Domenica mattina. Alla richiesta di Michela, già prima di arrivare in Togo, avevamo deciso di celebrare l’Eucarestia nel territorio di Callixte -un vero ‘guru ‘nella sua religione animista, conosciuto in tutto il villaggio e oltre-. Lo sguardo si posa subito sulla bella capanna-tempietto per i riti Voudou, la capanna di Callixte, Michi e Maya, poi altre due capanne, una per la prima figlia Reine (quando c’è), una per gli ospiti, una cucina a fuoco di carbone o legna, un recinto per la notte delle capre e delle galline, mentre il gallo, già dalle due, fa sentire il suo chicchirichì;           più lontano una confortevole  ‘pagoda’ alla confluenza di due ruscelli. Al centro un ampio spazio polivalente con tettoia. Celebreremo qui la preghiera del Grazie (Eucarestia). Callixte ha dato a questo luogo e all’associazione il nome AGBEMO = La via della Vita.

Via della Vita. È proprio su questa via che desideriamo camminare e situarci con semplicità e discrezione per la preghiera insieme. Preparandola, ci sono venuti in mente alcuni segni ‘interreligiosi’ proprio perché naturali e significativi per tutti. Ne abbiamo scelti tre: il profumo d’incenso, l’aspersione con l’acqua, la luce di tre candele. Prevista per le 10, verso le 10,45 il vero inizio della celebrazione. Attendendo l’un l’altro, c’è possibilità di accordarsi sui segni, sui canti e danze che accompagneranno lal liturgia.

Iniziamo utilizzando il segno dell’incenso, ci serve anche per presentarci, conoscere almeno il nome di ognuno. Sapendo che quando un bambino nasce gli viene dato come primo nome quello del giorno della settimana in cui è nato, avevamo già preparato una ciotola piena di sabbia con sette incensi per indicare la settimana della Creazione e farne memoria: Chiediamo ad ognuno il suo primo nome. Ci sono tre Lunedi (kodzo), cinque martedì (Komla)…. Alla lettura del racconto della Creazione i Kodzo (lunedì) accendono il primo incenso, i Komla, (Martedì) il secondo e così fino al settimo giorno, dando senso al vivere quotidiano e lode allo Spirito di Cristo univesale, come preghiera che sale nel profumo d’incenso all’Altissimo. Non ricordando il mio giorno di nascita, mi sono inserito nel settimo giorno, la domenica, giorno di riposo, di ‘assemblea-comunità’ in festa per il Signore risorto- Una danza gioiosa e vibrante accompagna e conclude questo primo momento.

Segue, a breve distanza, un altro segno ‘naturale’ e di comprensione immediata: l’aspersione con l’acqua: Riconosciamo che Dio ci ama; avvertiamo che l’acqua è Vita e con l’acqua di Vita veniamo purificati, lavati dal male o da quel non-amore verso gli altri che ci fa stare nelle tenebre. Quest’Acqua di Vita è lo Spirito di Cristo, morto per amore e risorto, in cui i cristiani sono battezzati con Acqua e Spirito, ma sono lavati e amati tutti quelli che operano il bene.  L’aspersione dell’acqua è abbondante e su tutti; i nostri oscuri volti si schiariscono di gioia.

Come letture ho scelto, con approvazione di Michela, due brani che ritengo adatti al luogo, alle persone e al momento che stiamo vivendo: 1 Cor, tutto il capitolo 13, Inno all’amore e  Mt 5,1 A12, Le Beatitudini.

Più facile di quanto pensavo la comunicazione e condivisione dopo le due Letture. Non tutte le persone presenti capiscono e parlano il francese, ma un partecipante all’Eucarestia mi ha aiutato molto traducendo i miei interventi dal francese nella loro lingua locale e viceversa.                                    Dio è Amore, Amore e Vita per tutti, è Fraternità da ricevere come dono e da costruire.                        Noi siamo tutti fratelli per nascita, ma viviamo in situazione dove regna la divisone, l’io prima dell’altro, anzi spesso contro l’altro.

