima di arrivare in Daladala (pulmini di trasporto pubblico) a Mlangareni, passando a fianco di enormi capannoni dove si coltivano vari tipi di fiori, tra cui tulipani che vengono venduti in Europa, in Giappone con il made in Olanda.

Questa realtà crea più differenza di prima tra poveri e ricchi, tra chi ha denaro e chi no, tra chi approfitta e chi è sfruttato…. e dunque praticamente aumenta un’insoddisfazione che rende più violento e meno sereno il clima generale.   Questa conclusione ci è stata confermata da altre persone, in particolare cooperanti, suore e missionari incontrati nei nostri passaggi a Dodoma, a Kongwa, a Dar e Zanzibar.

Altri volti simpatici: Janet, Joseph e la loro mamma….una ‘signora’ africana imponente e leggera allo stesso tempo, sicura e delicata, matrona con un tenero cuore di madre…                         Janet, la figlia primogenita, attenta e sempre disponibile a ogni servizio, dialogante quel tanto che ti mette in buona relazione, con un tocco d’arte in ogni cosa….                                                                  Joseph, giovane disponibile, sempre a nostro servizio, sereno nell’accompagnarci nei vari spostamenti in città e altri luoghi. Grazie, grazie per la vostra gentilezza, per le attenzioni e i servizi gioiosi in clima di familiarità crescente. Riconfermiamo l’invito a Joseph e a Janet di venire a Betania per ricambiare l’accoglienza e rinsaldare una fraternità interetnica, intercontinentale, universale.

Ancora un volto allegro e creativo: un ‘bianco’, da 30 anni fra i fratelli africani da cui ha imparato il Karibuni gratuito e gioioso: Padre Cesare dei Passionisti, un volto sereno e pacificato di anziano missionario che ha svolto il suo compito con entusiasmo ma con umiltà e delicatezza. Di lui, di Veyula dove i Padri Passionisti hanno una missione da 50 anni con scuole di artigianato e iniziative varie, portiamo a casa aspetti positivi di una missionarietà che altre volte è stata poco attenta all’inculturazione, all’accompagnamento più che all’impoasizione.                                                                      Un buon pranzo, semplice ma completo, con vino di produzione propria un più che prezioso servizio con il pulmino sia all'andata sia al ritorno in centro città, con accompagnamento delicato e attento, una visita alla falegnameria e altro artigianato possibile,,,,,ecco altri passi, accompagnati anche a distanza, da P. Cesare, con un cuore di tenerezza.     Ho creduto di vedere sul suo volto e nei suoi occhi più che sentirlo con le parole quel Karibuni tena (Benvenuti ancora) che ti fa sentire in famiglia e non vorresti più lasciarla

E poi un'altra foto-ricordo prevista fin dall'inizio : L'incontro con i volti della gente di Chalinze,

il piccolo villaggio abitato dai Wagogo, con i quali ho vissuto quasi 8 anni dal ’93 al 2001.

I wagogo (per una sola persona si dice: Mgogo) vivono in zona molto arida e povera, hanno tradizioni ben radicate e tramandate con cura, fra cui il jando (mese di iniziazione all'età adulta o vita pubblica, che ha come rito basilare la circoncisione) e la Faragha. cioè un giorno di memoria dopo un mese o più dalla morte.

Faragha: celebrazione commemorativa -celebrare è l'arte del vivere!-, quasi come l'eucarestia. Vero giorno di comunione con il defunto: gli anziani che -bastone in mano- decidono l'assegnazione dei beni del defunto; se aveva debiti di cose o soldi cercano la miglior soluzione; riconciliano se c'è stato qualche offesa... II tutto con un ritmo da 'signori del tempo'; e poi ll momento di preghiera secondo la religione a cui apparteneva; per terminare con il punto più conviviale che è il 'pasto' proprio per tutti. Ho sempre ritenuto che la celebrazione della faragha ha in sé il ritmo e il valore simile a un'Eucarestia celebrata in chiesa.

Ma torniamo alla domenica in cui siamo andati a Chalinze e l'Eucarestia l'abbiamo celebrata nella chiesa, costruita negli anni in cui noi P.F. eravamo ancora presenti. Dopo messa i saluti, l'incontro dei volti, la meraviglia di tante persone che non vedevo da 18 anni. Volti sorridenti, volti con qualche ruga in più, ma da cui traspariva la gioia conservata negli anni e riemersa nei saluti, negli abbracci, nel presentarsi di una ragazzina, dolce e sveglia, mentre mi dice: Sai, baba (padre), io sono la figlia di Mario, il catechista; ho desiderato tanto vederti. Asante, baba, d'essere venuto.

Giro lo sguardo e noto un po' d'incertezza sul da farsi, ma per poco;perché già qualcuno è partito a provvedere cibo per gli ospiti, mentre il giovane parroco ha altra incombenza....Nell'attesa del cibo andiamo da Ivon, un vicino anglicano amico da sempre e per sempre. Padre di 12 figli (da due mogli), nonno molte volte, tante da quasi non saperlo...Ospitalità senza limiti: 'soda' per tutti, racconti di cose passate e di oggi...,fotografie per un ricordo in cellulare....E, sorpresa, ci presenta un 'borsone' di regali locali: tamburo, due mortai, uno strumento musicale, una kigoda (la famosa kigoda di cui speso parlo, lo sgabello a tre piedi simbolo della Trinità), tutti fatti da artigiani di Chalinze...Nascostamente passo qualche moneta di Grazie.

Salutiamo e osiamo dire poche parole per ringraziare, mentre lo sguardo si perde nel volto di Ivon, della moglie, dei nipotini che s'accalcano per una foto ricordo. Ciak!

E sia la gioia. E la gioia fu; e contagiò tutti e tutto il territorio attorno.

Di altri volti vorrei parlarvi, di Pedro, di Simon, di Margareth, di Prisca, di Yoram, di Steven...Tutti quelli pù impegnati in parrocchia negli anni in cui ero a Chalinze.

Ci siamo trovati bene con loro, volti provati da fatiche, da stenti, alcuni dal 'pombe', la birra locale che supplisce tante cose mancanti.....Forse il giovane parroco, solo, senza mezzi di trasporto, senza prospettive, senza compagnie...., forse quello il volto che ci ha più mossi a tenerezza perché segnato dal sostituto d'un vero amico. Qui lo chiamano 'pombe'.

Il finale è un po' nella malinconia, nel prometterci di non dimenticarci... Parole al vento?

E sia, ma un vento che soffia gagliardo per portare sulle sue ali preghiere e doni concreti da veri amici:

E lasciate che vi passi ancora una foto-ricordo di

volti particolari, dal riflesso rosso e blu, i colori dei Masai.

Terra dei Masai, attorno al Ngorongoro Crater ( di cui parlero' nella terza parte), terra di nomadi pastori, di allevatori semplici, senza il primato dell'accumulare soldi , salvo alcuni ( per ogni popolo è così!) che lasciano le loro abitudini e vanno in città come custodi di notte, come trafficanti di vario artigianato e magari altro mercato nero. ….

Interessante e istruttivo il nostro passaggio in una zona loro, più specificamente in una 'boma' (come piccolo villaggio, ma è una famiglia allargata con un capo che può avere molte mogli, perché ha molti beni, di fatto molte mucche.

Di ritorno dal Ngorongoro Crater, l'autista ci propone di passare in una 'boma' particolare, secondo lui meno fatta per i turisti soltanto (ce ne sono molte vicino alla strada asfaltata e passando abbiamo notato), ma che veramente conserva le tradizioni e caratteristiche del popolo Masai.

All'inizio del territorio della boma, due giovani alti e fieri, avvolti dal tipico 'mantello' rosso-granata ci accolgono con semplicità, senza tanti salamelecchi. I volti hanno un tono deciso ma disteso, sereno; lo sguardo attento, non troppo curioso; uno dei due ci saluta in inglese, io rispondo in swahili e dico che mi trovo meglio con la lingua della Tanzania....Apprezzano e si continua più sciolti e come 'a casa'.   Così, entrando nella 'tipica capanna centrale' della boma (rotonda e con tetto a paglia; una boma è fatta di più capanne, dipende dal numero delle mogli) ci viene spiegata la divisione dei settori della capanna: settore del capo a destra, della donna e bambini a sinistra,cucina in fondo. Il fatto che la capanna non ha un 'caminetto con uscita del fumo' è dovuto al fumo che, tra l 'altro, scaccia le zanzare...

Più importante del fumo, apprendiamo molte cose sulla vita di giorno e di notte della boma.

Domanda di una di noi: Il capo-boma in genere dove dorme, come se la cava con più mogli?

E le mogli vanno d'accordo? Risposta. In genere dorme nella capanna della moglie che ha scelto per quella notte, E se ci sono figli oltre gli otto anni vanno a dormire da un'altra moglie. E' così che i figli imparano a vivere con altre madri.   In quanto alla buona relazione tra le varie mogli...in genere c'è armonia, soprattutto se sono ben divisi i compiti, il lavoro di ognuna...Certo non mancano invidie, gelosie... ma molto dipende anche dal capo-boma.

Domanda: I figli a una certa età vanno a scuola, studiano anche nelle superiori? Risposta: Molte 'bome' sono lontane dal villaggio e dunque non tutti vanno a scuola: Nella boma stessa chi è andato a scuola insegna ai ragazzi. E continua dicendo: Io ho fatto le secondarie e liceo. Pochissimi vanno alle superiori, in ogni caso sono comunque solo i maschi:

Usciamo fuori dalla capanna centrale: spazio aperto, paesaggio verde (E' la stagione delle piogge e ha iniziato bene), una pianura con alture qua e là; giù in fondo, lontano, s'intravvede la sagoma del monte Meru, proprio dietro Arusha... Nel frattempo incominciano a spuntare le donne dalle varie capanne: volti con piglio deciso, sguardi nobili un po' intimoriti dalla nostra presenza,mentre gli uomini si danno da fare con erba secca e bastoncini di legno, che vengono fatti girare velocemente, per dimostrarci come si accende il fuoco senza fiammiferi...Dai e dai, prima un po' di fumo e poi....poi ecco la fiammella. Battimani.

Ed è il tempo delle danze: Danzano le donne saltellando, danzano anche gli uomini con salti più alti e..uno di loro invita uno di noi a danzare e poi un altro, in crescita di amicizia, di spontaneità....E' allora che mi sono reso conto quanto 'impacciati' siamo nell'imitare gli altri, nel copiare le abitudini degli altri.  

Mentre guardavo, la mente lavorava e pescava nei ricordi: una sentenza dei saggi Padri della Chiesa e dei saggi di tutte le religioni:

Non imitare gli altri, non copiare e dire tuo un cibo, una musica, una filosofia,una religione....

Rafforza la tua identità con luci, con soffi e colori diversi in convivialità di differenze, senza paure: Davvero, alla fine, cio' che conta è quello che viene da dentro, dal cuore e ci rende capaci di superare muri di diversità e pregiudizi atavici,di vedere più in là del naso e accorgersi di valori positivi nelle differenze di idee, di tradizioni, di religioni...Capaci allora di proclamare la fraternità con tutti, e di realizzarla nella stima della sacralità di ogni altro, che si traduce in comunione dei cuori

Abbiamo comperato oggetti fatti dalle donne, braccialetti, collane di colori sgargianti.....Ho dato un po' di più di quanto mi chiedevano, naturalmente dopo aver contrattato. A una donna che mi ringraziava ho detto (un po' furbamente, perché conoscevo le abitudini): come è bello il tuo mantello! L'ho avuto in regalo!

Asante sana!   Meraviglie della gratuità:

                                                                                         Tom

(La terza parte...polepole= pianopiano. Sarà: Meravglie di Natura )

P E R   C O N D I V I D E R E

Un pellegrinaggio particolare 'Sui passi di Tommaso

Prima parte

Pace e gioia, Karibuni!

L’invito risuona dal mio cuore con lo stesso tono gioioso e fraterno ascoltato molte volte durante i 20 giorni trascorsi visitando luoghi e amici d’un tempo: KARIBUNI.

Karibuni Betania! Benvenuti a Betania, Benvenuti a rivivere con me, con noi (piccolo gruppo sulle strade di Tanzania, incluso Zanzibar, ) l’immersione nei paesaggi, nelle comunità, nelle persone, nel sole (come un ragazzino ho avuto ustioni di 2 grado in poche ore sulla spiaggia!), utilizzando spesso i mezzi pubblici per un quotidiano il più possibile vicino alla gente.

TAN-ZA-NIA =TANganyik+ ZANzibar+ IA. Così è nata nel 1961 la Repubblica democratica di TANZANIA, con l’unione di Tanganyika e Zanzibar che formano una sola Repubblica unita, ma come due regioni indipendenti.                                                                                                                                                       Uno degli stati più poveri dell’Africa sud equatoriale, ma anche uno dei Paesi più pacifici con le sue 160 tribù (e rispettivi dialetti) ma una sola bella lingua -Swahili- di origine bantu con immissione di parole arabe, indiane e ora inglesi, ma con una struttura ben definita e regolare che la rende solida e facile per tutti. La diffusione dello swahili è avvenuta soprattutto con la politica di Nyerere, il padre della Patria, che fu uomo di grande saggezza, al servizio veramente del bene comune. Volendo uno sviluppo per tutti, sia in campo scolastico che della salute, il 'Mwalimu' (Maestro, così veniva chiamato) aveva pensato e cercato di radunare tutti in villaggi per facilitare i servizi comuni. La così detta politica dell'Ujamaa, della 'socialità', società fraterna, di ugualianza.

Il motivo iniziale per questo viaggio-pellegrinaggio ‘Sui passi di Tommaso’ in Tanzania è stato

l’ordinazione a prete di Bruno, fratello tanzaniano che accolsi a Natale del ‘93 a Chalinze.

