Amo il silenzio.

Qui in particolare, da quando ho messo piede su questa terra del Togo. Sono venuto senza tanti programmi, senza tante aspettative, ma con sincero spirito di scoperta, di ascolto, di vedere con occhi di neofita e meravigliati, per eventualmente imparare cose “Nuove fin dalla fondazione del mondo”, ma più evidenti qui in terra d’africa occidentale, fra queste popolazioni di tradizione animista, violentate nei secoli e ancora oggi da un atteggiamento dominatore, da un economia di potere, da una religione spesso di conquista.

Porto il mio cellulare in mano e ogni tanto fotografo come in silenzio, quasi di nascosto per rispetto, per una documentazione discreta ma più vicina possibile nella realtà nella quale mi trovo.

Ci sistemiamo intanto nelle capanne, ce n’è una anche per me, ma ho portato una tenda he lascerò qui.

Mi faccio aiutare da Prince e altri che non conosco ancora. La prima notte dormirò in tenda, poi si vedrà; in tenda perché sarò più al sicuro dalle zanzare portatrici di malaria.

Prima sera, prima minestra di verdure cotte al fuoco di legna o meglio di carbone. È già buio. Sono le 18,30.

Ottima la minestra. Fidel e Prince, i due figli adottati da Callixte, preferiscono la polenta, tipico piatto locale.

La prepara Fidel, che, davvero fedele come dice il nome è lavoratore umile e bravo. Laverà anche i piatti.

A cena c’è anche Jo, insegnate di tecnica. Parla un francese ottimo; incominciamo a dialogare.

La conversazione continua dopo cena, lui ha desiderio di conoscermi, di diventare amico, lo stesso vale anche per me.

Di fatto è come se fossimo amici da tanto tempo, questo anche a motivo del luogo in cui troviamo e per la presenza di Michela e Callixte da due anni.

Abitare un luogo “Straniero” semplicemente per viverci con la famiglia, cercando le modalità di condivisione, di integrazione reciproca, di diventare amici veri, è Via della Vita per tutti. Che fatica! Quante diminuzioni, quante rinunce, quanto lavoro educativo con se stessi, con gli altri… ma anche quante relazioni belle, quanta vita meno frenetica, quanti pasti più essenziali e salutari, e di fondo quanta Gioia.

DIALOGO.

Con Jo, mentre gli altri sistemano le cose e si ritirano piano piano, riesco, credo, a metterlo a suo agio per un dialogo confidenziale e sincero. Cosa non facile qui, “un nero a confronto con un bianco”, e la situazione politica attuale.

Alcune notizie e conclusioni, senza pretesa di precisione assoluta di certezze indiscutibili.

Siamo nel villaggio di Goviè, direi 1500 abitanti circa, ma anche il parroco del villaggio non sa la cifra esatta. Ci troviamo nella prefettura di Kpelè, il cui capoluogo è Adeta, piccola cittadina a 2 km da Goviè, dove andiamo spesso per la spesa e la connessione internet.

Il Togo ha una popolazione di 8ml di abitanti e si estende in una lunga striscia di terra dall’oceano alle savane del Nord, al confine con il Bourkina Faso. A est il Benin a ovest Ghana. La capitale è Lomè, che conta circa 1 ml e trecentomila abitanti circa; Pur sé di un piccolo stato è una metropoli movimentata e un po’ confusionaria come tutte le metropoli africane, ma, a un primo riscontro meno frenetica di metropoli come Nairobi nell’Africa dell’est.

La popolazione si compone di circa 40 etnie differenti, ognuna con la propria lingua e cultura; le principali sono le etnie Ewè, Kabyè, Kotokoli, e Moba.  La lingua ufficiale è però il francese che viene insegnata nelle scuole a partire dalla primaria, frequentata però solo da un 60% di popolazione.

Per quanto riguarda la salute, il servizio medica lascia parecchio a desiderare; in ogni prefettura c’è un’unità sanitaria che non copre tutto il territorio, e molte delle prestazioni sono a pagamento.

In quanto alle religioni sono tre le principali: Animismo, Cristianesimo e Islam, non ci sono lotte di religione.

Da un punto di vista politico possiamo parlare di una repubblica democratica presidenziale con elezioni popolari, ma di fatto, una Presidenza di famiglia, da padre in figlio sostenuta da un buon “poter militare”.

Il presidente attuale è Gnassingbè Essosimna Faure (2005/2020) figlio di Gnassingbè Eyadema  (1967/2005), a cui è dedicato l’aeroporto.

Prossima elezioni 22 febbraio 2020; fra la popolazione si sente parlare di possibile sommosse e manifestazioni violente, per cercare di rovesciare il sistema.

Dal colloquio con Jo emergono altre opinioni personali, ma che possono ritenersi abbastanza generali:

1 – I togolesi sono in generale un popolo pacifico, di tendenza moderata; certo ci sono delle eccezioni, le ragioni delle quali sono da ricercarsi i un passato coloniale e in situazioni di miseria.

2 – I togolesi sono un popolo intelligente, mentre gli europei o bianchi sono intelligenti e astuti. Purtroppo è l’astuzia che domina il mondo.

C’è uguaglianza tra i popoli? A dire il vero no.

C’è un impegno di vera fraternità fra le genti?

3 – Nel passato gli schiavisti hanno segnato a sangue la nostra terra e purtroppo un certo tipo di schiavismo continua, attraverso il potere economico, la produzione di armi e relativa vendita, il rifiuto di accogliere gli immigrati in Europa.

4 – Ma da voi in Europa la retribuzione del lavoro è buona, se hai uno stipendio puoi condurre una vita normale, mentre qui da noi non è così.

Sono le 22, le 23 ora italiana. E’ tardi ma Maya, salta ancora sulle spalle di Jo.

Maya, tra neri e bianchi, qui e là, un bellissimo volto e colore di pelle, una sfida a crescere italiana e togolese, o meglio con una identità meticcia. Compito e impegno non facile anche per i genitori per accompagnarla e sostenerla educativamente in una consapevolezza di non inferiorità né di superiorità con gli altri.

Un vivere quotidiano qua e là con possibilità di imparare più lingue e conoscere nuovi cammini, ma fra incertezze di valori e di non facili scelte sul cosa e sul come fare.

In tutto, come per ogni persona per ogni famiglia, per ogni comunità, in ogni parte dell’universo, rimane che ciò che conta è l’Amore, crescere nella via dell’Amore, che è scritto nel profondo di ogni bambino che nasce; ma c’è da tracciarci un sentiero nella foresta della vita togliendo rovi e fronde, scavalcando pietre apparentemente preziose, che sono di fatto d’inciampo, imparando l’artigianato di fraternità nella convivialità delle differenze, nel rispetto di ogni altro, ritenuto almeno uguale se non  superiore.

Tom