Qui siamo in territorio animista. Questa mattina ero a messa in Parrocchia cattolica. Due liturgie diverse, due sentieri diversi di ‘incontrare lo Spirito’. Certo, ho partecipato con gioia alle due ore e più di preghiere, di Parola e parole, di canti e danze, di bei segni, come l’abbondantissima aspersione di acqua su tutti i fedeli, tanto che delle ragazze hanno poi passato il panno per asciugare il pavimento. Con particolare attenzione ho ‘fatto la comunione’ con il pane-corpo di Cristo….  Da Callixte non ho partecipato tanto ai riti (anche perché lui non c’era a causa di visite mediche in Italia per gravi motivi di salute); ho meditato in silenzio nel tempietto, mi sono tolto sempre i sandali per avvicinarmi al luogo sacro.

Preferisco, senza dubbi, la liturgia cristiana ai riti Voudou, ma sempre e solo religione è.   Come se la verità stesse nelle religoni.  La Verità!  Guai a chi  la possiede,  guai a chi la riduce a definizioni, a comandamenti….Uno solo è il comandamento, disse Gesù a chi lo seguiva, in uno degli ultimi giorni della sua vita terrena.

‘AMATEVI, AMATE TUTTI, COME IO HO AMATO VOI’.

E per capire meglio: Non c’è amore più gande che dare la vita per i propri amici ‘

Con una esclamazione popolare direi: ‘Ammazzate oh’.  Mica cosa da poco! E di colpo situa tutte le religioni, tutta la ricerca di Dio su una luce che non è intellettuale, non è moralistica, non è di conquista, non è di soli riti, bensì di accoglienza di ‘un mistero d’Amore’ da cui veniamo e risposta d’Amore.

Vedo che molti annuiscono a queste affermazioni e uno dei partecipanti interviene: noi qui chiamato questo luogo: Agbemo, via della Vita, sentiamo che vale quanto dire via dell’Amore, avvertiamo che siamo tutti uguali davanti a Muagà, cioè Dio onnipotente…. Un altro, della chiesa evangelica, interviene: Quello che Gesù ha vissuto non è forse via d’Amore?

La celebrazione del banchetto d’Amore (la Messa) continua con l’offertorio accompagnato da una vivace danza.

Accendiamo anche tre candele, tre persone di differente etnia, religione, cultura. Offriamo i cammini differenti e chiediamo che siano trasformati in unità di cuore, di sentimenti, di azioni pace nella convivialità delle differenze.

Laudate omnes gentes, laudate Dominuam….Lo cantiamo, lo riprendiamo al termine dell’Eucarestia, dicendoci e respirando la correlazione con l’umanità tutta, con le creature tutte.

E, danzando, continuiamo  con pane e nutella (portata da nonna Teresa per Maya e tutti i bambini), con  riso e sugo di verdure e (altra  eccezione straordinaria) con parmigiano reggiano; Di fatto è interscambio anche di cibi, mentre noi adulti beviamo un po’ di ‘soda B’, l’alcool  locale comprato dai vicini e che aiuterà le danzatrici, una in particolare, ad andare in trance nella frenetica danza  che conclude la mensa solidale….

Qualche danza ancora. Il pomeriggio avanza verso sera. I corpi sono stanchi, lo spirito ancora vivo.

Oltre le capanne, dove il sole si immerge tra le fronde dell’albero grande dietro al tempietto animista, una dolce luce ocra porge il saluto di arrivederci al giorno che si fa notte.  Nell’aria cangiante e più leggera per il sole che scompare, si respira un profumo di sana amicizia appena nata fra neri e bianchi, tra religioni differenti, tra culture apparentemente incompatibili, con il grazie per una gioiosa convivialità delle differenze.

Dopo una tisana pre-notturna, un bel abbraccio per una notte serena e riposante.          Tom