Dei più di 12 anni passati in Tanzania: quasi 8 anni li ho vissuti a Chalinze, piccolo villaggio vicino a Dodoma, capitale governativa, e quasi 5 ad Arusha nel nord, città in sviluppo continuo, capitale della Comunità dell’Africa dell’Est.

Ecco alcune 'foto-ricordo',scritte nero su bianco, delle nostre visitazioni, del nostro pellegrinaggio.

ACCOLTI AD OGNI ORA

Intanto una nota di presentazione per inquadrare bene il periodo in Tanzania. Il mio voleva essere un gesto d'amicizia fraterna con Bruno per la sua ordinazione sacerdotale e un rivedere e salutare con gioia gli amici di Chalinze e di Arusha, dopo il lontano 2005 in cui sono ritornato prima in Francia (a La Roque d'Antheron)   e poi in Italia, appunto a Betania.   La conoscenza della lingua e la facilità con cui ho ripreso a parlare Swahili mi davano serenità, la gioia di dialogare, di partecipare a sofferenze e gioie fino alla voglia di battute scherzose.     Per i miei 4 compagni (Mauro e Anna, Donatella, Piergiorgio) essendo la prima volta a mettere piede in Africa, non conoscendo la lingua locale e non troppo l'inglese, dipendevano molto da me, dalle mie traduzioni (a volte troppo brevi). Pur facendo un po' più di fatica negli incontri vari, essi hanno potuto rallegrarsi di paesaggi meravigliosi e conoscere e condividere con persone e luoghi da pellegrini attenti e benedicenti più che da turisti. Abbiamo cercato di passare ascoltando, con pasi leggeri, conn uno sguardo che getta ponti di fraternità e non muri di diversità che separano.

 

La prima foto-ricordo del periodo in Tanzania ha il colore di Accoglienza, detta con la famosa parola KARIBU (per una persona) KARIBUNI (per molti)                                                           Il primo 'Karibuni', ascoltato con gioia nel piccolo aeroporto del Kilimanjaro, aveva la voce del piccolo fratello Bruno e dell’autista venuti a prelevarci alle 0,30 (ore 22,30 Italiane) del 10 gennaio. Parole e clima differenti, modi e abitudini diversi, ma gioia e senso di sicurezza di sentire voci amiche e calorose                                                                                                                                      E poi: Karibuni, con occhi un po' assonnati, ma voce limpida, accogliente e un po' timorosa da parte di Janet e Joseph, sorella e fratello d’una famiglia a tre (la mamma impegnata nel comitato di preparazione della festa di ordinazione sacerdotale di Bruno è ormai a letto) in cui passeremo i 9 giorni ad Arusha e che sarà un essere ‘come a casa’, crescendo in familiarità e amicizia bella.

Se dovessi riportare tutti i Karibu, Karibuni ascoltati nei differenti luoghi del nostro peregrinare ci sarebbe da scrivere almeno sette libri. Dai sette libri raccolgo solo due o tre fiori freschi nella memoria e nel cuore.

Dopo l’ordinazione di Bruno incontrando alcune piccole sorelle, ho detto loro che il giorno dopo saremmo passati nella loro fraternità. Dunque, il mattino dopo, con il piano di andare in città e fare alcuni acquisti (ricordi) e cambio di moneta per prepararci al viaggio verso Dodoma del giorno dopo, accompagnati fedelmente da Joseph, arriviamo dalle Piccole sorelle, conosciute come ‘le accoglienti’ per antonomasia.

Bussiamo e ci apre una sorella in tono sommesso, facendoci sedere in un salottino piccolo…scambiando qualche notizia….Io pensavo: ora arrivano le altre p. sorelle, poi andranno a preparare un po' di thè, dei biscotti…Niente. A quel punto chiediamo di pregare un po' in cappella…Mezz’oretta. Usciamo…Stiamo per prepararci a partire in città, diciamo di avere un po' di fretta a causa del cambio in banca…….Sono le 11,30. Veniamo a sapere che avevano tentato di telefonare perché venissimo a celebrare Messa…Ora è tardi… ma non è tardi per il pranzo, anzi è presto, e loro, senza farsi notare, hanno tutto preparato in fretta e con impegno.

Si: il pranzo è proto, prontissimo. Da una porta e dall'altra spuntano delle sorelle, delle postulanti, delle ‘riguardanti’….l’atmosfera si fa viva, gioiosa, . Il calore dell’accoglienza comincia ad avere tutto il suo profumo di cibo, di nomi, di paesi diversi, di gusto d’amicizia nel nome di Gesù….Si mangia, ci si presenta come a Betania con una parola che ognuno tira da dentro…Arriva anche la torta, e si scatena la danza. Danza africana con tutto il corpo in particolare le parti centro-basse….E la torta passa da una postulante all’altra finché una di loro danzando la porta sulla testa di Piergiorgio….e di lì al tavolo dove noi cinque, gli ospiti, la tagliamo insieme.                                                                                                                                    Meraviglia dell’accoglienza delle Piccole sorelle…Non dimenticheremo mai più. Avete aggiunto un’altra stella alle 5 che già avete nella graduatoria d’accoglienza.  

E l’accoglienza di Masuele (con Edina e altre lavoratrici...), la gentile, spontanea, affettuosa ragazza che al Cuamm di Dar ci ha orientati e ‘serviti’ nelle varie necessità con il tono di un’opera musicale andante-allegro. Davvero abbiamo avvertito quanta buona energia passa da chi fa il proprio lavoro non come un pesante dovere, ma consapevole di compiere un’opera d’arte.

Tant’ è vero che Mauro, artista della chitarra, nell’intento di imparare un po' di swahili e frastornato dai frequentissimi Karibu, Karibuni, arrivando in qualche famiglia o gruppo salutava con entusiasmo : Karibu, Karibuni, sorprendendo gli ospitanti ai quali non rimaneva che rispondere ASANTE (GRAZIE), esattamente il contrario del normale. Ma abbiamo capito che ci stava bene, e che spesso il rovescio delle situazioni ha un suo valido significato.                                                                                                                                                           Solo se in ogni situazione e con tutti siamo ospiti e ospitanti allo stesso tempo, possiamo dire di aver intrapreso il vero pellegrinaggio della vita, possiamo sperare d'essere 'artigiani di umanità, di pace'.

                                                     Kwa herini, Arrivederci       Tom

(Prossimamente la Seconda parte).

Audio della Conferenza tenuta da Padre Ermes Ronchi il 21/12/2018

SAPORE D'INCONTRO ...'OLTRE'

Sapore d'incontro, sapore di fraternità, sapore di libertà, tono d'amicizia gioiosa. Incontro è guardarsi negli occhi, allo stesso livello pur di diversa statura; è ascoltarsi in piena fiducia, è rispetto e umile accoglienza delle differenze che, allora, arricchiscono invece di separarci e farci paura; è 'darsi la mano' che va fino ad aver cura concreta dell'altro in ogni suo bisogno, ma senza imporre o controllare                        E' dunque alleanza di cuori, è creatività sviluppata insieme, è in qualche modo condivisione d'un quotidiano con tutti i suoi problemi, sofferenze e gioie. Avverto anche che gli auguri personali quest'anno hanno bisogno più che mai di un respiro 'oltre','che potremmo chiamare il soffio o corda della speranza. La speranza: una corda lanciata sull'oltre, sul futuro; una corda dall'impossibile umano al possibile divino-umano, una corda di un progetto arcobaleno che fondamentalmente è il progetto (sogno) di Dio, il sogno di Gesù: un regno, una famiglia, una casa, una nazione, un popolo di tutti fratelli, nella convivialità di differenze, di lingue diverse, di etnie, di religioni,

Ecco allora che, osando fare gli auguri a tutti gli amici, in particolare per il gruppo residenziale provvisorio (siamo in 5-6 tutti provvisori) della Fraternià-Eremo Betania, per i membri dell'Associazione Betania, per voi collaboratori e ospiti di Betania, mi ritornano carichi di un appello a incontri personali, a lanciare la corda della speranza per superare tanti piccoli muri e intravvedere 'pascoli verdi e tavolate di amicizia festosa' Il sogno di Dio è scritto nel DNA di ogni persona umana, ma è così profondo che solo chi sa far silenzio e sa fermarsi e meditare lo porta alla luce e vive come artigiano di quel sogno. Ringrazio Dio che mi da ancora di 'sognare', di avere il progetto di una fraternità universale di tutti fratelli e sorelle, di un cosmo che viaggia verso un'armonia piena....mentre appare tutto il contrario, mentre dominano i muri di divisione, di diversità sentite con paura, come ostacoli invece che ricchezze.

Questo 'Oltre' mi abita e mi incoraggia a osare gli auguri di Buon Natale, auguri che mi ritornano un po' scomodi. Mi ritornano scomodi ma alla fine gioiosi perché invitano proprio me a uscire da un Natale 'dolciastro', a base di un consumismo mangereccio, di regali alla moda, a non ripetere liturgie 'belle' perché diverse o stucchevoli e vuote, per vivere un Natale con attenzione a incontri più personali.

Un Natale con le porte aperte, non solo della casa, ma del cuore, oltrepassando vari muri di differenze di carattere e di formazione, muri di pregiudizi e di 'giudizi' che, magari inconsciamente, mi abitano, di paure dell'altro diverso per etnia, per cultura, per religione... E' dalla paura che nascono erezione di muri, costruzione di armi fino alla follia del nucleare, disprezzo dell'altro, violazione dei diritti fondamentali umani....,

Ancora muri da oltrepassare con varie corde legate alla speranza: il muro delle prima reazione, spesso insensata (la corda della riflessione,); il muro dell'indifferenza (la corda della compassione); il muro dell'individualismo (la corda del bene comune)il blocco dell'identità fissa, immobile; il muro del razzismo (la corda della misericordia con se stessi, con gli altri) Insistendo negli auguri della corda lanciata dalla speranza, sottolineerò, secondo l'esigenza di ognuno, parole vive come: creatività, fraternità, amicizia, libertà, porte aperte, vastità di cuore, relazione armoniosa....

A chi non lancia la corda della speranza , i muri cadranno loro addosso e non è castigo di Dio, ma conseguenza naturale della Vita che si difende da chi la disprezza negli altri diversi e deboli.

                               YUYUYUYUYUYUYUYUYUY

Dove nasce e dove continuo ad attingere il sogno-progetto di Vita che nel profondo tutti ci abita? In quel bambino di Betlemme,in quel ragazzo di Nazareth, in quel crocifisso risorto avviene il misterioso incontro-alleanza di Dio con l'Umanità. Un incontro-alleanza di una portata 'oltre' la conoscenza intellettuale, 'oltre' i sentimenti', 'oltre' lo stesso cuore, ma soprattutto 'oltre' le cortine fumogene dell'orgoglio personale e quello di scienza, di tecnologia, di religione, di razza. Un incontro-alleanza in cammino, che già pieno ora, ma in figura, attende e spera un 'oltre' totale.

'Rallegrati, Maria, amata da Dio' 'Oggi ci è nato un Bambino'....'Una spada ti trafiggerà il cuore'....Tu sei mio figlio diletto'

I Vangeli narrano la storia di Maria, di Giuseppe, di e di Gesù, figlio di Maria e figlio di Dio.... Nella loro storia, in particolare quella di Gesù, c'è la storia mia, tua, di ogni vivente. E' paradigmatica. Parola difficile, ma che semplicemente vuol dire che nella storia di Gesù, storia umana-divina anello centrale della storia tutta, leggo la mia storia e tu sei chiamato a leggere la tua storia. Questo vale anche per le famiglie, le comunità, la chiesa, l'umanità tutta.

''Rallegrati, Maria'....'Tu sei mio figlio....Oggi, Natale 2018, è' detto a te Delfina, a te Eliseo, a te Francesca, a te Erica. E' detto a Massimiliano, a te Teresa, a te Fabio, a te Tommaso, a te Morena. a te Aziz, a te Sandro, a te Elena, a te Sabrina, affamata di soldi ma per sopravvivere. Mistero della fede, ma il Bambino Gesù che nasce a Betlemme, il Verbo-Dio che si fa carne, che si fa uno nella storia di tutti, il giovane falegname di Nazareth, cittadina sconosciuta, alla domanda: chi è Dio? permette di rispondere: Dio è Gesù di Betlemme,di Nazareth. E alla domanda: chi è l'umano? permette di rispondere: ogni umano è (figlio di)Dio. Rallegrati dunque, amico mio,amica mia, chiunque tu sei, dovunque tu vivi, qualunque sia il tuo passato, oggi ci è nato un Bambino, un fratello. In Lui siamo tutti fratelli dalla nascita e lo diventiamo con l'artigianato della fraternità, che è sapore d'incontro...oltre.

Buon Natale Tom

Sui passi di Gesù (prima parte)

 

Sui passi di Gesù (seconda parte)

 

 

NATALE 2017: SULLA SOGLIA

Natale sa di nascita, nascita sa di venire alla luce, venire alla luce sa di aurora del giorno, di alba; ambedue sanno di “Buon mattino” già prima del sorgere del sole; Buon mattino sa di Resurrezione....

Aspetta, fai piano, silenzio, ascolta... “No, non toccarmi, non trattenermi, ancora non sono asceso.”

Stai sulla soglia. Fai presto a dire Natale-Resurrezione: una cosa sola: Ci vuole tutto un cammino, c'è da far fatica per arrivare alla soglia di Mistero di Vita che illumina l'universo, il binomio, che, di fatto, è una cosa sola, Natale-Resurrezione.

Sulla soglia ci siamo già tutti: ci sei Tu, Signore, ci sono gli altri (persone e cose), ci sono io...

C'è il tutto di ognuno e di tutte le creature, oggi ancora in attesa, in cammino verso un tutto più completo. Un tutto non ingombrante, non schiacciante l'altro; leggero, senza porte, senza finestre, senza muri, senza religione, senza politica, soprattutto senza armi, senza l'idolo denaro....

Sulla soglia, con il cammino e la fatica per arrivarci, con la speranza e già il profumo che emana dalla Casa del Padre-Madre, sicuri di entrare ma senza pretese, togliendosi le scarpe di fronte alla terra sacra dell'Altro che è e che viene, di ogni altro essere vivente, vicino o lontano.

Vivere 'sulla soglia' è di chi vive 'nel mondo' e dà il giusto valore anche al denaro, ma sa e conosce, se vive nel mondo, ma non 'del mondo', che c'è già 'un bel po' di cielo'.

Pellegrini su questa piccola terra d'un grande universo, puntiamo all'Aurora del Nuovo Giorno, il Giorno da cui viene e a cui è ritornato il Bambino di Betlemme, Nazareno, Crocifisso, Risorto: le Braccia del Padre, il Grembo da cui continuamente viene alla Luce Piena ogni vivente; la Sorgente d'acqua viva, la Mensa nella grande sala del Cenacolo dove tutti sono invitati nell'ordine evangelico: quelli che erano gli ultimi sono i primi, e indossano la veste bianca, lavata nel sangue dell'Agnello.

Veste bianca: quelli che non hanno vissuto sempre e solo per guadagnarsi il paradiso, per essere buoni cristiani da salotto, per mettere, a parole, il Signore e gli altri al primo posto, ma realmente hanno messo gli altri, Gesù Cristo (Uomo-Dio) come primi in ogni campo: lavoro, economia, politica, preghiera, religione... E forse, ma credo nessuno, ha vissuto solo per se stesso, ma qualche volta non ha rifiutato di essere preso in braccio, così com'è, da un Altro, dal Padre-Madre.

Fede è lasciarsi prendere in braccio da un Altro e così ritrovarsi Bambino capace di vivere con gli altri senza barriere, con meraviglia, con coscienza interiore che tutti siamo figli di Dio, che le diversità ci sono, ma fatte per contaminarsi, per correggersi a vicenda, completarsi.

Proprio nel marasma, nella confusione della società attuale, con le fiamme di un consumismo violento per spreco, per invidie, per fare in fretta, con i bagliori di guerre anche nucleari a causa di adolescenti arroganti e immaturi (Trump e Pyongyang, che giocano con giocattoli micidiali per tutta la terra), e ancora: bagliori di paure, di sfide del mondo della migrazioni, del potere della tecnologia senza etica, di un triste individualismo...Proprio lì i colori forti dell'Aurora del Giorno, proprio lì la Soglia, il luogo privilegiato dell'Incontro con il Bambino di Betlemme, con il Risorto: il Volto della Tenerezza, della Misericordia, della Gioia.

E quasi all'improvviso il Sole sorge, un'Alba nuova, un tempo più segnato da giustizia, da solidarietà, da senso del bene comune, da gioia di donarsi senza pretese e aspettative...

Ecco il mio sogno e augurio per Natale 2017 sulla soglia. Natale di Betlemme, la città del Pane dove anche oggi la Gravida non trova né pane, né vino per i 'Piccoli Umani Figli di Dio' ebrei o arabi, perché ricominciano le violenze e le vittime dell'Intifada rimessa in azione da un Non-umano: Shalom aleikhem / Salam aleikum (Pace a voi) nelle due lingue così vicine!

Natale dell'Eremo-Fraternità Betania e di ogni luogo dove si desidera stare sulla Soglia del'Umano-divino con rispetto reciproco fra etnie, religioni, abitudini diverse; Natale per noi pellegrini “Sui passi di Gesù” ad aprile 2018, per cui compro il biglietto di aereo già ora come gesto e augurio di pace

Quanti segni nel mondo e qui vicino a noi d'un Sole che sorge, d'un Natale-Resurrezione!!

Ne cito uno solo:

A S. Marta in una stanza comune, non nei grandiosi appartamenti Vaticani, e nelle periferie del mondo (Myanmar e Bangladesh, con i buddisti, come altrove con i mussulmani, con i luterani.....) Francesco vive e passa: vero segno di una Chiesa, piano piano, sempre più dei poveri, sulla soglia, non più al centro con la sua dottrina infallibile, con dei punti irrinunciabili, con delle regole morali come assoluto riferimento. Sulla soglia, perché anche il Cristo Gesù sta sulla soglia sempre (Ap 3) e bussa. Non impone, non domina da signorotto, non dispone, bensì propone. Bussa e a chi apre entra e colui che lo lascia entrare, a sua volta, entra in Lui, con lui nel Padre e Spirito.

Così noi come Chiesa, qui a Betania, ma tutti i cristiani, chiamati ad andare, a stare sulla soglia dei poveri, dei piccoli, degli ultimi, di tutti e chiedere permesso. Così si condivide davvero. E poi, eventualmente, chiedere scusa e sempre dire Grazie e generare Tenerezza, Misericordia.

Francesco ci indica sempre Gesù Cristo, Gesù Cristo di Betlemme e di Nazareth, Gesù Cristo morto e risorto, planetario, Spirito vivente -di nessuno in particolare, di tutti: Sole, Sorgente, Mensa pasquale...

E una ultima piccola riflessione.

Natale sulla Soglia in particolare dice a me che se ho speranza e intravvedo già primavera, in definitiva, non è per i segni che riesco a discernere entro il groviglio dei fatti che si svolgono, ma perché ci è stato promesso. La promessa di Dio è la ragione ultima dello stare sulla soglia con fiducia e pazienza. Si, la pazienza che opera, che 'cura e coltiva' è la mano che bussa e la porta si apre sul Natale-Resurrezione oggi e sempre sulla soglia e in casa.

                                                                                                                      Tom

 

 

 

 

B e l l e z z e        (In ordine sparso)

E' divino....E' bellissimo. E' divino....E' tremendo!   E' umano....è grandioso! E' umano...E' fragile.

Quale Dio.....quale divino?     Quale bellezza?   Quale umano?....

Un bambino piccolo in braccio al papà...con occhi limpidissimi in cui intravvedi il mistero di Infinito, di Immenso, di Piccolissimo, di Vita senza barriere..: Solo Bellezza!

La bellezza di un'aurora con i colori dell'arcobaleno...Bellissimo, l' arcobaleno' dopo il temporale..

Bellezza di un dialogo difficile, di un incontro avvolto di pazienza, di ascolto interiore...

Bellezza d'un rimprovero dall'altro senza sentirsi attaccato, senza sensi di colpa., avvertendo nell'altro un fratello vero.

“Un pianto dopo il parto, dopo una giornata faticosa e improvvisa l'emozione d'un ritorno insperato: tonalità differenti di un'unica Bellezza.

Bellezza nascosta tra le pieghe d'un dolore di separazione che fa intravvedere una soluzione migliore, comunque sarà....

Bello il limite riconosciuto, accettato, vissuto come 'seme che muore e porta frutto, e da vita nuova, nuovi germogli, trasformandosi....Bello così anche l'ultimo limite, la morte.

Bei momenti di 'radio Betania'... mangiando e presentandoci, magari con una parola finale come messaggio. Bellezza d'un cuore semplice....d'un 'lontano', d'un 'diverso' che sta in cammino di novità, e abbellisce la tavola comune..   Bellezza della convivialità delle differenze, di Abdul (mussulmano), immigrato in attesa di carta di soggiorno insieme a Simon(evangelico), a Bless (cristiano generico) e con Riccardo, (are chrisna...), Lucia (verso il buddismo), ecc.,

a tavola insieme sotto l'albero di Betania

Bellezza del peccatore che, riconosciuta la colpa “Felice colpa”, nel volto riflette il volto di un Padre-Madre di splendida misericordia.

Bello lo 'scartato' dai potenti, dai ben pensanti..rimasto con cuore puro, apprezzato da Dio e da chi sa vedere con occhio buono e sa condividere.

Belli i piedi di chi con tenacia e coraggio annuncia la pace. su alti e rocciosi monti, nelle fredde pianure del mondo, tra i dirupi di una politica 'sporca', di un'economia che uccide, che scarta

Belle le mani di chi continua a seminare nel pianto, di chi cura, accarezza e solleva i feriti, di chi raccoglie cantando e con speranza pur nel buio, ma verso l'aurora: artigiano di pace

Belle le orecchie di chi ascolta con pazienza e lascia entrare accogliendo con tenerezza e si lascia accogliere con misericordia...

Bella la bocca di chi reagisce, di chi grida, non volendo contribuire alla società dell'indifferenza; di chi canta le beatitudini con la voce, ma soprattutto con la vita, collaborando con tutti per la giustizia, pace e salvaguardia del creato.

Belli gli occhi lucidi, riflesso d'una luce interiore, di dolore da servizio umile e concreto, di benedizione accolta e donata senza barriere: E' cosa bella che tu esisti.

Bello il cuore dolce e umile,misericordioso, che perdona, che si fa molle per amore di maledetti...

Bello sei tu, Bambino di Betlemme (casa del pane), Uomo di Nazareth (villaggio qualunque), Servo per amore, Pastore (Bello), Crocifisso in dono libero di Misericordia, risuscitato 'Cristo' cosmico...

Tu, volto di Uomo vero, di Dio come ci è dato di 'vederlo, parlarne, seguirlo...

Bellezza unica e tenerissima, ancora e più misteriosa (ri-velata) che porta a compimento e fa vedere con occhi nuovi e apprezzare le bellezze evidenti, ma più spesso 'nascoste,' nel creato, negli avvenimenti, nei volti 'di chi è nel pianto, dei 'poveri cristi', dei 'maledetti' della storia...e fa fiorire la Vita Bella, ora e che viene...Bel Pellegrino con e in tutti i pellegrini del mondo!

G R A Z I E   P A S Q U A L E

(IL QUOTIDIANO RISORTO, CELEBRATO, VISSUTO NEI GIORNI 'SANTI')

Se 'facciamo memoria' della Pasqua ora, dopo 3 settimane, è proprio per aiutarci a vivere ogni oggi, in situazioni diverse, accogliendo lo stesso Spirito, il medesimo Sofio di vita che ci ha abitato e ci abita per 'seguire' ( 'Tu, seguimi...' a Pietro, III dom di Pasqua)) Colui che ha dato la sua vita per amore e ora vive....ovunque, in tutto e tutti, senza esserne limitato o racchiuso.

A Betania dunque o, come preferiamo dire ultimamente, al 'Luogo e Tempo Betania', abbiamo portato il quotidiano dei giorni normali e l'abbiamo vissuto con il tono pasquale, cioè di passaggio da morte a vita, da risorti, preparando insieme cibo e liturgie e servizi vari, in semplicità di condivisione fraterna e amicizia: celebrando con il 'gusto' di un quotidiano 'santificato'.

Questo il colore di fondo della settimana di Pasqua, in particolare il così detto triduo pasquale (in realtà sono 4 i giorni della Pasqua tra celebrazione della Cena Pasquale e domenica di resurrezione) con i tre gruppi Scout s (Verona, Monza, Brugherio) venuti a Betania poco prima della Cena ebraico-cristiana del giovedì santo, e con molti altri, da zone vicine e anche lontane, per con-celebrare, se così si può dire, i giorni della Pasqua.

Grazie, Signore!, dicevamo una volta. Così riprendo a dire oggi, a motivo della 'Grazia' che ci è stata concessa nel come abbiamo vissuto e viviamo il 'tempo pasquale' quest'anno 2016

Un grazie che un'anziana signora della casa di riposo ha detto con franchezza e con animo bambino (non infantile!) al gruppo Scout's di Brugherio che animava la nostra presenza tra gli anziani il venerdì santo, che risuona ora nel mio spirito verso tutti voi che avete condiviso, animato, vissuto con semplicità e partecipazione attiva 'i giorni e le veglie' della Pasqua con Gesù Fratello e Amico.

Grazie per la 'meraviglia' di giovani che accettano e s'impegnano a vivere i 3 giorni 'santi' nella Creazione, in semplicità e sobrietà, in condivisione fraterna e attenzione alle 'periferie' della società.

(La preghiera riportata in fondo dice un po' le intenzioni, la comunione ai drammatici avvenimenti sociali, politici, ecclesiali , e a quelli più nascosti ma positivi ) i

Grazie per chi ha donato il tempo e il suo carisma per 'animare' (dare un'anima) le Celebrazioni, i momenti di meditazione, di preghiera, di cammino ( Manuel, Loredana, Delfina, i vari capiscout's, Rosanna e Francesco....e ognuno....)

Grazie a chi nel servizio umile e 'santo' della preparazione del cibo, di altri lavori comunitari ha saputo dare un tono gioioso e fraterno...perché la 'Festa', la Preghiera fosse 'continua e di tutta la persona, spirito (cuore), mente (anima) e corpo, come dice il salmo 15(16).

“Per questo gioisce il mio cuore,

esulta la mia anima

anche il mio corpo riposa al sicuro.

Grazie, perché abbiamo 'toccato', respirato la Misericordia di Dio, Padre dal cuore di Madre, proprio anche in speranza, cioè il futuro che, nonostante la fuliggine che circola sul mondo ci da

orizzonti nuovi e 'forti' per un bene di tutti.

“Camminiamo cantando. Che le nostre lotte, le nostre preoccupazioni per questo pianeta, (per l'umanità in pericolo) non ci tolgano la gioia della speranza' (Laudato sì, 244)

Grazie perché dal vissuto di Pasqua ne nasce sempre una benedizione che possiamo irradiare su chi incontriamo, in particolare se sofferente, escluso....rifiutato....“E' cosa buona che tu esisti”.

Alleluia. Cristo è risorto, è veramente risorto evivo in mezzo a noi, con noi nei vari Emmaus e sulle differenti spiagge di un mondo che a volte fa di tutto per 'scartare' la vera Vita,la Luce vera, la Libertà bella, “mentre Lui ci conduce sempre a trovare nuove strade”

GUARDARE PIU' LONTANO E A FONDO

Sei in mezzo a noi, Signore.

Fa che ci risvegliamo alla tua

Presenza leggera.

Donaci di non essere indifferenti

davanti all'orrore, alle violenze,

ma, raccogliendo il tuo pianto

nelle lacrime dei feriti di ogni violenza,

riusciamo a guardare tutto e tutti

con il tuo sguardo,

che dissipa il male e guarisce,

il malfattore.

Tu hai portato luce nel cuore dell'universo,

hai riaperto le porte di mondi chiusi

da egoismi, orgogli e prepotenze,

risvegliando la primavera di fraternità.

Tu il germoglio di un altro mondo,

dove l'Amore produce vita, anche se in pianto.

Ma quanto morire perché la vita nasca!

quanto pianto e paura ancora!

E anche a noi, oggi dici:

Risollevatevi, alzate il capo imparate a

guardare più lontano e a fondo.

Neppure un capello del vostro capo andrà perduto.

Tu nato per narrarci che Dio

ha un cuore di bontà e tenerezza,

che tutti siamo fatti nella e per la misericordia,

allena il nostro sguardo a non ritirarsi da te.

Un'ansia di luce e tenerezza morda gli uomini

che non sperano più...

E sia misericordia, luce, pace e fraternità

O S P I T A L I T A -   R E C I P R O C A

               Ovvero: dialogo come costitutivo; differenze per andare oltre insieme;

               identità dall'altro, dal povero, reciprocamente.

       La recente festa della Trinità, una settimana con i miei Piccoli Fratelli in Francia in cui si è riflettuto sulle sfide della società di oggi e “Sono una missione in cammino” (non: faccio missione), hanno dato alle parole Ospitalità e Reciprocità sostanza e colori a tutto campo.

Trinità, difficile da rendere in parole e immagini, ma se si può dire qualcosa, parliamo di mistero di relazione: uno dall'altro, per l'altro, nell'altro, parliamo di diminuzione, di kenosi, di 'morte' buona che fa spazio, che fa esistere l'altro e anche se stesso in ospitalità e reciprocità di dono, di amore gratuito.

   In Dio dunque, -Padre dal cuore di Madre, Misericordioso; Figlio, Uomo e Dio, Fratello e Amico, Compassione; Spirito senza frontiere, relazione di Carità oltre ogni barriera,Consolatore-, c'è ospitalità reciproca, c'è ascolto, accoglienza, rispetto, dialogo; c'è perdita, c'è un morire che è dono e permette d'essere generato e generare in un mistero d'Amore pazzesco! (I teologi parlano di Trinità in se stessa)

     Questa ospitalità reciproca vale anche tra il Creatore e il Creato, tra Dio, Padre dal cuore di Madre e i suoi figli e figlie; tra Gesù Cristo e i suoi fratelli e sorelle, tutti; tra lo Spirito che soffia dove vuole e come vuole e tutti gli spiriti viventi che riempono l'universo.

Data questa ospitalità reciproca , in Dio dunque c'è il mondo, c'è tutto l'Universo, ma in Dio non c'è mondanità (cioè i metodi del mondo: mammona, dominio, violenza, individualismo, superbia...) e il Mondo, l'Universo è in Dio (panenteismo), ma il mondo non ha in se la Divinità.   Eppure proprio per questa ospitalità reciproca l'Uno diventa l'Altro, fa una cosa sola con l'altro, pur rimanendo Ospiti, nella sacralità della reciprocità ma con un cuore solo, se così si può dire. (I teologi parlano di Trinità economica)

Scusate questo parlare astratto...., ma permettete ancora qualche riga.

     Ospitalità reciproca, realtà di gratuità assoluta, è il Dna del mistero di Dio, dell'Umano, dell'Universo.   Tocca tutti gli aspetti della Vita, del vivere dalle Origini al Fine, riguarda la vocazione, la missione di tutto e di tutti. nel loro cammino già ora, nell'attuale paesaggio di colline e laghi, monti e mari, semi che solo se muoiono portano fiori e frutti.(fauna e flora, corpo e spirito, esterno interno, indigeni e immigrati ...Ospiti reciprocamente.);.e poi quando tutto sarà trasformato, continuerà il Cammino, poiché Dio è Cammino, l'universo è cammino in perenne Ospitalità reciproca pellegrina.

     Le sfide della società di oggi, detta postmoderna, invece di essere solo ostacolo e solo negative (come spesso sono viste), ci aiutano a rivisitare meglio la vocazione e la missione (ne parlavamo prima) di ogni umano, del cristiano.   Il denaro come idolo e fa divisioni, individualismi, morte; l'incertezza, la non esattezza in ogni campo (scientifico, filosofico, teologico....), la varietà di culture, di tradizioni a confronto sia nelle loro 'bellezze', sia nei loro limiti...ci impegnano in un 'dialogo' costruttivo e creativo; in cammino di crescita in Fraternità di Amore-Carità, in Relazione-Comunione nella convivialità delle differenze.

Che significa?

Dice Francesco da Roma: “Dobbiamo sempre ricordare che siamo pellegrini e che peregriniamo insieme. A tale scopo bisogna affidare il cuore al compagno di strada senza sospetti, senza diffidenze, e guardare innanzitutto a quello che cerchiamo: la pace nel volto dell'unico Dio. Affidarsi all'altro è qualcosa di artigianale, la Pace è artigianale (Aggiungo: la pace è ospitalità pellegrina reciproca). (E.G. 244) “E se realmente crediamo nella libera e generosa azione dello Spirito, quante cose possiamo imparare gli uni dagli altri.....Attraverso uno scambio di doni, lo Spirito può condurci sempre di più alla verità e al bene.” (246)

Al bando dunque ogni spirito di conquista, di imposizione, di “Io (noi)ho (abbiamo) la verità; via ogni 'conversione' alla mia cultura, alla mia religione, alla mia nazione....Nel rispetto delle diversità di tutti i tipi, nell'ospitalità reciproca, nella convivialità delle differenze ogni umano ha una vocazione e missione: camminare mano nella mano, accompagnandoci ovunque il viaggio ci conduca, aiutandoci a demolire muri di divisione, a scavalcare barriere, a costruire ponti, ad avvicinarci per vivere da fratelli con tutti.   Qui è l'Umano vero, qui è il Dio vero. Chi fa questo crede, perché, non c'è amore senza fede, non c'è fede senza amore: ospitalità reciproca!

Noi cristiani, non più buoni degli altri, ringraziamo Il Papà dal cuore di Mamma che in Gesù

si è svelato, fatto vicino e ha vissuto, fino a morirne, questa missione di pienezza di umanità.

                               +*+*+*é+*+*+*+*+*+*+*+*+*+*+*+

     Ospitalità reciproca, è il Dna dell'Eremo Betania?   Qualche passo tentiamo di farlo.

Intanto cerchiamo di non situarci come 'maestri', come 'proprietari' di verità, né di case o cose, né come 'propagatori' di religione o di Chiesa, bensì come fratelli e sorelle in Gesù, fratello universale a causa dell'Incarnazione, Amico universale a causa dello Spirito donatoci dalla croce.

     Di qui la porta aperta sempre, di qui chiunque viene è il benvenuto, il sentire che.gli ospiti sono dono e, arrivando con le loro ferite, portano anche la grazia della povertà in cui Gesù si nasconde, s'incarna.  

Doni di nuovi orizzonti di dialogo umano interculturale-religioso e ecumenico sono venuti dall'accoglienza e dal cammino insieme con Mor, Rachid, Soumia e il bambino appena nato e altri; così pure con Birgit, Karin,sorelle luterane, con gli amici ortodossi e tanti altri....

Cercare di tenerci per mano per avvicinarci di più tra noi, nel rispetto di religioni differenti, di tradizioni differenti con le loro 'ricchezze', ecco il nostro cammino a Betania.

Per questo le differenze invece di vederle come opposti (bianco-nero.....) desideriamo vederle come un andare 'oltre', un 'dif-ferire' nel tempo e nello spazio, cioé portare oltre, in Comunione piena.

     Abbiamo sperimentato questo dif-ferire, andare oltre' con Giuseppe (viene ogni tanto dalla comunità Talita Kum di Salsomaggiore):dal dono suo di umiltà forte e il suo lavorare contemplativo; e poi anche con il dono di veder spuntare Cristian, a volte sull'allegro andante, ma poter fraternizzare; lui sa di avere la pagliuzza nell'occhio mentre noi non ci accorgiamo della trave nel nostrro occhio che ci fa vedere lucciole per lanterne, credendoci migliori.

Negli incontri sul Vangelo del martedì (condivisione sul Vangelo di Giovanni, in questo periodo) e del giovedì (Lectio divina sul Vangelo della domenica) cerchiamo e crediamo nella bontà della reciprocità di riflessioni, nella condivisione di vita.....Così la Liturgia della Domenica, così nel gruppo FUG.....Condivisione, sobrietà e solidarietà. Tentiamo qualche piccolo passo anche a livello economico- A quando un fondo di Economia del dono, Banca del tempo, cioè tempo da donare...?

     Oserei dire che la solidarietà,a partire dai piccoli,dai poveri, è (e quindi dovrebbe essere per Betania e per tutti)il punto forte dell'ospitalità reciproca Grazie Alex Zanotelli per la tua testimonianza, il tuo rilanciarci su sobrietà, solidarietà....

Tutto il cammino della nostra redenzione è segnato dai poveri....Il Salvatore è nato in una grotta, tra gli animali..” (E.G. 197) “Siamo chiamati a scoprire Cristo in loro a prestare ad essi la nostra voce nelle loro cause,ma anche ad essere loro amici, ad ascoltarli, a comprenderli ed accogliere la misteriosa sapienza che Dio vuole comunicarci attraverso di loro” (198)

Qualsiasi comunità della Chiesa, nella misura in cui pretenda di stare tranquilla senza occuparsi creativamente e cooperare con efficacia affinché i poveri vivano con dignità e per l'inclusione di tutti, correrà anche il rischio della dissoluzione..” (207) Sono i poveri che in ospitalità reciproca ci evangelizzano, ci battezzano in Spirito, ci danno la scialuppa di salvataggio verso l'altra Sponda del grande fiume della Vita.

Qualunque sia il futuro di Betania, è importante che ancora ci convertiamo all'ospitalità reciproca, alla sua punta di diamante: l'accoglienza, il rispetto, la sobrietà, la solidarietà, come primo servizio dato e ricevuto dai poveri.  

Non c'è salvezza, non c'è Vita se non reciproca e per ospiti e pellegrini eterni.

Che il Vento soffi e il cammino si apra in Ospitalità reciproca.     Buon respiro estivo:

                                                                                                                                  Tommaso

Natale: La meraviglia di un abbraccio:

E   VENNE   COLUI   CHE   ABBRACCIA

Ecco il cuore del Natale:   Meraviglioso abbraccio che fa del Divino un Umano e dell'Umano un divino.

Trasfusione segreta di Linfa vitale in una grotta di Betlemme (casa del pane), dove Maria, donna di Nazareth, e Giuseppe della stirpe di Davide, abbracciano (tengono in braccio) il Bambino, pienezza d'umanità e di divinità.     Divenuto adulto,ma con il tono inconfondibile di Bambino, abbraccerà (prenderà in braccio) i 'piccoli' (Bambini), rivelando così il mistero di Dio , dell'uomo edell'Universo abbracciati, senza confusione, in un solo Spirito vivente.

“…...E venne, imprevedibile agli uomini, ma possibile allo Spirito, fratello Francesco, Vescovo di Roma, che presiede alla Carità.”.     Venne e subito 'abbraccia' la folla con quell'inatteso “Buona sera!” e “.. Prima che vi benedica, pregate per me...”.   Poi..., sceso dalla vettura, abbraccia concretamente e bacia bambini, malati, disabili, differenti per culture e religioni e stati sociali, credenti e non credenti....

Nell'attuale notte dei tempi spunta l'Alba sognata; le sue prime luci rosee e fresche inondano la terra, .la chiesa, l'umanità, Dio stesso.

Il sole ormai sorge e, come d'incanto, appare un evangelico volto di chiesa, di umanità, di Dio;

dei volti che portavamo dentro come in sogno, ma erano offuscati da nebbie o ci erano presentati mascherati e sgradevoli da catechismi, da tradizioni e proprio da chi più aveva la missione di testimoniarli.

Quale Dio, quale umanità, quale chiesa   ?

Ve lo dico con l'abbraccio e il bacio ai 'piccoli'; ai sofferenti, a ogni altro; così fratello Francesco di Roma.

L'abbraccio come primato; l'accoglienza a chiunque; l'uscire incontro a ogni figlio-fratello-sorella partito lontano; il dialogo come reciprocità in pari dignità di figli dell'Altissimo-Infinitamente piccolo....Poi, nell'amicizia, sciogliamo i nodi teologici, pastorali; ma sia sempre un 'poi'

Prima la persona senza titoli, prima la fraternità,prima l'abbraccio...Poi, alla tavola dell'amicizia, alla sosta del cammino insieme, approfondiamo.

Prima Francesco,fratello, uno di noi...poi Vescovo di Roma, Papa. Che rivoluzione i suoi abbracci!

L'onda di tali abbracci ha raggiunto anche l'Eremo Betania confermando e incoraggiando il caratteristico abbracciarsi che fa parte del nostro quotidiano, in particolare dell'Eucarestia, quando al momento della pace il tenero e caloroso abbraccio è accompagnato dalla parola: E' cosa buona che tu esisti.       “Abbracciate tutto e tutti: la creazione, l'universo, ognuno che arriva e/o passa,chiunque sia. Abbracciatevi e imparate ad abbracciare.”

Naturale è l'abbracciare, il lasciarsi abbracciare è istintivo nel bambino, ma 'bambini si ridiventa'.

Abbracciare è un'arte, è l'arte del vivere di fede, di speranza, di amore; doni offertici nell'abbraccio con cui lo Spirito ci avvolge e inonda, doni da accogliere e vivere responsabilmente.

Artisti un po' si nasce , un po' si diventa. L'abbracciare è dalla nascita, eppure si impara:

A Betania, quotidianamente abbracciamo volentieri e con semplicità, senza troppe preoccupazioni di distinzioni di sesso, di età, di etnie, di religioni.

Sul filo rosso dell'abbracciarsi, prima durante e dopo, sono fioriti i vari incontri, le varie attività (doni messi a disposizione da varie persone) che Betania offre

L'abbraccio corporale è 'sacramento' dell'abbraccio spirituale, degli abbracci tutti. Ma' in sé è ambiguo (ha varie, possibili significanze).  

Imparare e crescere come donne e uomini dell'Abbraccio evangelico, come Gesù che abbraccia i Bambini (e dice così di un Dio fondamentalmente Bambino), come il Padre misericordioso che esce e va incontro e abbraccia il figlio che torna e fa festa, è proprio la tela di fondo di quanto si vive all'Eremo Betania.

Nella Meditazione cristiana e riduzione dello stress, nell'arte dell'autobiografia vedo in particolare (ma non solo) l'attenzione a 'svuotare se stessi'.  Un abbraccio libero e liberante non è possibile quando siamo opulenti, pieni di noi..Con il peso del nostro io schiacciamo, invece di sollevare...E' dove termina il proprio io che l'altro inizia a esistere..Così è.   'Chi non rinuncia a se stesso, chi ama la propria vita....la perde'. Svuotare se stessi è anche un 'farsi o diventare l'altro, una umiltà grande, uno scomparire perché l'altro viva in me e io possa vivere in lui allo stesso livello di fratelli nel sangue di Cristo, fratello, amico, Signore.

Anche il Bibliodramma sottolinea questo colore, ma ne sviluppa un altro: 'l'accogliere l'altro(che è accoglienza della Parola,del Verbo fatto carne); accogliere l'altro è accettare il suo fondo oltre le esteriorità e le apparenze. Il suo fondo è il mio fondo. Richiede un continuo non giudicare...in cui do il primato all'accogliersi così come si è, prima di tutto,e riconoscendo in me e nell'altro una dimensione divina. Poi può venire la correzione fraterna, ma solo dopo. Appunto:correzione fraterna, reciproca; in cammino di conversione tutti e due.

Gli abbracci di Francesco di Roma profumano di accoglienza, di 'fratello di tutti'; lui un fratello, un cristiano come tutti, non in alto, non giudicante (Chi sono io....?); anche lui in conversione, peccatore che esorta l'abbracciato,abbracciandolo, al cammino di conversione.

I fine settimana per coppie sottolineano invece l'abbraccio come un 'andare insieme'. Per andare insieme è fondamentale ascoltarsi profondamente, è farsi vicini nell'amicizia.   Solo in un contesto di amicizia, alla maniera di Gesù, si può consolare, e, in una armoniosa empatia, perdonarsi e perdonare, fino anche a esprimere esortazioni morali.   Andare insieme è anche 'trasfusione reciproca di soffio di Vita, di speranza, è fecondarsi per un 'generare' umilmente vita, luce, gioia.

Non lasciamoci rubare l'abbraccio di Natale da nessuno, da regali sfarzosi, da mangiate stomachevoli, da fretta, da cani e gatti.....

Non lasciamoci rubare la gioia di abbracciare i 'Bambini', i 'Piccoli'

Non lasciamoci rubare la vera gioia di sobrietà, di condivisione fraterna, di accoglienza gioiosa dello straniero, di servire con umiltà e responsabilità

Sono questi abbracci, il grande 'regalo' del Bambino,' abbraccio del Papà dal cuore di Mamma a tuta l'umanità.

Buon Natale. Tenero e gioioso abbraccio a ognuno, a tutti!     Tom

Carissimi, in attesa di comunicare il programma completo dei corsi per coppie a Betania nel 2014, ecco il depliant del primo corso  "Incontrare la memoria familiare e scegliere la propria vita" che si svolgerà da sabato 4 gennaio 2014 ore 19,00 a lunedì 6 gennaio ore 16,00.
Nello spirito di Betania proponiamo a coppie di fidanzati, di sposi, di persone conviventi un tempo e uno spazio in cui favorire il dialogo e la comunicazione, in un clima di silenzio, in un luogo a contatto con la natura e con metodo attivo. E’ un tempo per prendersi cura di sé e della coppia. E' un momento di pace e di accoglienza per evitare al rapporto di coppia di inaridirsi, per gestire in modo positivo la conflittualità e per rigenerare la relazione.

Ricordiamo l'organizzazione:
 
- L’arrivo per l’ora di cena del sabato permette ai partecipanti di conoscersi e acclimatarsi.
- Con l’aiuto di tre schede, condivise nella mattina e nel pomeriggio di domenica e nella mattina di lunedì, il tema del corso è affrontato a livello personale e di coppia, per poi ritrovarsi in gruppo e   liberamente comunicarsi e scambiarsi le “perle” di coppia.
 
L’esperienza si conclude nel primo pomeriggio della domenica entro le ore 16,00.
Portare lenzuola e asciugamani.
Offerta libera per coprire le spese vive.

Un caro saluto e auguri sinceri di buon Natale e buon Anno nuovo!

Laura e Alberto
 
 

L E   A L B E   D I   B E T A N I A

   Il giallo-aroncione delle foglie , sugli alberi d'autunno inoltrato, risplende alla luce dei limpidi raggi del primo sole nascente. Un'armonia serena inonda gli occhi e il cuore, pur nella malinconia di un tempo che sa di caducità, di passaggio al freddo, a segni di morte,ma soprattutto sa di frutti dal gusto intenso venuto dal sole d'estate, e ancora sa di piccoli semi offerti alla terra madre , di speranza che attraverserà il gelido suolo d'inverno -di morte- e 'vede' e 'sente' già l'alba di germogli e vita nuova 'alzatasi' -ri-sorta- dal suolo per un cammino senza fine verso sempre nuove Albe.

                       Albe di Betania

.   Da primavera all'autunno, in piccoli gruppi, a volte tre o quattro, o anche da solo, ci siamo inoltrati, la notte ormai cadente, da Betania a S. Emiliano (limpida chiesetta romanica a 15 minuti di cammino) o sulla collina detta 'Monte alto' (20 e più minuti) o ancora alla Rocca di Manerba, a Sirmione (in macchina e poi ultimo km a piedi) per 'lasciarci inondare dalle prime luci dell'Alba e aprire la bocca in Ahah... al nascere del sole.

Tre minuti di parto prima che la rotonda sfera esca in tutto il suo cerchio di luce, sopportabile all'inizio e poi... lo sguardo scende tutt'intorno sulle illuminate e colorate creature: le colline, il lago, le case avvolte nel sonno saporoso e ormai leggero.

Il silenzio, così naturale in questo magico momento, la recita del salmo 103(104) aiutano a 'respirare ed accogliere' il Vivente, il Soffio d'Amore che tutto pervade.

Ecco, il salmista coglie gioiosamente il 'Tu' dietro e dentro tutte le creature e le avverte vive e ci aiuta a distinguere assai bene chi è 'contemplativo' da chi è solo un 'esteta', chi è pellegrino da chi è turista approfittatore..

     Non divorare l'alba, contempla

Il puro esteta, il turista approfittatore è un vorace, uno che divora le cose (anche le troppe fotografie!!), se non le trova belle le calpesta,.è spesso un egoista che vuole accumulare, un ricco che non condivide, dunque un ingiusto, non cerca l'uguaglianza, non si mette allo stesso livello

Il contemplativo respira, dentro e fuori, quel 'Tu' del salmo; a quel 'Tu' dà il nome di Dio, di Spirito, di Creatore...di Padre dal cuore di Madre....

Povero e libero che vede le cose come Dio le vede, il contempl' attivo avverte la creazione non come un oggetto distaccato da sfruttare e possedere, bensì come 'fratello' e 'sorella' da coltivare e custodire,da rispettare con cura e amore tenero, facendola vivere e di essa sobriamente vivendo. Nella vita quotidiana, nel lavoro avanzerà con passo, come e in Gesù, di fraternità, con una politica di uguaglianza, una religione non del giudizio ma della misericordia, non del possesso ma della carità, non del potere ma della solidarietà.

     Gesù è passato e continua a passare in mezzo a noi Fratello, Amico, Uno di noi.

Così Francesco, fratello di tutti, Vescovo di Roma. Quante volte ce lo siamo detti: Francesco cammina sui sentieri che sono stati quelli di Gesù, e aiuta l'umanità a percorrere la stessa Via.

Francesco ha abbattuto il muro o il piedistallo che separava il Papa dal popolo di Dio, dai laici, e sta mettendo in pratica quel 'Misericordia voglio, non sacrificio' che è l'essenza del cristianesimo, di una umanità autentica, divinizzata.

Una vera Alba per la Chiesa, per l'Umanità.  

   Ed è un'Alba così, 'gesuana-francescana', che desideriamo all'Eremo Betania:

Respirare,vivere, camminare alla presenza di Dio, da Gesù chiamato -e noi con lui, in lui-

Papà dal cuore di Mamma

Contempl'attivi si è e si diventa solo per Amore; non per luogo (monastero per es.), non per rito o regola, non per saperne di più degli altri.

Solo l'Amore illumina in verità. Dio è amore, Dio è Luce... Alba!

               Quando posso dire: è Alba, non più solo Aurora?

Un Rabbino ai discepoli: Quando puoi dire che l'Aurora è terminata ed è Alba?

Discepolo:                       Quando,scorgendo un'ombra lontano, posso dire: è un albero.

Altro discepolo:               Quando, scorgendo qualcosa che si muove, posso dire:è un animale.

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   Il giorno dopo, stessa domanda.

Discepolo:             Quando riesco a distinguere tra gli alberi e dire: questo è un fico.

Altro discepolo:     Quando vedendo un'ombra che si muove, riconoscendo che è un animale, riesco

                               a dire: questa è una capra...

Maestro-Rabbino: Bene, bene, ma non avete ancora raggiunto il punto.

                               Non è più aurora,bensì Alba quando, vedendo ombre lontane che si muovono,              

                               distinguo due volti umani e, pur non riconoscendo di che etnia, di che

                               religione...,dico senza esitare: Ecco mio fratello,ecco mia sorella.  

                             Allora è davvero Alba. Inizio di un giorno nuovo.

                 Albe di Relazione, di Armonia.

     Ogni Alba ha la sua veste di colori, è diversa dalle precedenti, è nuova pur nella sua Luce unica.

Ogni mattina è una sorpresa, segno di un Principio sempre nuovo, mai ripetibile, mai copia.

La luce dell'alba, del sole che sorge viene dal Silenzio, dalla notte, da un certo 'deserto'.....

E mentre la luce 'sale' o 'scende' sulle colline, sul lago, sugli alberi, sull'erba, sulle case...avverti che la comunione, la relazione, l'armonia che è dentro e tra tutte le creature t'invade, t' incontra e risveglia, spesso sanandone le ferite, l'armonia che è in te. Se tu 'ascolti', se 'accogli', se respiri e cammini con lo Spirito del Vivente che abita in tutto e tutti.  

“Beata te che hai creduto....La tua fede ti ha salvato” L'Amore c'è sempre, ci invade sempre; il Sole di Carità non manca mai (anche quando ci sono nubi)   La fede è la risposta, l'accoglienza del Sole che sorge ogni mattina

   Gruppi Parrocchiali (genitori e bambini), gruppo di 'camminanti' di Solesino, di famiglie solidali di Lodi, campo Mir, gruppi scouts, fine settimana per coppie, di bibliodramma, di meditazione cristiana; pellegrinaggio inter religioso e ecumenico; gruppetti vari o singoli....: in tutti il desiderio di vivere un quotidiano cantempl-attivo.

Qui all'Eremo Betania, un quotidiano molto simile al normale della vita ordinaria, ma con calma e amorevole cura nei piccoli lavori, nei momenti di preghiera e quella diffusa, nella responsabilità di preparare il cibo, di fare le pulizie, nell'attenzione e ascolto dell'altro senza giudicare, senza imporre....accogliendoci gli uni gli altri con misericordia e affetto.

E' questo un cammino che passa nel 'deserto', nel silenzio. Deserto e silenzio che sanno di 'nulla' a volte, di spogliazione, di 'notte'....E' nel vivere quotidiano che avvertiamo il deserto come nulla, luogo di paura, di orrore, come silenzio vuoto, individuale,come notte senza alba.

Le Albe dell'Eremo Betania, nei vari punti strategici, sono per molti l'inizio o il risveglio a dei cammini di relazione autentica, di comunionalizzazione, di armonia.

Quel sole che sorge ci ha diffuso nel cuore una parola di luce : “Sei amato teneramente”.

Tutti sono amati teneramente, ognuno è unico. Anche tu puoi amare teneramente, puoi amare tutti. Tu sei, nella misura in cui lasci scorrere l'amore, a partire dai vicini fino ai più lontani.

Solo lasciando responsabilmente scorrere l'amore verso gli altri puoi restituire l'Amore alla Sorgente d'Amore. Non c'è altra via.

   I raggi del sole si riflettono sul lago in una scia di splendore abbagliante; la vita ha ripreso il suo ritmo gagliardo, solo rallentato un po' dal calore estivo.

All'Eremo qualcuno, -pelapatate all'opera, zappetta in mano-, canta nel giardino del vivere quotidiano:  

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Che bello è lodarti Signore...Annunziare ogni mattina la Misericordia, la Tua Fedeltà nella notte.

Buona giornata, buon cammino......   Tom

Pellegrinaggio di pace 2013

Ripensando alle giornate del pellegrinaggio appena concluse il più immediato sentimento é un profondo senso di gratitudine e di pace.

Voleva essere un pellegrinaggio di pace, un cammino nel quale incontrarsi tra persone differenti per cultura, per religione, per provenienza, un’occasione per conoscere punti di vista altri, che difficilmente, senza un incontro diretto, a tu per tu, sono immaginabili.

Voleva esserlo e lo è stato: intenso, spiazzante, libero da schemi, commovente.

Provo a ripercorrerlo, “passo dopo passo”.

Sabato pomeriggio noi, pellegrini, siamo stati accolti presso il “Centre Europeen de Rencontre et de Ressourcement", il nome in lingua Francese già ci preannunciava il carattere internazionale dell’esperienza.

Il centro si trova nell'ex-convento francescano di San Tommaso a Gargnano, un bellissimo edificio dei primi anni del ‘900 affacciato sul lago. È animato dalla presenza di una piccola comunità composta da quattro persone: un sacerdote francescano, Bruno Ducoli e tre laici: Roberto Pozzo, Silvana Panciera e Piero Giorgi.

Quattro persone con una lunga e intensa vita spesa nella ricerca e nell’azione.

Bruno, Roberto e Silvana hanno vissuto insieme trent’anni a Bruxelles, dove hanno collaborato attivamente con tutte le istituzioni europee per promuovere una società interculturale. Nel 2001 giungono in Italia e dalla nuova sede continuano nell’impegno verso la costruzione di un’Europa multiculturale attraverso il dialogo interreligioso e le iniziative di impegno per la pace in quanto soluzione nonviolenta dei conflitti. Persone a lungo implicate nel sociale e nel culturale, ma convinte dell’importanza di coniugare la dimensione dell’impegno con quella della spiritualità, della ricerca del senso profondo dell’esistere.

Siamo stati accolti da tutti loro con la naturalezza di chi fa dell’incontro fraterno il suo pane quotidiano e, dopo averci fatti accomodare nello splendido giardino del convento, ci hanno proposto alcuni stimoli per la riflessione, ognuno dal suo personale punto di vista.

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Per loro l’accoglienza dell’altro è parte delle potenzialità umane, gli esseri umani nascono predisposti ad accogliere e a ricercare relazioni positive con gli altri, noi siamo “umanamente” portati allo stare in compagnia e alla vita sociale e abbiamo tutte le carte in regola per vivere in armonia. Affermazioni che suonano molto lontane dalla realtà che percepiamo e che ci viene proposta da Media, ma supportate, come ci riferisce Piero, da ricerche neurobiologiche e antropologiche. A rendere difficile la convivenza sarebbero condizionamenti culturali messi in atto con lo scopo di ottenere potere e dominare meglio sulle popolazioni di ogni latitudine del pianeta. Il motto latino “divide et impera” non sembra per nulla superato.

Nella nostra vecchia Europa poi, come ci riferisce Silvana, riportando le conclusioni di un recente convegno sul tema della convivenza fra culture diverse, a rendere problematico l’incontro con l’altro intervengono diversi fattori, legati alla storia del nostro continente, per secoli poco aperto agli influssi esterni e centrato sulla propria cultura e religione spesso considerate “migliori”di tutte le altre.

Bruno ci ha poi invitati a riflettere su quanto sia importante, prima di iniziare un dialogo interreligioso, il conoscere bene la propria religione, per evitare confusioni poco utili a un fecondo confronto.

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Portando con noi il dono di questi pensieri, ci siamo messi in cammino lungo i viottoli che circondano il convento accompagnati da Roberto, guida ormai esperta delle bellezze del luogo. Camminando ci siamo avvicinati gli uni agli altri per conoscerci e allargare i nostri orizzonti. Prima della cena abbiamo condiviso alcune delle nostre riflessioni: è stato uno scambio ricco e coinvolgente, ci siamo posti molti interrogativi, sollevato dubbi, cercato insieme vie d’uscita all’indifferenza, all’utilitarismo, alla superficialità che impoveriscono le nostre relazioni e ci rendono difficile incontrare autenticamente l’altro. Ci siamo chiesti cosa voglia dire Spiritualità e cosa la differenzi dalla religione, quali siano le tappe di un cammino spirituale che ci aiuti a riportare alla luce la nostra piena umanità. Un dialogo serrato a cui molti hanno dato il proprio contributo e che si è concluso con una preghiera dove si ricordavano e si ringraziava per tutte le forme di appartenenza religiosa.

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Non meno ricca di novità e di emozioni la giornata di domenica.

Ci siamo ritrovati a Betania intorno alle 10 accolti dall’abbraccio gioioso di Fratel Tommaso e Delfina, ma anche da un caldo tè alla liquirizia e da una gustosa crostata al cioccolato che ricordava i 50 anni di matrimonio di Roberto e Graziella.

Compiuto l’imperdibile momento dell’accoglienza , ci siamo incamminati alla volta della Monastero Ortodosso ai Morti della Selva di Padenghe.

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La cerimonia domenicale della comunità ortodossa dura circa tre ore, ma noi siamo stati gentilmente “dispensati”dal partecipare a tutti i riti, presenziando solo all’ultima parte. Conclusa la funzione, che ci è stato molto difficile comprendere poiché era in lingua rumena, abbiamo avuto la possibilità di incontrare sacerdoti e fedeli e di rivolgere loro alcune domande. Seguire, seppur per poco, la loro liturgia ci ha posto numerosi interrogativi e curiosità. Un mondo completamente diverso dal nostro si è presentato ai nostri occhi: colori, suoni, gesti che avevano un sapore “antico”, un ritmo lento e solenne, ma anche molto intimo. La chiesa è piccola e separata in due parti da un’iconostasi: struttura divisoria interposta fra la zona presbiteriale, dove si celebra l’Eucaristia, e quella riservata ai fedeli, di regola completata da immagini sacre (icone). Nella struttura sono presenti tre porte da cui entrano ed escono sacerdoti e diaconi.

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Alle nostre domande incalzanti i fratelli ortodossi hanno risposto cercando di esprimere, come meglio potevano in italiano, il significato dei loro riti e della loro tradizione. È stata solo un’introduzione al loro mondo che rimane ancora tutto da scoprire. Prima di ritornare a Betania li abbiamo invitati a partecipare alla Messa che avremmo celebrato alle 16,30 e siamo stati stupiti e felici di vederli arrivare numerosi all’appuntamento. Eravamo tutti molto emozionati, per me, e credo per quasi tutti, era la prima Messa “ecumenica”. Senza avere preso particolari accordi, ci siamo ritrovati a cantare, ascoltare la Parola, a condividere pensieri in un’omelia partecipata, com’è nello stile di Betania, a pregare insieme, a scambiarci un abbraccio di pace. In quell’abbraccio ha trovato modo di esprimersi tutta l’umanità di cui si parlava il giorno precedente. Abbiamo toccato con mano come la cura della dimensione spirituale, indipendentemente dalla forma religiosa che prende, o forse meglio dire: oltre la forma religiosa ci aiuta davvero a sentire “com’è bello e gioioso stare insieme come fratelli”. Dopo l’ultimo canto “danzato”abbiamo continuato il dialogo iniziato la mattina, condividendo un tè e un bicchiere di vino. Ci siamo salutati con la promessa di rivederci presto per non sciupare questa speciale occasione e per trovare il modo di proseguire “uniti” in un pellegrinaggio di pace che ci veda pronti ogni giorno, in ogni luogo a fare fiorire un’umanità accogliente.

2013-09-15 17.03.45

Per chiudere riprendo l’apertura del testo, ringraziando tutti quelli che hanno pazientemente e sapientemente organizzato, tutti quelli che hanno volontariamente o involontariamente partecipato contribuendo ad arricchire di doni l’esperienza dell’incontro e Chi, misteriosamente, non si stanca di tessere legami di solidarietà e di armonia fra gli uomini.

Elena

Celebriamo

Riflessione per la terza settimana di Quaresima, scritta da Alain Ragneneau,Piccolo Frtatello e consulente del programma Uzima (Vita) per le persone del HIV, a Kangemi, in una periferia di Nairobi    Ho visitato  (Io Tommaso) il centtro U_zima con Alain e mi ha colpito la serietà dell'mpegno delle malate (i)nel seguire il programma, nei lavori di artigianato....Davvero i fiori vengono fuori nei deserti, la speranza attecchisce nelle aridità....

 Mi risuona nella mente un detto africano come una sfida: “Gli dei sono un po’ folli e, se uno vuole veramente servirli come si deve, gli tocca essere anche un po’ “intossicato”.

 Se dovessi scegliere una pagina nei Vangeli, sceglierei la storia del padre che celebra il ritorno del figlio. Questa parabola in Luca continua a sconcertarmi, interrogarmi e provocarmi. Sfida ogni saggezza: come può un padre,senza una parola di rimprovero riprendersi il figlio che lo ha simbolicamente ucciso chiedendogli la sua parte di eredità benché egli fosse ancora vivo? Il padre che Gesù ci presenta non è ragionevole, è “debole”, e la sua “giustizia” è incomprensibile. Il suo affetto paterno lo acceca: possibile che non si renda conto quanto sono ambigue le motivazioni di suo figlio, che il ritorno a casa è indotto principalmente dalla fame e non dal dolore fatto a suo padre? Non è giusto uccidere “il vitello grasso” riservato per la riunione annuale della famiglia ed accogliere questo buono a nulla. Questo Dio che Gesù ci rivela sarà sempre scandaloso, sconcertante col suo amore fuori misura,così poco simile al nostro.

 Negli 11 anni passati accanto alla gente con HIV, sono stato testimone di una sofferenza nascosta – quella di Paolo. Paolo mi disse che era sempre stato fedele a sua moglie, che rimaneva nel loro villaggio per coltivare la terra mentre lui lottava in città per pagare le spese di scuola dei loro figli…fino al giorno in cui ebbe una storia con una bella giovane donna che fecce di tutto per “averlo”. Adesso egli pensa che volesse contagiare il più uomini possibili per vendicarsi dell’uomo che le aveva trasmesso l'HIV. Paolo, un uomo rispettato e per bene, non ebbe il coraggio di dirlo a sua moglie quando venne a casa per Natale. Dopo, era troppo tardi: lei rimase contagiata e trasmise il virus all’ultimo neonato. Certo, è “statisticamente normale” avere un’amante in città quando la moglie rimane al villaggio: a Nairobi la percentuale è di un uomo su tre. Però poi abbiamo a che fare con i piccoli esseri innocenti che cominciamo la loro vita con un tale handicap. Nell’adolescenza, si ribellano in silenzio e fanno domande imbarazzanti: “Potete dirmi perché sono nato con questo peso?” poche coppie ne parlano; ognuno porta la propria sofferenza in silenzio.

 Dove si può trovare la forza di parlare? Dove trovare occhi che capiscono, accolgono, perdonano e rinnovano la vita? Gli esattori delle tasse ed altri di poca fama ricercavano Gesù, per ascoltarlo, perché egli dava loro speranza, offriva amicizia e compassione, rinnovava la fiducia in sé stesso, apriva il futuro con un incredibile parabola sul Padre Misericordioso. Pur non negando gli errori e le colpe del figlio, questo padre ascolta le sua sofferenza e desidera ardentemente accoglierlo in una rinnovata comunione appena possibile. Non è un padre arrabbiato ma un padre addolorato, addolorato dalla triste esperienza del proprio figlio. Soprattutto è un padre che è felice di ritrovare il figlio vivo. È qui la “giustizia” del padre. “ Dobbiamo festeggiare con un banchetto il suo ritorno, perché questo mio figlio era per me come morto e ora è tornato in vita, era perduto e ora l’ho ritrovato!”1 È un’accoglienza illimitata del nostro Padre celeste che darà a Paolo il coraggio di affrontare la sua coscienza colpevole e di aprire un dialogo in famiglia. Paolo e molti altri saranno capaci di credere in una tale accoglienza se la sperimentano da noi, chiunque siano: un’accoglienza illimitata che non giudica ma li riceve con compassione nella loro umanità ferita.

A Pasqua, potessimo aprire le nostre porte e i nostri cuori ad una o uno delle nostri fratelli e sorelle feriti, senza chiederci il perché delle loro ferite2. Spesso, la mia scusa per non fare niente è che i “feriti” sono tanti e che accoglierne uno sarebbe solo una goccia d’acqua nell’oceano della miseria umana: poca differenza. Sì, ma farà una bella differenza per colui che è accolto. “Dio non aggiunge nulla all’amore fra noi; egli vi si manifesta” (Bellet). Lasciamoci “un po’ intossicare”, in modo da cambiare le nostre abitudini per poter accogliere nel giorno della nuova Vita una persona che non se lo aspettava più.

 Però, dopo aver fatto tutto il possibile, non è difficile trovarsi schiacciato dall’immensa folla dei dimenticati della storia, le vittime di istituzioni ingiuste. Come posso credere in un Padre Misericordioso per tutti? Come posso credere che la giustizia abbia la meglio3? Nella sua bella lettera sulla speranza, Benedetto XVI ci fa partecipi della sua convinzione:“La questione della giustizia costituisce l’argomento essenziale, o almeno l’argomento più forte, in favore della fede nelle vita eterna.”

 Pensando a questo mi ricordo di Ester, che è sparita dal quartiere alcuni mesi fa. Conosceva poco sua madre, suo padre per niente, e aveva dovuto sbrigarsela da sola. Chissà quante volte era stata molestata, stuprata e umiliata? Quando c’era lavoro, Ester lavava i panni, però tornava a prostituirsi quando doveva pagare l’affitto e le spese di scuola dei figli. Di certo, ha preso l’AIDS. La sua vita era instabile e lei cambiava casa quasi ogni mese e poi sparì. Sono fermamente convinto che c’è in Ester la possibilità4 per una vita più dignitosa, un’apertura al Mistero della Vita. Voglio credere che, per Ester e per tutti gli altri con una simile vita, diminuita, distrutta, e per chi ci ha lasciato, esiste la faccia nascosta della Vita, una dimensione più profonda dell’essere umano. Voglio credere che quello che ho “visto” non è tutta la loro vita, che finiranno per conoscere la bellezza della loro identità profonda nel Risorto, che i loro nomi verranno incisi nella “pietruzza bianca” dell’Apocalisse (Ap 2, 17).

 Nella Domenica di Pasqua, sarà la mia porta aperta a manifestare la Risurrezione e la giustizia del “Dio leggermente folle” di Amore. Maria, che nel Vangelo di Giovanni parli solo una volta per aiutare quelli che non hanno vino per la festa, dacci l’audacia di celebrare.

1 Bibbia Lingua corrente

2 non importa perché sono feriti

3 abbia l’ultima parola?

4 lo spazio

 TRIDUO PASQUALE

 Desideriamo viverlo in clima di ascolto, di meditazione, di meraviglia e di partecipazione al Mistero d'amore folle del Figlio dell'Uomo, Gesù di Nazareth, Fratello, Amico, Salvatore, Signore.

 Questi giorni speciali li vivremo in un ritmo 'normale' del nostro quotidiano (preghiera, lavori comunitari, camminate...) sottolineando però alcuni momenti forti con liturgie particolari secondo il 'mistero' del giorno.

Ecco gli orari dei momenti forti:

 GIOVEDI:

Ore 6,30 Camminata contemplativa

Ore 8,30. Lodi e Parola di Dio (Dacci il Pana, oggi....)

Ore 19,30 Celebrazione ebraico-cristiana della 'Cena del Signore' o 'Cena Pasquale'.

Dopo la cena, possibilità di 'compagnia' a Gesù.....fino alle 24.

 

VENERDI

Ore 6,30 Camminata contemplativa

Ore 8,30 Lodi e Parola di Dio (Passione)

Ore 15.00 Via Crucis preparata dagli Scout s.

In serata: Partecipazione in Parrocchia per chi lo desidera.

 

SABATO

Ore 6,30 Camminata contemplativa

Ore 8,30 Lodi e Parola di Dio (Resurrezione)

(Giornata di digiuno, cammino, silenzio)

0re 17,30 Preparazione veglia Pasquale.

Ore 22.00 Celebrazione Veglia Pasquale.

 

DOMENICA:

Ore 9.00 Lodi, Alleluia pazsquale.

Ore 11.00 S. Messa del Risorto.

 

E' Vivo, E' Vivo, E' Vivo . Un Soffio Leggero, un Vento Forte, una Cascata di Acqua viva, un Arcobaleno di Luce, Lo Spirito del Risorto, Gesù di Nazareth, inonda l'Universo....

 

'Non temere, Maria, sono Vivo e sono con te...Va a dirlo ai tuoi Fratelli, incominciando dal Vescovo di Roma (Papa)...al pastore luterano.... al monaco ortodosso...Che siano testimoni di gioia e di speranza nella semplicità e povertà' Un bacio di Pace e gioia, Alleluia!

 

 

 

IN CAMMINO, INSIEME, CON SPERANZA

 

Guidato da un 'piccolo fratello', siamo andati a visitare delle 'famiglie'.

Si passa in stradine più e meno larghe tra casette e baracche e quando piove bisogna cercare punti sporgenti su pozzanghere e così salterelli qua e là, come giocando. Entri in una specie di cortile, cerchi di farti largo tra indumenti stesi al sole puntando a tentoni verso la casa-baracca di Lucy e...,.

Famiglie?

La madre con i 4 figli (due di un padre e due di un altro) vive in una stanza che una tenda divide in giorno e notte. Il padre attuale ha abbandonato (?) moglie e figli e vive lontano nella regione dove è nato, ma ogni tanto, senza preavviso e senza soldi, torna...Non vuole farsi esaminare di H.I.V., mentre sono evidenti già i segni di AIDS.

Manco a farlo apposta quando bussiamo alla porta ci viene ad aprire proprio lui, il padre con due dei figli più piccoli “Habari zako?” (Come va?) “Nzuri” (Bene) “Venuto dalla tua regione lontana? Per molto tempo?” “Quanto Dio vuole....Chissà...domani...Non ho lavoro né dove vivo né qui...” Si parla di un po' di tutto. Il piccolo fratello è discreto nel dialogo, rispettoso.

“Essere pazienti e rispetto”, sono le due prime qualità del 'missionario', ricordando che ognuno di noi cristiani è 'missionario', ma non nel senso di conquista, come spesso è stato inteso, piuttosto di umile testimone di giustizia e di bontà. Mentre il fratello dialoga con il marito o quasi marito o un po' si un po' no...lascio liberi i pensieri:

La 'crisi' della famiglia non riguarda solo il Nord, l'Europa....è un vento che attraversa più o meno tutte le regioni del mondo. Certi venti soffiano ovunque: economia di disuguaglianza, il denaro (le Banche, al posto del bene comune, al posto di Dio) come riferimento e custode di tutto il vivere; diffusione di mezzi tecnici -cellulari...- con ricadute positive, ma più spesso devastanti…; individualismo emergente, chiusure in ghetti razziali, religiosi, culturali di fronte a una mondializzazione sentita come minaccia, più che favorire il bene comune. Gli effetti,le conseguenze hanno colori e dimensioni diversi, ma...il fondo è uguale.

Sono dei venti che sentiamo sibilare in Italia, in Europa, ovunque con tonalità drammatiche.

Ma qui in Africa -e lo costato in Tanzania e Kenya- , salta agli occhi la violenza di un sistema, di una società che mette sempre più distanza tra ricchi e poveri, evidenzia il disastro ecologico e sociale (vedi a livello di salute, di scuole pubbliche....quasi allo sbando), mentre 'il privato' favorisce una élite. Abbastanza evidente anche l'emergere di una 'chiusura' nella propria area di 'salvezza' da parte delle religioni, un non dialogo, una non collaborazione.

Dopo una buona mezz'ora di scambi, di tutto un po', di informazioni reciproche, salutiamo. “Tutaonana = Ci rivedremo” . “Oh,salutate la mamma e ditele di passare al Centro Uzima (Vita) , è importante per coucelling, medicine e lavori d'artigianato” I due ragazzini, che hanno seguito tutto il colloquio, apparentemente distratti, sorridono e salutano con occhi luminosi...

Per loro basta poco! Quel sorriso è una benedizione per noi!

A Uzima incontro persone stupende, cresciute in umanità attraverso sofferenze, e scopro i loro lavori d'artigianato pure meravigliosi: E' proprio vero che nei deserti fioriscono i fiori più belli....Ed è proprio vero che: “Se diciamo che diventare adulti è riconoscere di essere mortali (verso la vita), ci sono più adulti tra i malati di AIDS che tra gli altri”

Avevo ancora un po' di euro e volentieri li ho adoperati per acquistare qualche 'lavoro delle loro mani' ,mediante il quale cercano di economizzare, di poter ricominciare un'attività propria per vivere. Alcuni di questi lavori sono diventati piccoli doni, altri sono ancora all'eremo Betania....

Alain, da 11 anni lavora a Uzima,. Prendo da una sua testimonianza per esprimere al meglio alcune cose che ho avvertite qui in Tanzania e Kenya, in particolare a Kangemi (Nairobi) e Olerieni (Arusha) tra i vicini della fraternità, e poi durante le due visite all'opedale di Arusha dove ho incontrato la suora , Joyce e altri laici, alcune infermiere, il capellano..., tutti, in continuità con quanto facevo anni fa,si occupano dei malati per i loro bisogni del corpo e dello spirito.

 

Durante questo XXI secolo la metà degli abitanti dell'Africa vivrà in città, lontano dalla famiglia allargata, in una società multiculturale e multireligiosa....Ci sarà una diminuzione del numero dei bambini....Essere 'madre nubile' sarà una opzione accettata....;le coppie miste -sposi di etnie differenti- saranno più frequenti....per molte giovani educate, la professione sarà quasi importante come la famiglia. La concezione della vita di coppia cambia, evolve, ma per ora ho l'impressione che spesso le ragazze non vogliono vivere un matrimonio come le loro madri, mentre i ragazzi non si sentono così lontani dai loro padri. Ragazzi e ragazze non hanno gli stessi sogni..

Dopo aver molto lavorato con le donne per dare loro un posto più giusto nella società, bisogna ora lavorare insieme, uomini e donne, per una più giusta relazione uomo-donna. I grandi profeti di cui abbiamo bisogno in questo mondo moderno sono delle coppie felici, aperte, pronte a condividere la loro esperienza con i più giovani e a mostrare con la vita che, sì, è possibile amarsi in maniera profonda, durevole e gioiosa in questo mondo.

Le sessioni di accompagnamento individuale al centro Uzima continuano con le loro sorprese...

Ecco un incontro che mi ha fatto crescere in umanità:

Lei ha 24 anni, sposata da più di due. Quando ha detto al marito che era incinta, lui è scomparso.. E' venuta a partorire a Nairobi dove vive sua sorella. Due ore prima di dare alla luce una bella bambina le viene detto che è HIV positiva. Oggi la sorella l'ha accompagnata al centro UZIMA. E' scoraggiata e piange in silenzio.. Non piange circa la sua sorte, piuttosto è ansiosa di sapere se la figlia è sieropositiva. Non avrà la risposta definitiva che fra un anno e mezzo..

Sapersi HIV positivo è come entrare in un 'paese sconosciuto', dove si è persi e pieni di paura .Ma entrare nel programma UZIMA è come incontrare degli amici che hanno già vissuto,durante mesi e anni, in questo 'paese'.....Lei imparerà come andare avanti su questo cammino sconosciuto in un 'paese sconosciuto'....

Ma come accompagnarla nel suo cammino di sofferenza? Per me, le frontiere del suo nuovo 'paese' mi rimangono chiuse e mi denudano, rinviandomi alla mia fragilità e ai miei limiti. Come far fiorire la compassione ad ogni incontro, ogni visita? Compassione che conduce ad un ascolto rispettoso,aperto al silenzio, lo sguardo fraterno,il sorriso incoraggiante, la voce dolce mentre porta un messaggio indicibile: nessuna sofferenza è persa o inutile; un immenso calice raccoglie il sangue innocente. Le tue lacrime irrigano pianure fertili per la vita di tua figlia!”

Mi allontano dal centro Uzima salutando gioiosamente: il cuore aperto alla speranza.!

 

Al mercato coperto. Quando diciamo' coperto' immaginiamo un grande capannone in cemento o.. .Qui a Kangemi 'coperto' significa: specie di box attaccati gli uni agli altri e sopra i viottoli, che serpeggiano tra questi box-negozi,una specie di tetto in plastica che frena un po' l'eventuale pioggia, o difende dal sole cocente. Viottoli scoscesi, canaletti d'acqua che scorrono al centro, ma intasati di pezzi di plastica, di cartone.... Mentre stai attento di evitare... all'improvviso: “Habari zako?” “Ma tu qui?.” “”Hai visto Peter al Coro della Parrocchia Cristo il Re”? “Aspetta che lo chiamo...sentiamo...” e subito il cellulare all'orecchio mentre passiamo tra profumi di mango,colori di vitenge, rumori di pentolame in vendita...e musica quasi rap

Il cellulare: al mercato, sui 'matatu' (piccoli bus per la città), a scuola....il cellulare!

In Kenya 33 milioni di abitanti; 23 milioni di cellulari, dicono.

“Mi serve il cellulare”, mi dice Sara, che conosco dal tempo in cui, 10 anni fa, ho accompagnato il fratello malato di AIDS verso il passaggio definitivo. “Faccio dolci, chapati...e li vendo in un piccolo 'duka' (baracchino) lungo la strada, ma a volte dai supermercati o dei privati mi telefonano e ordinano dolci; non hanno più bisogno di venire a casa per ordinare...” . Un Masai, al mio fianco sul pulmino che mi porta ad Arusha, colloquia, probabilmente, con il fratello lassù sul Ngorongoro (il cratere, parco nazionale e meta di grande turismo)...Un ragazzino, vestito di stracci, appena fuori dal quasi cadente edificio scolastico, gioca con il cellulare.

Cellulare, simbolo di paradossi

.Paradossi di una società, di un mondo in trasformazione, ma che fa difficoltà a trovare le coodinate per un'umanità dove emergano ii valori più belli. Difficoltà di coordinate perché ci vorrebbe il sogno-impegno di tutti le genti comuni e il coraggio profetico di politici che decidono di cambiare davvero rotta, di rompere con la società, con l'economia attuale...e lanciarsi su piste di:

la persona prima delle cose, la relazione prima dei soldi....

Paradossi: Una società

che fa ricchi , pochi ricchissimi e genera poveri sempre di più, in numero e miseria,

che ha moltiplicato i mezzi di comunicazione e rende più isolati gli individui;

che globalizza tutto e fomenta razzismi,regionalismi stupidi...

che fa convivere religioni diverse e genera integralismi a fior di pelle e di teologie...

In Arusha ho visitato la 'mia donna', mussulmana, che mi aveva regalato anni fa l'anello per Natale, dicendomi: In Paradiso staremo insieme. Quasi cento anni, sempre a letto, seguita con amore da una nuora....Le porto un regalo e sento la commozione nella flebile voce: Asante Ndugu Tomaso. Yesudas, che mi accompagna, le dice con tono scherzoso: Ti ricordi di Tommaso e del fidanzamento eterno, e di me, che vengo a trovarti spesso, non ti ricordi il nome!

Quando anni fa il marito morì, al funerale partecipammo senza difficoltà di religione diversa. Ma anche ora constato che il vivere quotidiano e gli avvenimenti 'naturali' della vita (nascita, crescita...morte....) sono vissuti con normalità di rapporti 'fraterni',senza ostacoli di religione, mentre quando si va ai riti, alle leggi, alle teologie e gerarchie...ci si scontra,non si collabora.

 

Si, il tempo passa anche in Africa; è quasi venuto il momento di ripartire. In viaggio da Arusha per Nairobi, solo-solo come bianco, lascio ora la parola a Alex, piccolo fratello a Olorieni (insieme a Yesudas).

Nel taxi collettivo, mi ritrovo sulla strada tra Nairobi (Kenya)e Arusha (Tanzania). Siamo incollati gli uni agli altri. Il mio vicino ha i tratti tipici di un somalo. Ci sono dei somali nati in Kenya o in Tanzania o semplicemente in Somalia: difficile discernere la loro nazionalità....

Nel taxi ci si saluta, ma il mio vicino sembra stupito di trovarsi vicino a un bianco...Quasi subito incomincia la discussione sulla religione. Io sono “sul cammino della perdizione”, e cita delle frasi della Scrittura per mostrare che Gesù è un vero mussulmano; “non ciò che voi raccontate”. Per farla corta è la tradizionale apologetica islamica.. Una lunga conversazione, ma dopo ogni piccolo o grosso sproposito, riprendo con pazienza certi elementi non esatti.. Ogni tanto dietro a noi un altro passeggero interviene per difendere la divinità di Gesù, ma il somalo con un tono molto autoritario lo mette a tacere:”Non interrompermi, sto finalmente discutendo con un cattolico”.Capisco che per lui è qualcosa di molto importante; e il piccolo taxi diventa una parabola di questa umanità in cammino incollati gli uni agli altri.

Il tono a momenti rasenta l' aggressività, egli si stupisce che io non parlo come il pastore evangelico. Altra forma di fondamentalismo, quando i due s'incontrano sono scintille. Devo utilizzare tutte le mie risorse di pazienza, di buoni argomenti e di buon umore...La dialettica in lingua swahili per fortuna aiuta molto. Mi chiede dove ho imparato la lingua. “Sotto un albero di mango” Mi risponde: “Sotto un baobab”. Poi dice di essere stanco e s'addormenta...Finalmente!.

Non sempre evidente il dialogo, ma ne vale la pena.”

In particolare vale la pena il dialogo che consiste nell'operare insieme per la giustizia, misericordia, pace....., camminando tutti come fratelli davanti al 'nostro' Dio.!

Quanto dice Michea (6,8) vale per tutte le religioni o senza religione e traccia il cammino d'una fede che tutti unisce anche nella missione: “Uomo ti è stato insegnato ciò che è buono e ciò che il Signore richiede da te:praticare la giustizia, amare la bontà, camminare umilmente con il tuo Dio”

E qui siamo sempre agli inizi, tutti. C'è da resistere in cammino insieme....come diceva il grande presidente tanzaniano Nyerere: Umoja ni nguvu = l'unione fa la forza!

Meno religione e più fiducia in Dio, negli altri, quindi collaborazione con 'l'altro' diverso;

più Amore.

Questa la sfida che ci attende...In Africa come in Europa. In Tanzania come in Italia, a Mlangarini (Fraternità con i novizi, ricordate?) come all'Eremo Betania.

Di nuovo in cammino, insieme, con speranza:

Fratel Tom

Pace e gioia

Il tempo passa anche qui in Africa dell’Est, in Tanzania.   I ritmi sono in genere) piu’ lenti piu’ relazionali, salvo quando gli africani entrano nel giro di mercato, consumo, societa’ del denaro… Desidero molto comunicare alla ‘famiglia allargata di Betania’ agl iamici tutti (ospiti passati a Betania, amici del vicinato o lontani che ci seguono con simpatia…) qualche ‘colore’ di di questo periodo che avverto in continuita’ con cio’ che vivo e condivido con voi all’eremo.

Intanto riprendo qualche frase del ‘Diaro’ (lettere che ci scambiamo tra Piccoli fratelli per comunicarci il vissuto) inviato alla Fraternita’ centrale(Bruxelles) due settimana fa.

   “Vi scrivo dalla Tanzania, da Mlangareni. Forse vi sorprende il luogo, ma non è strano se viene da un fratello “pellegrino” e in situazione un po’ particolare. Da Padenghe – Eremo Betania – a Kangemi-Nairobi (per Natale stavo con Alain e Philippe) a Arusha / Olorieni (con Alex e Yesudas) il passo non è lungo. Oggi (02.01.2013) a Mlangarini, 15 km da Arsha, in campagna, inizio del Noviziato per Philippe (Polonia) e Gilles (Ruanda) con Georges come Accompagnatore. Abbiamo poche vocazioni, c’è da rallegrarsi per questi due Novizi e proprio qui in Afrca dell’Est, dove mi fermerò fino al 20 gennaio.

...Un ritorno al passato, ai fratelli di questa regione, agli amici tanzaniani per attingere “acqua fresca” proprio dove l’acqua è un problema, e reimparare le vie di relazione fra gente povera, relazioni facilitate o non ostacolate da troppe “cose”, troppi “vestiti”. Qui mi è ritornato subito alla mente il detto: « Dio ha fatto il tempo, ce ne ha donato molto … », così tento di mettere nero su bianco per un diario..”

Sono bastati pochi giorni qui per avvertire sulla pelle il soffio leggero e provvisorio dei giorni terreni, a differenza di come avvertiamo li da noi. Anche le zanzare che la sera senti ‘fischiare’ vicino all’orecchio o ne avverti la ‘puntura’ sulle gambe e che spesso sono causa di malaria mortale per bambini denutriti, dicono il provvisorio...). Siamo provvisori.Ecco:

= Ieri sono andato a un funerale (capita spesso)....”Mia sorella e’ morta ll’improvviso. E’ normale il morire”, mi dice il fratello. Si passa. Provvisorieta’.

= Sono andato a visitare i malati all’ospedale. La citta’ e’ cambiata, cresciuta in costruzioni, in macchine...in consumi (supermarket...), ma le condizioni dei malati all’ospedale civile sonio rimaste quelle di anni fa. A volte due malati per letto,medicine a caro prezzo....a volte non ci sono parenti, per cui niente cibo....   Una suora e alcuni laici organizzano i pasti per chi proprio non ha niente. Lascio un po’ di soldi.. Qui vorrrei fermarmi, ma ...Provvisorieta’

= Laggiu’ nella brughiera un alito di vento si spegne dopo solo 13 anni   Il nome?   Beh, il nonno si chiama Boniface. Boniface? No, piu’ conosciuto come Gengi, abita quella capanna.... La morte (sempre, ma piu’ ancora a 13 anni) occasione di incontro: le donne silenziose e sedute all;interno della capanna (fin quando ce ne stanno) e/o intente a preparare il cibo e altro; gli uomini, bastone in mano, come preoccupati di organizzare il funerale e a scambiarsi notizie; i giovani, intenti a giocare alle carte, magari schiamazzando ....

Incontrarsi e avere un pasto insieme non e’ forse l’anelito, la vocazione degli esseri umani?     Gesu’ che e’ venuto a portare a compimento il senso della vita umana, ne ha fatto un ‘sacramento’...un simbolo-segno vivo.   A Tavola, insieme per mangiare il cibo essenziale, il cibo di tutti, il pane di oggi e per domani...Mistero dell’Eucarestia celebrata proprio al ‘passaggio’ E’ normale passare, siamo pellegrini, siamo solo passanti, mi diceva ieri Aloisi, piu’ di ottant’anni...mentre riporta nella stalla le due caprette tenendole per la corda.

E parteeicpo alle Eucarestie: due ore tra danze, omelie, canti senza fine, annunci parrocchiali...

                                                 *******************

     Ancora prima dell’Aurora ho ascoltaro le stelle che parlano, a quell’ora, in silenzio camminando verso la luce del giorno, dentro la quale si nascondono, angeli presenti notte e giorno.   Solo il Buio rivela le stelle,gli astri, (crocedel sud, bella la’ in basso...), i mondi infiniti....che, se ti fermi troppo a mirarli e a pensarci, fanno girare la testa....Siamo provvisori, siamo pellegrini, una piccolissima cosa in cammino..

   “Philippe (Polonia) et Gilles (Ruanda), due vite giovani, aperte...due contineti diversi...due desideri di incontrare il Tesoro, di vivere veramente da vivi... Novizi.   Pellegrini e stranieri...Si, siamo in ogni luogo stranieri.   Il Noviziato e’ una ‘Notte’; realta’ di lavoro, di preghiera...piu’ in silenzio, leggerezza...notte che pero’ permette di vedere le stelle...la Stella che conduce a Betlemme...’la casa del cibo, del pane’.    Ho ritrovato e rivissuto l’ambiente del Noviziato\; lavoro manuale (imbiancare l’eremo) in semplicita’ e comunione con Gesu’ e con la gente attorno; preghiera personale e comunitaria; condivisione di vita tra noi (4, due fratelli e due novizi) e con i vicini (visite, presenza ai funerali, a momenti di gioia...).

Siamo piccola cosa, siamo pellegrini e stranieri...in cammmino senza fine tra galassie immense. Ma “Poiche’ e’ sufficente il niente   / di un se/   per fare l’impossibile qui /   prendi me per favore”        Ho sempre avvertito che il tempo di Noviziato sarebbe per me la ‘camicia’ ideale da indossare tutta la vita.   Semplicemente esserci/...Unica resonsabilita’ semplicemente esserci

Quasi 4 settimane qui in Africadell’Est: un bagno ,un po’ corto, ma rinforzante tra ‘Fratelli’ nei vari aspetti di fraternita’ (Piccoli Fratelli, i vicini della fraternita’, amici di passaggio...i poveri-malati nelle case, all’ospedale....). Ovunque ho avvertito la gioia del ritrovarsi, la sollecitudine dell’accoglienza. Accoglienza che riduce il lato oscuro di straniero..   Straniero qui in Africa, eppure ‘compagno di viaggio’ E mi ha fatto capire piu’ chiaramente che ovunque siamo stranieri, quindi anche a Betania.Stranieri per vivere l’Ospitalita reciproca.

Di cose da dirvi ne avrei ancora tante. A partire dal 28 gennaio, riaprendo l’accoglienza, arvemo l’occasione di rivederci e raccontarci’le meraviglie del Signore’.

Pellegrini in ogni tempo, stranieri ovunque,, chiamati a una fraternita’ d’amicizia, nel poco di pane e quel tanto di vino che basta per dare vita al mondo, a tutti.

Si, grazie al Signore-Fratello-Amico e ai fratelli per questo tempo qui in Africa  

Scrivevo nel Diario ai Fratelli:

Grazie è una parola fondam a Betania. Un’altra : È cosa buona che tu esisti. Ce la diciamo ad ogni scambio di pace. Qui in Africa ho sentito un’altra parola che specifica e allarga le due precedenti. Ad ogni nuovo incontro e in ogni circostanza rivolgiti all’altro (almeno con il cuore) dicendo: « Sei più buono (bello) di quanto tu stesso non osi crederlo ».

                                                                   Con affetto   Tommaso

Pace e gioia dall’Africa dell’est, cioe’ dal Kenya e Tanzania.

Pace e gioia, doni del Dio-Umano affinche’ diventiamo tutti Umani-Dio,

Vi giungano dai ragazzi e bambini delle strade di Kangemi  -Nairobi-,

Dalle folle che camminano, camminano senza fine tra le baracche di Korogocho

Dove ho partecipato alla messa oggi 23 con Filippo, un giovane polacco,

Novizio dei Piccoli fratelli di Gesu.

Pace e gioia dai miei fratelli –piccoli e pochi- che  anch’essi camminano senza fine

Contemplativi sulle strade delle città e campagne d'Africa.

 

L'Eremo Betania riaprirà l’accoglienza a partire dal 28 gennaio.

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Il mondo non è finito…glli anni passano, quello nuovo sia portatore di  Luce e Bellezza nella tenerezza e crescita in giustizia, responsabilità e bontà.

Fatel Tommaso

Ogni anno e' sempre nuovo, ogni alba e' e sara' sempre diversa, ha e avra' la sua bellezza.  In ogni giorno dell'anno che viene 'RIVELA AL TUO VICINO-PROSSIMO CHE E' PIU' BELLO DI QUANTO OSA CREDERLO' (J. Vanier)

PACE E GIOIA,

E’ l’ augurio per ogni giorno, in ogni luogo e situazione in cui ti trovi, in cammino verso il Natale del 2012,
con i passi della fiducia, della speranza e soprattutto dell’amore fraterno, dell’amicizia che porta alla luce,
qui e ora, il Bambino-Dio con noi.

Pace e gioia è l’augurio della ‘famiglia allargata’ (Betania associazione) e del sito dell’Eremo Betania che
continua, in veste rinnovata, proprio a partire dai primi di dicembre.

Pace e gioia che possono essere tradotte con l’altro augurio a noi caro:
E’ COSA BELLA E BUONA CHE TU ESISTi

Possa questa Benedizione risvegliare la fiducia e relazioni fraterne in ognuno di noi, in tanti, soprattutto se
sofferenti, disperati a causa di crisi economica, di separazioni e vioelnze.

“Che il vento dello Spirito-Amore soffi leggero e robusto alle nostre spalle, che il Sole risplenda sui nostri
volti affinché riflettano Luce, che la strada si apra all’arrivo del Natale, e che il Papà dal cuore di Mamma ci
tenga nel palmo delle sue mani”

Fratel Tommaso